Fantastico italiano VS fantastico italiano

8 07 2008

puUno scontro tra titani? (magari!). Ok, torniamo seri per un momento. Recentemente alcune riflessioni e discussioni interessanti su questo genere letterario sono apparse nel blog di ALIA evolution, in quello di Davide Mana ed in quello di Massimo Citi (ma pure in altri). Segno che l’argomento viene ritenuto un punto cruciale da molti.
A monte, anche una vicenda personale. Qualche giorno fa un autore di fantastico italiano (e non certo uno sprovveduto) in riferimento ad un evento di lettura pubblica di testi sottolineava come, ad esempio, i racconti degli scrittori italiani di ALIA pur essendo molto interessanti e notevoli risultano complessi per il pubblico medio di questo genere e quindi difficili da proporre (per non parlare di chi ne e’ a digiuno). Da un analogo discorso fatto con Citi e’ emerso un punto similare. In sostanza, per farla breve, pare che in Italia esistano oggi in realta’ almeno due modelli di fantastico. Il primo, che vede ora puntare le grosse case editrici su autori molto giovani e che si rivolge essenzialmente ad un pubblico di adolescenti con un bagaglio di letture piuttosto definito e limitato ad un certo genere, di discreta o buona popolarita’ e che, in altri paesi, potremmo tranquillamente definire letteratura YA (Young Adult) o Light novel (anche se, personalmente, ritengo questo genere nipponico piu’ complesso del fenomeno presente nel panorama italiano) il quale, per la particolarita’ del mercato italiano dove i grossi editori non hanno piu’ vere collane per ragazzi dai tredici ai diciotto anni, finisce per mescolarsi alla letteratura adulta creando una certa confusione. Il secondo invece e’ composto da romanzi e racconti fantastici di autori molto colti (Catani, Vacca, Aldani, Arona, Lanza, Defilippi tanto per fare alcuni nomi) e quindi di piu’ difficile diffusione tra un pubblico di lettori come il nostro poco avvezzo ad un certo tipo di narrativa speculativa e complessa con riferimenti profondi che richiede uno sforzo maggiore (considerando poi che il 60% degli italiani non ha letto un libro nell’ultimo anno e non si possono certo definire lettori forti). Quest’ultimo viene inoltre penalizzato dal fatto che, seppure possa essere ricondotto e sicuramente rientri in quella che viene definita letteratura alta (e’ qui interessante notare come alcuni scrittori e lettori giapponesi che hanno avuto occasione di leggere qualcosa dei suddetti autori considerino tali opere frutto di una letteratura di tipo intellettuale), esistendo nel nostro paese a livello accademico e di critica una diffidenza ed un pregiudizio radicato verso tale genere ritenuto “poco serio”, si trova in una posizione simile a quella tra l’incudine ed il martello. Non esistono infatti qui riconoscimenti come il giapponese Premio Naoki che viene conferito alla letteratura di genere intesa nella sua essenza piu’ ampia e che quindi valorizza anche opere ibride tra i vari filoni ed al limite del “mainstream”. Assurdo ipotizzare che in Italia, per dire, un’opera di SF possa vincere lo Strega od il Campiello. Cosa che invece e’ avvenuto nel paese del Sol Levante con il Premio Akutagawa (il piu’ “mainstream” dei riconoscimenti letterari nipponici). Rimane pertanto apprezzato da un piu’ ristretto gruppo di lettori forti e con un gusto per la letteratura raffinata.
Inoltre, tra il primo ed il secondo modello, si riscontra una certa incapacita’ di dialogo. Quando non ci sia addirittura la percezione di uno scontro generazionale.
Probabilmente buona parte di queste problematiche nascono dal ritardo che ha la letteratura italiana nell’aggiornarsi ed adeguarsi a mutamenti nelle categorie e nei generi che in paesi con editorie forti sono ormai in atto almeno a partire dagli anni novanta. Si’ e’ quindi in una situazione caotica che ingenera atriti ed incomprensioni.
Sta di fatto comunque che forse non dovremmo probabilmente parlare di un unico fantastico italiano, ma di piu’ letterature fantastiche che agiscono in fasce estremamente differenti e ciascuna con proprie particolarita’.

