Light novel or not light novel?

6 09 2008

Con un po’ di ritardo rispondo ad un post pubblicato sul blog Strategie Evolutive di Davide Mana. La questione, in breve, era la seguente:

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Il mio grosso problema e’ che, sebbene la categoria “light novel” appartenga esclusivamente al mercato nipponico, io sono praticamente certo che esistano romanzi che per le loro caratteristiche vi entrerebbero di diritto anche nel panorama occidentale – semplicemente, noi le chiamiamo in un altro modo.

Tuttavia, fino a questa sera, non mi veniva in mente neppure un autore “esemplare” della light novel occidentale.
Poi, questa sera, mi sono ricordato di Holly Lisle.
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Dunque, premesso che in realta’ una definizione precisa di light novels non Mvesiste neppure in Giappone (dove il dibattito tra scrittori ed editor sulla questione e’ spesso feroce), esistono persino discrepanze tra la descrizione che ne fornisce wikipedia in inglese e wikipedia in giapponese.
Consideriamo, per iniziare, la definizione formale di base ed osserviamo queste due collane di successo. Una la Mystery YA della Rironsha e l’altra appartenente ai volumi editi dalla GA Bunko. La prima appartiene al genere young adult la seconda a quello delle light novel. Tenete presente che entrambe presentano romanzi per ragazzi a tema fantascientifico, fantastico e giallistico (il mystery soprattutto e’ il cavallo di battaglia della prima).
Notate la differenza? Si’, esatto. Si tratta semplicemente del tono delle copertine! Per essere una light novel la copertina e l’illustrazione debbono essere in stile manga o anime. Ma non solo questo. La componente grafica deve rivestire un’importanza almeno pari a quella del testo scritto. In pratica, le light novels sono il risultato al 50% per cento delle capacita’ dello scrittore ed al 50% di quelle dell’illustratore. Frequentemente il ruolo dell’illustratore, visto il grande numero di fans e’ di tale importanza che per far uscire il libro anche se e’ ormai terminato bisogna aspettare assolutamente che il disegnatore abbia completato la sua opera (avviene spesso nei casi di illustratori molto oberati di lavoro).
RKIl motivo per cui e’ difficile definire come light novel romanzi per giovani di autori non giapponesi e’ proprio questo. Non sono molti i paesi che hanno un sistema di fumetti ed animazioni tanto sviluppati. E pure se li hanno, e’ raro un rapporto tanto complementare ed egualitario tra le due arti. Sicuramente a Taiwan, in Corea od a Hong Kong e’ possibile trovare lavori che entrino di diritto in questo genere. Meno in occidente.
Minerva Wakes non ci rientra per il fatto della copertina con un’illustrazione “decisamente classica” mentre, al limite, potremmo includervi The Ruby Key della stessa autrice. Cosi’, come nel caso italiano, Le cronache del mondo emerso o Gli eroi del crepuscolo (soprattutto quest’ultimo grazie alla collaborazione con Massimiliano Frezzato). Dico al limite perche’ e’ chiaro che comunque in tali romanzi il rapporto illustrazione/testo non e’ minimamente paragonabile a quello che si realizza nelle LN prettamente nipponiche.
Da un altro punto di vista (proprio quello che desta piu’ controversie tra scrittori ed editor) la visione degli autori su cosa debba essere una LN e quella degli editor spesso differisce di parecchio. Molti editor insistono sulla presenza di personaggi dalle particolari caratteristiche e sulla presenza di un certo tipo di scene (come quelle dei combattimenti) mirando ad un format ripetuto. Cio’ irrita parecchi scrittori che trovano assurda e castrante tale visione. Si’ puo’, in effetti, a mio parere parlare di High Light Novels e Low Light Novels, la’ dove le prime (un ottimo esempio ne e’ Il lupo e la spezia di Hasekura Isuna o La malinconia di Suzumiya Haruhi di Tanigawa Nagaru, i lavori di Kumi Saori, Hayami Yuji, della grande Himuro Saeko eccetera) ricercano temi innovativi ed usano un linguaggio raffinato mentre le seconde si basano su temi ripetuti ed hanno stesure piu’ banali. Le due succitate opere italiane andrebbero quindi verosimilmente inserite eventualmente nelle Low Light Novels proprio a causa di una mancanza di originalita’ nelle strutture trattate.

