E’ uscito negli Stati Uniti proprio in questi giorni per i tipi della Kurodahan Press il romanzo Queen of K’n-yan di Asamatsu Ken , riconosciuto maestro della letteratura fantastica e soprannaturale giapponese.
La storia, dalle atmosfere lovecraftiane, ruota intorno alla scoperta della mummia di una bellissima giovane appartenente al periodo della dinastia cinese degli Shang nelle cui cellule viene trovata traccia del DNA di rettili…
La splendida copertina e’ di Kojima Ayami.
E’ comunque possibile, per chi non mastica l’inglese e preferisce qualcosa in italiano, leggere i primi due racconti di Asamatsu appartenenti al ciclo di Ikkyu Sojun, serie che l’autore ritiene il suo ciclo piu’ rappresentativo, pubblicati rispettivamente in ALIA2006 e ALIA2007 dai titoli rispettivamente di Il fiore di loto nel fango e L’estasi viola e cremisi, il secondo con un’illustrazione originale di Kanai Ryo che ne sta realizzando la versione manga per la Kodansha.
Una sua serie di romanzi sono stati inoltre anche trasposti in fumetto da Hiromoto Shin’ichi con il titolo di Bushido ed ha anche scritto i testi per il manga Odunu illustrato da Kajiwara Niki.
Sempre in italiano, e’ possibile pure leggere una sua intervista originale realizzata da Davide Mana sul numero 2 di Studi Lovecraftiani di Pietro Guarriello.
Una buona occasione da non lasciarsi sfuggire per avvicinarsi ad un grande autore del fantastico mondiale…



Aggiungiamo che Asamatsu-sensei è un autentico gentiluomo, ed ha di solito delle idee fulminanti.
Intanto – i miei minion hanno scovato una copia a metà prezzo (pezzo unico).
Se tutto va bene, potrò leggermelo durante le vacanze…
Asamatsu-san e’ un grande.
Il prossimo anno dovrebbe raggiungere i cento romanzi pubblicati!!!
Per ora mi interessa quello con le diavolesse che dovrebbe
uscire ad agosto…
Ah, i potenti minion!
Beh, io ho il volume originale con tanto di autografo e dedica
quindi…
La potenza dell’oscuro signore si misura dall’abilità dei suoi minions.
Anche se i miei cominciano ad essere troppo in gamba, e mi costano un patrimonio.
Ci sono momenti in cui vorrei scovassero meno materiale appetibile…
Piccoli minions crescono…
Comunque cerca di non fare la fine della protagonista del
racconto Granelli
Ma chessò ’sti “minions”? Ma mangiate come parlate?
— Ad ogni modo… io sto muovendo i miei agenti nel Cipangu per procurarmi una copia di “Kun-Yan no Jo” (in inglese, naturalmente)
Detto questo, mi piacerebbe che tu, caro Thoth-Amon, ovvero our mutual friend, dicessi/diceste qualcosa di questa ’splendida – effettivamente… – copertina’ di Kojima Ayami — che non è parente di Kojima Masataka, per quel che ne so…
–, giacché mi pare ci si potrebbe scrivere sopra un vero e proprio saggio breve sulle modalità di ricezione – e di ’sedimentazione’ – dell’immaginario lovecraftiano in Oriente… proiettare il mostro nell’iconografia buddhista tradizionale può forse essere un modo per esorcizzarlo? E ancora: la deriva ’simbolica’ cui viene sottoposto rende forse questo genere di fantasie più dunsaniane che lovecraftiane?
“Minions” o “agenti”, sempre la stessa cosa sono…
La copertina parla da se’…
E dopo questo laconico commento, beh, in effetti a ben guardare esiste tutta una particolare iconografia visiva che mischia i Miti lovecraftiani con lo strato folklorico e mitologico giapponese capace a volte di dare vita a strane fusioni. Un esempio ne e’ la divinta’ autoctona Kuzuryu (九頭竜) venerata in alcuni templi i cui ideogrammi possono essere curiosamente letti Kutoryu che non ricorda forse il nome Cthulhu? Motivo per cui, con tale senso i tre caratteri sono stati usati anche da Masamune Shirow nel suo Orion (scambio tra shintoismo, i Miti ed il fumetto!). Ricordiamo poi che le copertine della prima edizione di Makai suikoden, pietra miliare dell’incontro tra immaginario lovecraftiano e giapponese, erano illustrate da Go Nagai.
