Visioni del Giappone – Visions of Japan

4 11 2009

takan10 – 18 NOVEMBRE 2009
alessiostudio propone un’iniziativa legata alla cultura giapponese in collaborazione con l’Hotel NH Santo Stefano di Torino.
L’Hotel NH Santo Stefano si trova nel quartiere del “Quadrilatero Romano”. alessiostudio esprime la propria creativita’ e professionalita’ nei settori dell’architettura, della comunicazione & grafica, della produzione video e degli eventi. Visioni del Giappone – Visions of Japan, e’ frutto di una ricerca che si e’ sviluppata negli anni, uno sguardo aperto verso la societa’ contemporanea nelle sue diverse espressioni (appunti, sguardi, elementi urbani e architettonici, le tradizioni e gli aspetti innovativi del vivere sociale).
La mostra, con la presenza di diverse installazioni e proiezioni video, si colloca nei locali della prestigiosa sede dell’albergo di Via Porta Palatina, 19 in Torino. La mostra si svolge dal 10 al 18 novembre 2009, dalle ore 18.00 alle 22.00.
L’inaugurazione del 10 novembre alle ore 21,30 prevede un buffet e spazio lounge con un intervento musicale a cura di Claudio Nicola al contrabbasso.
Il 16 novembre alle ore 18,30 e’ previsto un incontro “Racconti dal Giappone Contemporaneo” conversazioni su cinema, anime e letteratura a cura di Dario Tomasi, docente di Storia del Cinema presso l’Universita’ di Torino, Facolta’ di Lettere e Filosofia con Stefano Gariglio, critico e Massimo Soumare’, traduttore e scrittore.
Gli autori e curatori della mostra sono Lorena Alessio e Giorgio Risso con la
collaborazione di Rosali Alessio e Marco Brizio.
L’esperienza di alessiostudio nella produzione video si e’ sviluppata sul campo della ricerca legata al Giappone, alla documentazione di eventi e nell’ambito delle due recenti rassegne di musica contemporanea “In Scena!”, in collaborazione con Fiari Ensemble.
Presso NH Santo Stefano Via Porta Palatina, 19 – 10122 Torino





Incontro con l’architetto Shigeru Ban

2 11 2009

BashigLa Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e alessiostudio, per la stagione 2009-2010, propongono sei incontri di ARCHITETTURA.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo nasce nel 1995 per promuovere l’arte contemporanea in diversi ambiti culturali.
L’alessiostudio esprime la propria creativita’ e professionalita’ nei settori dell’architettura, della comunicazione & grafica, della produzione video e degli eventi.

L’organizzazione di eventi diventa elemento di incontro e confronto con la Fondazione, proponendo questo programma.
SEI INCONTRI con architetti per discutere di tematiche attuali, approfondire aspetti progettuali e diffondere la consapevolezza della qualita’ necessaria degli spazi in cui si vive.

Gli incontri saranno suddivisi in:
- L’ARCHITETTO SI RACCONTA, TRE DIFFERENTI INCONTRI, dove verranno invitati tre architetti di fama internazionale a presentare le loro realizzazioni in architettura;

- GLI SPAZI IN CUI SI VIVE, TRE DIFFERENTI INCONTRI, con discussione sui temi:
- spazi dell’abitare
- spazi del lavoro
- spazi pubblici e aree verdi

Saranno invitati alcuni architetti, sociologi, paesaggisti a presentare progetti e a discutere delle nuove tendenze e necessita’.

Le date degli incontri saranno cadenzate i martedi’ con inizio dalle ore 19.00 e si svolgeranno nella sede dell’auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino di via Modane 16. Dalle ore 18.00 alle ore 20.00 sara’ possibile visitare gratuitamente la mostra d’arte contemporanea in corso al momento della conferenza.
Lo spazio caffetteria sara’ a disposizione per un aperitivo.

SHIGERU BAN - L’ARCHITETTO SI RACCONTA

- 10 novembre 2009 — ore 19.00
Shigeru Ban presenta la sua architettura.
Shigeru Ban, progettista che si afferma sulla scena internazionale come architetto innovatore e sperimentatore.
A progetti con strutture in tubi di cartone, ne seguono altri caratterizzati da una rigorosa ricerca tipologica. E’ attualmente impegnato nella realizzazione del nuovo Centro Pompidou a Metz.