In conclusione, quando si parla di LN conviene tener presente che stiamo considerando una categoria ancora non cristallizzata in una definizione certa e definitiva.

Copertine di Minerva Wakes e The Ruby Key di Holly Lisle.


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5 risposte

6 09 2008
Davide

Aha, ecco il punto!
Io non consideravo la componente grafica.

Solo un appunto: io direi che lo stile anime/manga lo lasciamo alle light novels giapponesi.
Frezzato non è né anime né manga.
Maroto (che illustrò pesantemente alcuni juvenilia di Conan) non è né anime né manga.
Diciamo piuttosto uno stile fumettistico, come essenziale a caratterizzare copertina e grafica del ln. Ogni nazione ha poi la sua scuola.

6 09 2008
claudio88

Ma in Italia si riesce a trovare qualche Light Novel?
Il discorso è interessante e ammetto che pur amando il Giappone non mi ci sono mai messo ad approfondirlo.
P.S Ma che c’entrano Le Cronache del Mondo Emerso e I Guerrieri del Crepuscolo con le light novel?

7 09 2008
Massimo

>Davide
Si’, a ben guardare alla fine la differenza sostanziale tra una YA ed una LN si riduce all’importanza della parte grafica e non al testo vero e proprio.

Esattamente! Non e’ il fatto stesso che la copertina sia in stile manga o anime a fare la light novel. Frezzato e’ un fumettista (certo all’occidentale) e, allargando la definizione, possiamo dire che la LN puo’ avere anche una copertina in stile fumetto o animazione (non necessariamente giapponesi). Cio’ che pero’ e’ ulteriormente necessario e’ il forte apporto della parte grafica/illustrativa. Ed e’ li’ che mi sembra difficile trovare degli esempi occidentali. Fosse soddisfatta anche questa seconda condizione saremmo in presenza di una Light Novel e quindi in linea teorica l’uso del termine potenzialmente si potrebbe tranquillamente estendere anche a prodotti esterni al Giappone.

>Claudio88
Ufficialmente mi pare non sia uscito ancora niente. Si trova parecchio in inglese edito dalla TokyoPop che e’ specializzata nel settore.

In realta’ nulla. Diciamo semplicemente che per i contenuti ed i testi sono abbastanza vicini al genere di alcune LN. Se io fossi un loro agente o un editor delle case editrici che li pubblicano e dovessi presentarle in Giappone lo farei dicendo che sono delle specie di light novels. Altrimenti credo che sorgerebbero poi dei seri fraintendimenti di target…

12 09 2008
alladr

ennò, non puoi mica cavartela così.
per farci capire davvero mancano almeno due informazioni essenziali:
1) il rapporto tra illustrazioni e testo di quant’è? cioè, in una light novel siamo a venti pagine (di testo) a una (illustrazione)? dieci a una? cinquanta a una?
2) le illustrazioni rappresentano scene del romanzo come i vecchi libri di salgari che ho a casa (quelle che hanno anche la didascalia tratta dal romanzo) o anche altro?

sei sempre interessante, grazie mille.

(alla fine, stamattina non sono riuscito a passare).

13 09 2008
Massimo

1) Non c’e’ un rapporto definito. In un romanzo sulle 250-270 pagine ci possono essere mediamente dalle cinque alle dieci illustrazioni.
2) Esatto! La pagina d’illustrazione rappresenta una “scena” del romanzo proprio come nei vecchi Salgari.

Di nulla.

Non ti preoccupare, sara’ per un’altra volta. :)

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