Immagine: La Battaglia di San Romano, Paolo Uccello


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10 risposte

9 07 2008
matteo

“…Probabilmente buona parte di queste problematiche nascono dal ritardo che ha la letteratura italiana nell’aggiornarsi ed adeguarsi a mutamenti…”

io estenderei i problemi nell`aggiornarsi ed adeguarsi a mutamenti a tutto lo Stivale……

9 07 2008
alladr

secondo me è una questione più complessa, ad esempio il fatto che esistano autori stranieri che scrivono fantascienza di un certo spessore (in questo momento mi vengono in mente solo greg egan e… l’autore di snowcrash, ma ce ne sono di certo altri) e che tutto sommato vendono e piacciono la dice lunga anche e soprattutto su quel che gli italiani pensano degli italiani. o anche il fatto che storie fantasy come la trilogia degli antenati di calvino e storie sci-fi come ticonzero non vengano etichettate come tali (perché calvino appartiene a quel novero di grandi autori che non possono essere corrotti dai generi).

mi viene quasi il sospetto che sapendo gli italiani come vanno le cose in italia non si fidino degli altri italiani. e… be’, davvero ce la sentiamo di dargli torto?

9 07 2008
Maxciti

Hai messo letteralmente il dito in un vespaio, caro Maz. Il fantastico in Italia non ha mai messo in realtà radici e anche gli autori più noti che l’hanno frequentato – a parte il solito Calvino, mi viene in mente Buzzati – sono stati degli outsider amati da parecchi lettori ma senza aver lasciato dietro di loro alcuna eredità. La situazione adesso è semplicemente grottesca, ma molta della responsabilità è degli editori nazionali che non hanno mai ritenuto fruttuoso investire sul fantastico italiano. Mondadori ha compiuto alcune scorrerie (che hanno fatto più male che bene), Fanucci ha completamente ignorato l’esistenza degli autori italiani mentre la Nord della gestione Viviani ha puntato, nella sua ultima fase, su una serie di autori immaturi finiti quasi tutti nel dimenticatoio. Strazzulla e Troisi non sono il nuovo fantastico italiano ma semplice repliche autarchiche del fantasy anglosassone, tirate fuori adal cilindro

9 07 2008
Maxciti

… chiedo scusa, non avevo finito ma mi è scappato il dito…
dal cilindro – dicevo – avendo ben presente che sarebbero comunque costate molto meno di un autore tradotto. Sono una moda volatile, non una tendenza e meno che meno una scuola o un filone. Sono perfettamente replicabili e sostituibili, infatti. E senza un lavoro di editing molto invadente non sarebbero mai arrivate nelle librerie.
Personalmente non credo, comunque, che i lettori siano tanto sprovveduti, né che siano maldisposti verso un buon fantastico. Il fatto è che sono ormai poco e male abituati, ma c’è speranza. Altrimenti che cavolo ci stiamo a fare qui?

9 07 2008
Davide

Ai vecchi tempi era accertato che se non ti trovavi uno pseudonimo anglosassone non vendevi.
Oggi non pare più essere così – ed anzi comincia a sorgere un certo nazionalismo sospetto (per cui meglio un libro brutto italiano che un libro valido straniero): “avrà certo dei difetti ma bisogna dare atto all’autore, che è un giovane italiano, appartenente cioè a quella categoria bistrattata bla bla bla”.
Segni dei tempi.

Forse l’origine del problema è da cercarsi nelle ridotte dimensioni del mercato – se ci fossero più lettori, ci sarebbe posto per tutti, per il fantasy light, per il fantastico più complesso, per adolescenti, anziani e militari.
Stando le cose come stanno, un editore punterà al minimo comun denominatore per ramazzare quanti più lettori (e quattrini) possibile nel minuscolo bacino disponibile.

9 07 2008
Massimo

>Matteo
Certo, come si era gia’ parlato in precedenza mi pare sempre nel blog di Citi, la mancanza in Italia ad esempio di una forte base scientifica diffusa penalizza molto la fantascienza d’avanguardia.

