Il paese di Yamatai e la regina Himiko

27 11 2009

Japan in five Ancient Chinese ChroniclesE’ stata lunga, molto lunga. Tanto che in questi anni ho imparato ad apprezzare la paziente Penelope piuttosto che quel filibustiere di Ulisse che gironzolava tranquillo e beato per l’Egeo e in altri luoghi ameni…
Questi otto lunghi anni anni hanno visto crescere la “leggenda” del librone (come tutti hanno preso affettuosamente a chiamarlo tra i miei conoscenti) fino a farlo diventare quasi una chimera o un sogno utopistico. Bastava infatti pronunciare la parola “librone” per generare un giro di scommesse sulla data di uscita che neanche gli inglesi… Avreste poi visto scorci di autentica follia tipo il mio amico Davide e il sottoscritto favoleggiare la costruzione di un kofun in Piazza d’Armi (cosa che immagino sarebbe assai poco gradita al comune di Torino…) mentre discutevamo sui progressi del volume davanti a qualche boccale di birra.
Alla fine pero’ e’ uscito! Japan in Five Ancient Chinese Chronicles: Wo, the Land of Yamatai, and Queen Himiko e’ reale ed e’ qui tra le mie mani! Devo dire che l’edizione della Kurodahan Press distribuita sia in USA che in Giappone e’ davvero molto curata. Ottima la traduzione di Davide (credo di averlo quasi portato sull’orlo della pazzia con le mie continue aggiunte! Sumimasen!!).
Devo ringraziare davvero molte persone, tra cui Edward Lipsett della Kurodahan Press che ha creduto fin da subito in questo progetto. Sarebbe impossibile elencarle tutte qui. Con progetti di questo tipo si impara (o si rammenta) che l’editoria e’ fatta di diverse figure professionali oltre l’autore il cui lavoro contribuisce a realizzare un prodotto finito di qualita’.

Bene, qualcuno si ricordera’ immagino il vecchio disegno animato di Jeeg il robot d’acciaio. La regina che vi compare e’ basata su di un personaggio citato nelle prime cronache cinesi che parlano del Giappone (e che, per inciso, sono le prime opere storiche che ci danno informazioni sul paese del Sol Levante). Japan in Five Ancient Chinese Chronicles: Wo, the Land of Yamatai, and Queen Himiko presenta quindi la traduzione di queste cronache storiche cinesi che descrivono l’arcipelago giapponese corredate di un abbondante apparato di note per la comprensione testi.

For the first time in English, this work presents a comparative study of the content of famous Chinese historical texts that are fundamental in the knowledge of Japanfs ancient history. Soumaré translates documents from the Chronicle of the Wei to the History of the Song, thus providing an unparalleled resource for scholars, students, and general readers with an interest in Japanese history and culture.
The book serves as a guide for scholars in the field, providing information on date of first publication, content, and authors of the different histories, with the original text accompanied by translations and explanatory notes. Reprints and related academic publications are covered in an extensive multilingual bibliography, making this an essential textbook for any student of ancient Japan, and a key reference work for investigations into the spread and influence of Chinese culture.

Il volume e’ in vendita sia su Amazon.com che su Amazon Japan, Amazon UK e Amazon.de.
E, no, per ora non e’ in programma l’uscita di un edizione italiana. O meglio, esiste, ma si tratta di un inedito. Certo se ci fosse un editore interessato… Be’, perche’ no.

先日、『Japan in Five Ancient Chinese Chronicles: Wo, the Land of Yamatai, and Queen Himiko』(『中国の歴史書に見る日本―倭国、邪馬台国、卑弥呼』)がいよいよ出ました。

執筆を始めて8年間経ちました……確かに思っていたより時間が遥かに必要になりました。日本では、魏志倭人伝や卑弥呼に関わる 優れた本は確かにとても多いが、西洋では珍しく、この本でいろいろなものを纏めて紹介してみて西洋の、古代日本・アジアに興味がある方、学生、研究者に少 しでも役立てるととても嬉しいです。つまり、ガイドブックだとも言える書籍でしょうね。
やっと、本は私の手の中にあり、プリントもレイアウトも、全て本当に良く出来ました。流石の黒田藩プレス!
黒田藩プレスのリプセットさんと翻訳家のマーナさんはともかく感謝しなければならない人はたくさんいます……だから、 これからも頑張ります!