Per il contatto tra i Miti e l’animazione fondamentale e’ sicuramente la figura dello sceneggiatore e scrittore Konaka Chiaki che, guarda caso, e’ anche uno dei creatori del Japan Horror cinematografico. Ci sono dunque in quest’ultimo elementi di derivazione lovecraftiana? Interessante quesito…
C’e’ una sottile ma importante differenza nel concetto di esorcismo tra Europa e Giappone. Riducendola all’osso, mentre in Occidente l’azione di esorcizzare un mostro viene vista come la distruzione della creatura in questione o nel caso di possessioni nel rimandarla nel luogo oscuro da dove proviene, in Giappone frequentemente esorcizzare significa permettere al mostro di raggiungere il suo successivo stadio di evoluzione spirituale. I preti buddhisti utilizzano la formula jobutsu (che vuol proprio dire “raggiungi il nirvana”). Da questo punto di vista, vale la pena leggere il racconto “L’estasi viola e cremisi” di Asamatsu Ken per vedere quale sia l’atteggiamento nipponico di fronte al sovrannaturale che e’ molto meno conflittuale di quello occidentale. Sostanzialmente, anche il mostro viene visto come un elemento della natura. A volte puo’ essere un avversario, ma non necessariamente un nemico.
Credo che l’inclusione nell’iconografia buddhista tradizionale del mostro lovecraftiano abbia, similmente a quella del vampiro (dovuta piu’ alle pellicole cinematografiche che non ai romanzi) e a quella recente degli angeli, anche un motivo puramente di esotismo.
Caro Masshimo-san, non parlo di angeli e dèmoni (o vampiri), ma proprio di quell’inquietante, malevola divinità buddhista generata dalla fantasia dell’illustratore (o -trice?): qui la conmponente di esotismo pare del tutto evaporata a favore del sostrato iconico tradizionale (e tradizionale non solo in giappone: pensa al repertorio lamaista di divinità patrone del dharma, ecc.). Detto questo, wow! E’ comunque fenomenale!
La base dell’illustrazione va sicuramente ricercata nei contenuti del romanzo medesimo (in genere le copertine dei volumi giapponesi sono prodotte su commissione e sono quindi rappresentazioni degli elementi presenti nel volume). Vedi anche la recensione di Davide.
Kojima Ayami e’ una donna. Qui una sua foto e qui altre sue opere.
Metto becco per la questione lovecraftiano/dunsaniano.
In base alla mia pur limitata esperienza, i lovecraftiani giapponesi hanno poco a che spartire con Dunsany, al punto che tendono a stare alla larga anche da quegli elementi dell’opera di HPL mutuati da Dunsany.
Per dire, sui quattro volumi di Lair of the Hidden Gods, sorta di summa della scuola lovecraftiana giapponese, solo un paio di racconti si possono dire dunsaniani a pieno titolo – e si tratta comunque di reinterpretazioni piuttosto originali.
Forse, ciò che gli autori orientali conservano è una più forte capacità (volonta?) di attribuire significati ulteriori agli elementi che utilizzano – e in questo sono probabilmente facilitati dalla scrittura in kanji, che permette doppi e tripli sensi.
Il risultato è una narrativa che scivola più facilmente e più volentieri nel simbolismo, ma per caratteri proprii, non per emulazione di modelli diversi.
>e in questo sono probabilmente facilitati dalla scrittura in kanji, che permette
> doppi e tripli sensi.
Che e’ un punto sottolineato anche da Edward Lipsett della Kurodahan Press proprio in questi giorni sul sito ufficiale della casa editrice.
[...] Ken di cui si e’ parlato qualche post fa in relazione all’uscita in inglese del volume La regina di Kfn-yan con il suo Stop!! Darkness!; Storia di tre demonesse e di uno studioso decisamente [...]
[...] le illustrazioni originali rispettivamente per i racconti L’estasi viola e cremisi di Asamatsu Ken e L’ombra bianca di Hikawa Reiko. Devo ammettere che quando ho scritto la mia storia Miwaku [...]