Saluti di: Riccardo Bedrone presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino.
Introdurranno i lavori di Ban: l’architetto Benedetto Camerana con l’architetto Lorena Alessio.

INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti.

Immagine: Ban Shigeru





Come in un film d’avventura…

18 10 2009

kinokIl periodo indaffarato sta proseguendo. Ovviamente non mi lamento, ma sembra ogni tanto di assistere ad una serie di colpi di scena uno dopo l’altro di un film di avventura, magari di quelli di serie B in cui il protagonista spera in qualche modo di arrivare intero alla fine, se pur con qualche ciccatrice… Un po’ di stress immancabilmente si accumula.

Ho visto la bozza dell’illustrazione della copertina dell’art book che uscira’ in Italia e in Francia verso marzo del prossimo anno. No, i disegni non sono i miei (anche se, be’, si’, forse uno sara’ un’illustrazione realizzata da me l’anno scorso), ma di un illustratore e mangaka giapponese. La copertina e la parte principale del volume riguarderanno comunque i personaggi tratti da una mia storia (ad essere precisi, da due racconti). Ovviamente ci saranno anche moltissimi disegni originali dell’autore dell’art book e altri concernenti alcuni romanzi e racconti di scrittori giapponesi (una parte dei quali pubblicati anche su ALIA, altri da note case editrici nipponiche). La copertina dovrebbe gia’ essere pubblicizzata sulle riviste di settore a partire da fine novembre-dicembre di quest’anno. Spero di poter presto fornire altre informazioni e di potervi far vedere la versione definitiva della cover.

E a proposito di ALIA, amici giapponesi mi hanno proprio oggi informato che ora si trova in vendita anche nella libreria Kinokuniya (minamiguchi/uscita sud) di Shinjuku a Tokyo nella sezione letteratura italiana. Non male per il volume di un piccolo editore…

La mostra a Mondovi’ di emakimono termina oggi. L’affluenza e l’interesse sono stati ottimi ed e’ stata apprezzata da molti. Sono contento.

La scorsa settimana sono poi iniziati i corsi di giapponese alla Fondazione Universita’ popolare di Torino. Spero di non aver traumatizzato troppo i nuovi allievi. I vecchi sono ormai abituati… (^^;)

Unica notizia molto triste, e’ la dipartita di Mark McFadden che e’ stato uno dei primi scrittori di lingua inglese a collaborare al progetto di ALIA. Vedere adesso la sua foto in kimono e con tanto di katana lascia un senso di amarezza… Credo che il commento di Davide renda piena giustizia all’uomo che e’ stato.

Immagine: libreria Kinokuniya di Shinjuku sud (da Wikipedia)





Inaugurazione mostra Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese

2 10 2009

MokoSi inaugura domani 3 ottobre alle ore 16:00 all’Isola di San Rocco presso il Ponte delle Ripe, Mondovi’ (CN), ospitata dall’Associazione culturale Porti di Magnin la mostra Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese che rientra nell’ambito delle MGG (Mostre di Grafica Giapponese) di Torino e Mondovi’.
Organizzare una mostra e’ sempre un’avventura. Cosi’, in fase di allestimento, si e’ scoperto che tre frammenti di rotoli facevano parte di un unico emaki e si e’ provveduto a ricomporlo.
La partecipazione e’ libera, quindi chiunque lo desideri puo’ visitarla.

I preparativi per la mostra di Torino proseguono. Certo i problemi e le difficolta’ sono molte, ma l’agguerrito manipolo di organizzatori si sta impegnando a risolverli al meglio. Un ritrovamento totalmente inaspettato permettera’ inoltre (attualmente lo si sta analizzando) molto verosimilmente di presentare al pubblico un inedito fondo mai mostrato prima e risalente a circa centotrenta anni fa.

Immagine: Particolare del Testo illustrato dell’invasione dei Mongoli, Collezione Ugo Mondazzi.