Gli strani casi del professor Munakata

22 11 2009

HosHoshino Yukinobu (1954-) e’ uno di quei mangaka il cui tratto e modo di narrare si avvicina molto a quello del fumetto d’autore europeo. Eccellente disegnatore almeno quanto raffinato narratore, nei suoi lavori si riscontrano sempre profonde tematiche legate all’uomo e al suo rapporto con i propri simili e con la natura che lo circonda. Soprattutto ama i racconti fantascientifici e del mistero con risvolti archeologici come nella magnifica serie di Munakata kyoju (Il professor Munakata) che presenta alcuni punti di contatto con il nostro Martin Mystère e che nel 2008 ha vinto il Japan Media Arts Awards nella sezione manga. Un’altra sua importante opera e’ Yamataika, fumetto storico fantascientifico che nel nel 1992 si e’ aggiudicato la ventitreesima edizione del Premio Seiun.
In Italia e’ forse maggiormente noto per la serie di 2001 Nights edita da Flashbook edizioni.
L’importanza e la qualita’ del lavoro di Hoshino e’ evidenziata dal fatto che proprio in questo periodo, dal 5 novembre 2009 al 3 gennaio 2010, lo stesso British Museum sta dedicando una mostra proprio al personaggio del professor Munakata (quasi in contemporanea con una bella esposizione di statuette dogu, le quali compaiono nelle storie del personaggio creato da Hoshino).

La mostra al British Museum e quella all’Accademia di Belle Arti di Torino (14 gennaio-14 febbraio 2010, con opere esposte rappresentanti un percorso storico che va dalla fine del XVII secolo fino al 2009 e che eccezionalmente presentera’ i lavori di ben sette illustratori e fumettisti giapponesi contemporanei noti internazionalmente), sono le punte d’eccellenza di un riconoscimento europeo dell’illustrazione e del manga giapponese contemporaneo come forma d’arte a tutti gli effetti.

Immagine: copertina del primo volume della raccolta Munakata kyoju denkiko, Hoshino Yukinobu, edito da Ushio Shuppansha, 1996





Come in un film d’avventura…

18 10 2009

kinokIl periodo indaffarato sta proseguendo. Ovviamente non mi lamento, ma sembra ogni tanto di assistere ad una serie di colpi di scena uno dopo l’altro di un film di avventura, magari di quelli di serie B in cui il protagonista spera in qualche modo di arrivare intero alla fine, se pur con qualche ciccatrice… Un po’ di stress immancabilmente si accumula.

Ho visto la bozza dell’illustrazione della copertina dell’art book che uscira’ in Italia e in Francia verso marzo del prossimo anno. No, i disegni non sono i miei (anche se, be’, si’, forse uno sara’ un’illustrazione realizzata da me l’anno scorso), ma di un illustratore e mangaka giapponese. La copertina e la parte principale del volume riguarderanno comunque i personaggi tratti da una mia storia (ad essere precisi, da due racconti). Ovviamente ci saranno anche moltissimi disegni originali dell’autore dell’art book e altri concernenti alcuni romanzi e racconti di scrittori giapponesi (una parte dei quali pubblicati anche su ALIA, altri da note case editrici nipponiche). La copertina dovrebbe gia’ essere pubblicizzata sulle riviste di settore a partire da fine novembre-dicembre di quest’anno. Spero di poter presto fornire altre informazioni e di potervi far vedere la versione definitiva della cover.

E a proposito di ALIA, amici giapponesi mi hanno proprio oggi informato che ora si trova in vendita anche nella libreria Kinokuniya (minamiguchi/uscita sud) di Shinjuku a Tokyo nella sezione letteratura italiana. Non male per il volume di un piccolo editore…

La mostra a Mondovi’ di emakimono termina oggi. L’affluenza e l’interesse sono stati ottimi ed e’ stata apprezzata da molti. Sono contento.