>Alladr
Che l’argomento sia complesso non c’e’ dubbio. Pero’ qui mi interessa parlare della percezione del fantastico italiano nel nostro paese oggi. Gli autori stranieri esulano dalla questione in quanto li’ si muovono altri meccanismi (ad esempio promozioni esterne=fatte in paesi esteri e di grosso impatto su realta’ periferiche come quella italiana e vincita di premi letterari importanti nel mercato inglese e francese). Quanto, ad esempio a scrittori come Calvino, come dice giustamente Massimo C., si tratta di autori in situazioni particolari e quindi, a loro modo, degli unicum.

>Maxciti
Povero il mio ditino. Comunque e’ una semplice analisi di base, tanto per fare il punto sulla situazione.
Sicuramente molti lettori non sono maldisposti verso il fantastico, solo che non lo conoscono avendo avuto poche occasioni di leggere quello di un certo tipo. Ovvero, seppure possa sembrare un controsenso, probabilmente la sopravvivenza e lo sviluppo del genere va cercato fuori della cerchia di appassionati rivolgendosi ad un pubblico di lettori maggiormente eterogeneo.
La speranza c’e’ sempre. Ma va aiutata…

>Davide
Quella del ridotto numero di lettori e’ certo uno dei problemi fondamentali. Essendo il bacino dei lettori piccolo ed occupando la letteratura fantastica una parte minimale di quest’ultimo, avere un’offerta variata per temi diventa molto difficile. Si butta tutto in un unico calderone e via.

10 07 2008
Davide

E poi c’è il problema di fondo – alla maggior parte dei lettori che leggono fantastico piace il pattume, al punto da rifiutare quel poco di buono che viene offerto.
E questo problema sembra destinato a farsi sempre più acuto, visto che ora sono gli editori stessi ad alimentare artificialmente l’entusiasmo per le porcherie.

14 07 2008
Raimi

E poi c’è il problema di fondo – alla maggior parte dei lettori che leggono fantastico piace il pattume, al punto da rifiutare quel poco di buono che viene offerto.
E questo problema sembra destinato a farsi sempre più acuto, visto che ora sono gli editori stessi ad alimentare artificialmente l’entusiasmo per le porcherie.

Parole sante, non se n’esce proprio dall’oligopolio degli stolti…
Daltronde si deve considerare che a chi non ha raccomandazioni o conoscenze è tagliato fuori da ogni via d’uscita.
Altro problema è che chi ha i mezzi per fare una buona divulgazione fa tutto l’opposto di un lavoro etico. Parlo ad esempio del blog GAMBERI.ORG, dove dire la propria è proibito se la moderatrice non è d’accordo, quindi ti censura, e dove il suo solito gruppetto di 4 o 5 amici si sforzano in tutti i modi per dimostrare che sono in tanti a frequentare il blog e sono pure concordanti con l’ignoranza e cattiveria regnante.

Terre di Mezzo invece si muove benino ma non è abbastanza… Per me la Siae dovrebbe espandersi e imporre un po’ di regolamentazione etica agli editori e al mercato…

14 07 2008
Davide

Ah, fare divulgazione.

Non esiste una critica preparata e attiva su carta stampata – per lo meno a grande circolazione – e non si pubblicano solidi saggi sul fantastico (che invece abbondano in ogni altro paese).

Quanto alla rete, chiunque può farvi sentire la propria voce – ma pare che spesso si faccia a gara a chi grida più forte, e non esiste autorevolezza.
Regna un isterismo spesso incomprensibile – più che di lettori o fruitori dei media, sembra di avere a che fare con degli integralisti religiosi…

15 07 2008
Massimo

Nell’anarchia prospera il disordine, dicono.
Se assommiamo ai succitati elementi una mancanza di premi seri che
conferirebbero credibilita’ al genere e l’assenza di associazioni di
scrittori (presenti in praticamente quasi ogni altro paese) che con la loro autorevolezza contribuiscono a dare respiro all’editoria e alla letteratura stessa, non c’e’ da stupirsi del caos da lotte intestine.
Forse proprio la mancanza, a causa delle ristrettezze della nostra editoria legate al basso numero di lettori, di scrittori professionisti e’ una delle cause primarie dell’attuale stato.

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