Nuova antologia di letteratura giapponese contemporanea in uscita a inizio 2010

27 09 2009

FMdSHo avuto conferma che l’antologia FMDSL (abbreviazione del titolo per ora ancora segreto) dovrebbe uscire a gennaio 2010. Attualmente l’editore ha ormai tutti il materiale e da ottobre iniziera’ la fase di editing.
FMDSL si differenziera’ da altre antologie fino ad ora uscite in Italia perche’ presentera’ una panoramica sui vari generi letterari giapponesi spaziando a trecentosessanta gradi dal mainstream fino ad arrivare ai piu’ diversi filoni della letteratura di genere (light novel, storia sentimentale, horror, giallo hardboiled, fantastico eccetera) con diciotto storie di quindici tra i piu’ rappresentativi e famosi scrittori contemporanei (tra cui sette vincitori del Premio Naoki, uno del Premio Akutagawa e via discorrendo). Saranno incluse anche alcune opere vincitrici, ad esempio, dello stesso Premio Naoki e del Premio Kawabata Yasunari.
La copertina originale sara’ di Ueda Ake, le fotografie interne che correderanno il volume di MoMa KoN e la postfazione di Davide Mana.
Tanto per dare qualche anticipazione, diciamo che tra gli scrittori coinvolti ci saranno Ekuni Kaori, Miura Shion, Miyabe Miyuki, Sakuraba Kazuki, Tsuji Hitonari

Ulteriori notizie in seguito.





Porti di Magnin, Emaki: letteratura e arte figurativa giapponese

17 09 2009

Porti di Magnin-EmakimonoE’ uscita oggi la rivista-catalogo Porti di Magnin pubblicata dall’associazione che porta il medesimo nome. Punto centrale del n.69 di settembre 2009, supplemento n.4, sono i tre saggi ampiamente corredati di foto a colori scritti per la mostra Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese che si terra’ dal 3 ottobre al 18 ottobre 2009 negli spazi espositivi dell’Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe, Mondovi` (CN). Per la precisione i testi, nei quali si esamina la continuita’ artistica a partire dagli emakimono del Periodo Heian passando attraverso gli ukiyo-e del Periodo Edo per arrivare fino ai nostri giorni, sono i seguenti:

1) Emakimono: il punto di congiunzione tra letteratura e arte figurativa giapponese di Massimo Soumare’

2) Gli emaki e la cultura Edo – L’influenza sugli ukiyo-e di Akane Fujisawa

3) Gli emaki – All’origine dei fumetti e dell’animazione giapponese di Murasaki Fujisawa

La dott.ssa Akane Fujisawa e’ professoressa alla Gakushuin University, Tokyo Gaikokugo University, Tokai University e Gakushu shogai center, e’ specializzata in letteratura e cultura giapponese premoderna e storia del teatro tradizionale ed e’ anche editor della International Ukiyo-e Society.

La dott.ssa Murasaki Fujisawa e’ professoressa alla Gakushuin University, Kokugakuin University, Tamagawa University, Chuo University, Toyo University, Musashino art University, Chiba Institute of Technology, Sugino Fashion College e Ryotokuji University, e’ specializzata in arte giapponese, ukiyo-e e cultura Edo ed e’ inoltre direttrice della International Ukiyo-e Society.

Per chi fosse interessato ad avere la rivista, puo’ farne richiesta anche direttamente all’Associazione Porti di Magnin.