La scorsa settimana sono poi iniziati i corsi di giapponese alla Fondazione Universita’ popolare di Torino. Spero di non aver traumatizzato troppo i nuovi allievi. I vecchi sono ormai abituati… (^^;)

Unica notizia molto triste, e’ la dipartita di Mark McFadden che e’ stato uno dei primi scrittori di lingua inglese a collaborare al progetto di ALIA. Vedere adesso la sua foto in kimono e con tanto di katana lascia un senso di amarezza… Credo che il commento di Davide renda piena giustizia all’uomo che e’ stato.

Immagine: libreria Kinokuniya di Shinjuku sud (da Wikipedia)





Inaugurazione mostra Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese

2 10 2009

MokoSi inaugura domani 3 ottobre alle ore 16:00 all’Isola di San Rocco presso il Ponte delle Ripe, Mondovi’ (CN), ospitata dall’Associazione culturale Porti di Magnin la mostra Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese che rientra nell’ambito delle MGG (Mostre di Grafica Giapponese) di Torino e Mondovi’.
Organizzare una mostra e’ sempre un’avventura. Cosi’, in fase di allestimento, si e’ scoperto che tre frammenti di rotoli facevano parte di un unico emaki e si e’ provveduto a ricomporlo.
La partecipazione e’ libera, quindi chiunque lo desideri puo’ visitarla.

I preparativi per la mostra di Torino proseguono. Certo i problemi e le difficolta’ sono molte, ma l’agguerrito manipolo di organizzatori si sta impegnando a risolverli al meglio. Un ritrovamento totalmente inaspettato permettera’ inoltre (attualmente lo si sta analizzando) molto verosimilmente di presentare al pubblico un inedito fondo mai mostrato prima e risalente a circa centotrenta anni fa.

Immagine: Particolare del Testo illustrato dell’invasione dei Mongoli, Collezione Ugo Mondazzi.





Giornate intense…

23 09 2009

Ioill… A volte capita. Venerdi’ e sabato a Milano per il Kyogen con Nomura Mansaku, tesoro vivente nazionale, e Nomura Mansai. Sotto molti punti di vista un’esperienza decisamente interessante che mi ha fatto ulteriormente riflettere su cosa sia l’arte e quali siano le difficolta’ pratiche nel riuscire a realizzarla. Dei due attori non posso che dire che, oltre ad essere grandi professionisti, sono persone molto disponibili e cortesi.
Lunedi’ sera e’ stata invece la volta qui a Torino del Gagaku; in effetti era parecchio tempo che volevo vederlo. Un ringraziamento speciale va quindi ad Alessandro e Minami (loro sanno il perche’).

Presto il 3 ottobre iniziera’ la mostra di emakimono (andate assolutamente a vederla se abitate in zona!) a Mondovi’ e i preparativi per quella di gennaio a Torino proseguono.

Ieri ho finito anche il mio nuovo racconto. Kaedenoha e Karla, le due eroine di Storia romantica di code e di canini e di Miwaku riunite insieme in un racconto fantastico “vacanziero” tra Oriente e Occidente…

Per il resto, il libro sul Giappone e l’Asia antica sta ormai per uscire sia in America che nel paese del Sol Levante. Spero a brevissimo di poterne dare l’annuncio su questo blog. Visto che ci lavoro da ormai piu’ di sette anni si tratta di un volume che mi e’ particolarmente caro. A fine gennaio uscira’ poi un’antologia che ritengo di ottima qualita’ (non perche’ l’ho tradotta io, ma perche’ i racconti – ben diciotto – e gli autori meritano sul serio) con quindici tra gli scrittori giapponesi contemporanei piu’ importanti della letteratura di genere e non solo. Successivamente, la prossima primavera uscira’ ALIA6. Un solo volume questa volta, ma che promette di essere la piu’ internazionale delle antologie di letteratura fantastica mai uscite sul suolo italiano (riunira’ autori di almeno sei nazioni differenti sparse su tutto il globo!). Nel frattempo ci saranno altre varie uscite che credo potranno interessare un po’ di lettori di questo blog… (^^)b

E poi, ehi, sono diventato anche un’illustrazione. Il disegno e’ opera di MoMa KoN.