Emakimono, ukiyo-e e illustrazione contemporanea giapponese

1 09 2009

MGGFinalmente lo possiamo annunciare ufficialmente!
Frutto di un gruppo di professionisti e appassionati di arte orientale piemontesi congiuntamente ad esperti giapponesi, nascono le due mostre del progetto MGG (Mostre di Grafica Giapponese) che si propongono, caso unico a livello mondiale, di presentare un percorso di sviluppo dei temi della grafica giapponese a partire dagli emakimono, per poi passare agli ukiyo-e e infine alla illustrazione contemporanea con otto artisti rappresentativi del genere, rendendo cosi’ evidente come anche i manga e gli anime, oggi tanto popolari in molti paesi, non siano un prodotto del caso, ma il risultato di una lunga evoluzione durata piu’ di un millennio.
Shuten Doji emaki - Ugo MondazziDal 3 al 18 ottobre 2009 nello spazio espositivo creato dall’architetto Carlo Pellegrino dell’Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe a Mondovi’ (CN) e con il sostegno dell’Associazione Porti di Magnin e dell’Istituto Giapponese di Cultura verranno esposti per la prima volta al pubblico gli emakimono della collezione Ugo Mondazzi, tra cui il ciclo completo dello Shuten Doji emaki composto di tre rotoli da sei metri ciascuno datati tra il 1650 e il 1750, vari frammenti di altri emaki e la parte scritta dello Moko shurai ekotoba nella mostra dal titolo Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese.
ABe Yoshitoshi3Successivamente, dall’11 gennaio al 14 febbraio 2010, nella mostra Dall’ukiyo-e all’illustrazione contemporanea: la grande grafica giapponese nelle sale dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino verrano esposti una cinquantina di ukiyo-e e circa un totale di centosettanta illustrazioni di ABe Yoshitoshi, Kugatsuhime, Takada Akemi, Takada Minae, Terada Katsuya, Tsukishiro Yuko, Yamada Akihiro, Yoneda Hitoshi (tutte opere originali) sancendo per la prima volta a livello accademico e artistico piu’ alto il valore dell’illustrazione contemporanea nipponica. La qualita’ artistica dell’operazione e’, infatti, garantita dal fatto stesso che sia presentata nei prestigiosi ambienti dell’Accademia Albertina di Belle Arti e che abbia il sostegno della Japan Foundation. Ovviamente, il tutto e’ stato possibile grazie a partner e sponsor, nonche’ ai numerosi sostenitori dei due eventi, il cui ruolo e’ stato fondamentale.
Inoltre, nel corso della mostra di Torino si terranno all’Accademia Albertina conferenze e lezioni pubbliche ad essa legate con un convegno dal titolo Tra letteratura e arte con ospiti non solo italiani, ma anche provenienti dal Giappone e dalla Spagna.
Per ulteriori notizie tenete d’occhio il sito ufficiale che verra’ aggiornato costantemente. Punto importante, in modo da permettere a tutti di usufruire della possibilita’ di vedere  le due mostre, l’ingresso sara’ gratuito.
Le due mostre saranno il primo passo di quello che sara’ un progetto di piu’ ampio respiro.
Anche su Facebook.

Immagini: Shuten Doji emaki della Collezione Ugo Mondazzi e illustrazione di ABe Yoshitoshi





Star Wars-episodio IV e il boom della fantascienza giapponese

2 08 2009

Riporto qui il testo che ho scritto per la mostra di apertura del Mu.Fant su Star Wars (dal 30 giugno al 30 luglio). Mi era stato richiesto di parlare degli sviluppi e dell’influenza della pellicola di George Lucas in Giappone…

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Star Wars-episodio IV e il boom della fantascienza giapponese
di Massimo Soumaré

CWBCome è avvenuto per altre nazioni del mondo, Star Wars ha rappresentato un punto importante anche per la fantascienza nipponica. In Giappone Star Wars-episodio IV è infatti arrivato nel 1978, un anno dopo l’uscita negli USA, ottenendo da subito un grosso successo, in questo caso aiutato da una congiunzione di eventi favorevoli sviluppatosi in maniera indipendente all’interno della nazione asiatica. Era quello un periodo particolarmente propizio al boom della SF nel paese orientale; la serie animata di Uchû senkan Yamato (Corazzata spaziale Yamato/Star Blazers)– sostanzialmente una space opera – trasmessa in televisione nel 1974 sulla Yomiuri TV e ulteriormente trasposta in un film per le sale cinematografiche proprio nel 1977 stava godendo di un’immensa popolarità presso il pubblico. La casa di produzione della Toho, conscia sia del successo che internazionalmente stava conquistando il film di George Lucas sia dei risultati ottenuti a livello nazionale da Uchû senkan Yamato, decise di sfruttare la situazione a proprio vantaggio ed iniziò quindi immediatamente i preparativi per la produzione di Wakusei daisensô (La grande guerra dei pianeti/The War in the Space) diretto dal veterano Fukada Jun (1923-2000), noto per essere stato il regista di numerosi film della serie di Gojira/Godzilla e pellicole a tema fantascientifico, riuscendo in questo modo a farlo uscire nelle sale nel mese di gennaio del 1978 – Star Wars arriverà nei cinematografi dell’arcipelago solo nell’estate di quell’anno.

L’altra grande casa di produzione nipponica, la Toei, non perse tempo realizzando velocemente un proprio film, Uchû kara no messêji (Messaggio dallo spazio/Message from Space), la cui direzione fu affidata a Fukasaku Kinji (1930-2003), regista famoso per i suoi film sulla Yakuza, la mafia giapponese, e che in Occidente è soprattutto conosciuto per aver recentemente diretto il film Batoru Rowaiaru (Battle Royale).