Warawa e wacchi

13 09 2009

NagLa letteratura giapponese contemporanea e, di conseguenza, manga e anime, fanno largo uso di dialetti e di linguaggi in stile classico. Decisamente molto di piu’ di quanto avvenga nel panorama italiano (se per i libri ci sono ancora alcuni scrittori che utilizzano parlate vernacolari, queste sono quasi totalmente assenti nei disegni animati e nel fumetti prodotti nel nostro paese). Vero e’ che anche da noi esistono romanzi scritti in dialetto, ma generalmente sono rivolti ad un pubblico determinato e circoscritto (ad esclusione di eccezioni eccellenti come i libri di Camilleri), mentre nel caso del Giappone le numerose opere che utilizzano questi linguaggi sono diffuse e apprezzate su tutto il territorio dell’arcipelago nipponico. Risulta purtroppo molto difficile, se non impossibile, rendere in altre lingue alcune particolarita’ che vivacizzano i personaggi mantenendo lo stesso sapore che hanno nell’originale. Ad esempio, il tipo di linguaggio usato dei jidaimono, storie ambientate nel medioevo, ricalca quello usato nei tempi a cui fanno riferimento, suddividendosi inoltre ulteriormente a seconda della regione dove sono collocati gli eventi. Un po’ come se noi in un fumetto ambientato nel Rinascimento avessimo personaggi che parlino con una lingua basata su quella degli autentici testi dell’epoca o con un idioma di antico italiano semi-immaginario come quello dei due Brancaleone di Mario Monicelli.
HolI manga comici impiegano spesso il dialetto di Osaka e del Kansai (quello utilizzato anche da molti comici dal momento che viene considerato particolarmente divertente), per questo molte persone che studiano la lingua giapponese rimangono perplesse e incontrano molte difficolta’ quando vi si trovano davanti. Per i lettori giapponesi e’ assai divertente che i due alieni di Dr. Slump & Arale di Toriyama Akira usino il dialetto di Nagoya. Fatto che ovviamente passa del tutto inosservato nella traduzione italiana…
Recentemente, due protagoniste di opere di successo come Nagi del manga Kannagi di Takanashi Eri e Holo del ciclo di romanzi di Okami to koshinryo hanno suscitato l’interesse del pubblico anche per il modo di esprimersi che rappresenta una parte essenziale del loro carattere. Mentre Nagi, un’antica dea, utilizza un giapponese quasi arcaico (e’ interessante notare come la sigla finale dell’anime riprenda proprio le parole di una preghiera scintoista norito e sia cantata in giapponese classico!) e usa, per dire, al posto dell’odierno “watashi” (io) il vocabolo “warawa” che nel Periodo Heian era pronunciato dalle ragazze giovani, Holo si serve, a cominciare dal termine “wacchi” (io) per indicare se stessa, del linguaggio delle cortigiane oiran del Periodo Edo.
Certo una buona storia rimane indubbiamente tale anche in traduzione, ma e’ estremamente difficile rendere questo tipe di sfumature ricche e complesse.

Immagini: quarto volume di Kannagi di Takenashi Eri edito dalla Comic REX e nono volume di Okami to koshinryo di Hasekura Isuna edito dalla Dengeki Bunko





Basket e SF

23 08 2009

basqL’accoppiata basket e fantascienza non e’ del tutto nuova per quanto riguarda il Giappone. Viene subito in mente il manga Buzzer Beater di Inoue Takehiko successivamente trasposto in anime.
Tuttavia la recente serie di animazione Basquash! presenta numerosi punti che la rendono uno dei prodotti piu’ innovativi dell’ultimo periodo, al contempo essendo un ottimo lavoro di SF.
E’ innegabile che lo scambio di esperienze tra animatori giapponesi e francesi e’ riuscita a dare un tocco decisamente differente da quello che si vede in altre animazioni. Salta subito all’occhio qualcosa di famigliare ai lettori di fumetti d’autore europei (soprattutto belgi e francesi). I palazzi e gli sfondi non sono quelli delle citta’ ultramoderne giapponesi dagli alti grattacieli di acciaio, ma invece le basse costruzioni tipiche delle citta’ europee in mattoni. Thomas Romain e la sua equipe che si sono occupati dell’ original concept, art director, mechanical concept design e key animation hanno infatti infuso in Basquash! il meglio della tradizione del loro paese quali la grande paesaggistica presente nei cartonati francesi. Inoltre il regista Itagaki Shin ci ha messo del suo. In Basquash! c’e’ un atmosfera internazionale in genere meno presente nei manga e negli anime giapponesi dove la presenza di protagonisti stranieri e’ sempre limitata di numero e ridotta a un ruolo secondario (anche se poi ci sono notevoli eccezioni come Michiko e Hacchin). Qui invece abbiamo un personaggio come Miyuki Ayukawa che, a dispetto del nome, e’ chiaramente di origine africana o come Sela D. Miranda che ha le caratteristiche di una ragazza sudamericana. Man mano che gli episodi proseguono la psicologia dei protagonisti viene delineata con estrema cura svelando particolari, come per Iceman Hotty, che spiegano i loro atteggiamenti. Nel frattempo quella che pareva una storia relativamente semplice si amplia in una serie di colpi di scena ognuno dei quali apre una nuova dimensione costruendo cosi’ una costruzione affascinate e piu’ complessa di quello che inizialmente si poteva supporre e dando vita ad un bizzarro mondo sostenuto sull’essenza del basket quale origine della vita stessa in quanto giocato dagli dei stessi nell’atto della creazione dell’universo. In bilico tra space opera e steam punk con punte nell’hard SF, altalenante tra intrigo e racconto romantico, le avventure dell’impaziente Dan JD e dei suo compagni ci ricordano in qualche maniera la versione moderna dei personaggi delle storie di Salgari e di Verne. Come non vedere nel sistema di viaggio verso la luna che consiste letteralmente nell’essere sparati all’interno di una palla verso il satellite un divertito omaggio al Barone di Munchausen e a Viaggio nella Luna? Strizzatina d’occhio poi allo street basket americano, qui dagli esiti esageratamente distruttivi e al contempo comici visto che viene giocato con robot alti diversi metri chiamati “Big Foot” i quali altro non sono che delle automobili a cui sono state aggiunte braccia e gambe. Indossano enormi scarpe da ginnastica disegnate appositamente dalla Adidas per questa serie divenendo forse il primo esempio di sponsorizzazione di un prodotto all’interno di un anime.
Ottima CG poco invasiva si accompagna ad un azzecato uso di colori pastello per i personaggi. Il tutto arricchito da un’eccellente colona sonora che varia spesso durante l’intera serie. Le stesse sigle di chiusura sono una sperimentazione in quanto, dopo i primi episodi, variano struttura in maniera considerevole.
Basquash! rappresenta un’evoluzione importante degli anime con apporti maggiormente internazionali rispetto al passato e un promettente preludio verso il futuro dell’animazione. Qui e qui un esempio per farsi un’idea piu’ concreta.





Altra giornata buia

25 07 2009

Kan2Il 21 luglio e’ morto a soli 57 anni stroncato da un attacco di cuore l’animatore Kanada Yoshinori (nato a Nara nel 1952). Forse il suo nome a tanti non dira’ nulla, ma molte delle serie animate piu’ famose trasmesse anche in Italia sono frutto del suo lavoro. Serie, per intenderci, come Galaxy Express 999, Daitarn, Zambot, Uchu Senkan Yamato, Danguard, Cyborg 009, Mospeada e Blue Submarine No. 6, solo per citarne alcune (dagli anni ‘70 ha infatti curato l’animazione di piu’ di cinquanta serie di animazione e numerosi lungometraggi). Senza dimenticare il lavoro svolto per lo Studio Ghibli su Totoro, Kiki, Nausicaa, Porco Rosso e Mononoke hime.
E’ stato lui a creare lo stile fluido dei movimenti quasi acrobatici negli anime robotici e a perfezionare notevolmente gli stili prospettici, divenendo cosi’ uno dei rinnovatori dell’animazione giapponese.

Sicuramente una grossa perdita nel campo. Un uomo che ha dato molto e che ancora poteva regalarci meravigliosi sogni…