Anche Uchû kara no messêji, oggi un vero cult movie tra gli appassionati, riesce ad anticipare Star Wars arrivando nelle sale ad aprile del 1978. A curare il progetto originale era stato chiamato il leggendario mangaka Ishinomori Shôtarô (1938-1998), creatore di veri classici della fantascienza a fumetti nipponica quali Cyborg 009 e Kamen Raider.

Liberamente ispirato al capolavoro del periodo Edo (1603-1867) Nansô Satomi Hakkenden (La leggenda degli otto cani guerrieri), composto nell’edizione moderna della casa editrice Iwanami di ben dieci volumi, e scritto da quello che è il più grande romanziere del periodo Edo, Kyokutei Bakin (1767-1848), Uchû kara no messêji annovera tra gli interpreti principali due attori destinati ad una futura brillante carriera: quel Chiba Shin’ichi conosciuto internazionalmente con il nome di Sonny Chiba, magistrale interprete di film di arti marziali visto anche nel ruolo di Hattori Hanzô in Kill Bill di Quentin Tarantino, e Sanada Hiroyuki il quale ha recitato, tra l’altro, in Ring del regista di Nakata Hideo e in The Last Samurai di Edward Zwick.

Nansô Satomi Hakkenden non è ovviamente una storia di SF trattandosi invece di un racconto epico ricco però di elementi fantastici incentrato sulle vicende di otto samurai; è da notare comunque come ci sia una forte presenza di temi legati alla lealtà e all’onore, al confucianesimo e al buddhismo.

E se pensiamo agli elementi che contraddistinguono alcuni personaggi e situazioni del primo Star Wars, non pare un caso che la casa di produzione del Sol Levante abbia scelto il lavoro di Kyokutei Bakin. Probabilmente in esso ha trovato numerosi aspetti che potevano sovrapporsi perfettamente a quelli dell’opera di Lucas facendo sì che la loro pellicola fosse in grado di godere di un buon successo tra gli spettatori. A ben guardare, in Obi-Wan Kenobi, nome che già foneticamente parrebbe giapponese, non ritroviamo forse la semplicità di vita e la saggezza di un monaco Zen? Che dire poi dei cavalieri Jedi i quali possiedono l’etica dei cavalieri medievali europei, ma al contempo la rigida disciplina dei bushi, i guerrieri nipponici? Meglio poi tralasciare tutto il discorso sulla forza che trova parallelismi in molte filosofie orientali a partire dal concetto cinese dello Yin e dello Yang. Meriterebbe una dettagliata trattazione a parte…

Ma la Toei non si limita al solo film producendo successivamente a partire da luglio 1978 fino a gennaio dell’anno seguente la serie televisiva in ventisette episodi Uchû kara no messêji, ginga taisen (Messaggio dallo spazio: la grande guerra delle galassie) ambientata cento anni dopo gli eventi narrati nel lungometraggio e in cui sono inseriti elementi tipici dei telefilm di ninja (ci si rende facilmente conto di ciò osservando i vestiti «a rete» dei due eroi protagonisti e gli elmetti che ricordano i copricapo protettivi abitualmente associati alle figure dei guerrieri ombra). Nel ruolo del protagonista principale, Fantasma, ritroviamo Sanada Hiroyuki. Uchû kara no messêji, ginga taisen dal 1980 è stata anche trasmessa più volte su varie reti locali italiane con il titolo di Guerre fra galassie.

Qui i riferimenti a Star Wars sono ancora più evidenti. Soprattutto per via del robottino Tonto che non si può fare a meno di comparare con R2-D2 e dell’uomo scimmia Barû indubbiamente ispirato dal wookiee Chewbacca anche se, a differenza di quest’ultimo, Barû è capace di parlare un linguaggio umano comprensibile. Che queste due figure più di altri personaggi di Star Wars abbiano avuto una forte presa sull’immaginario dei giapponesi non deve sorprendere. I robot, in particolar modo quelli giganti, compaiono nella fantascienza autoctona del paese molto presto. Già nel 1956 il maestro mangaka Yokoyama Mitsuteru (1934-2004) inizia a pubblicare il fumetto Tetsujin 28 gô (Super Robot 28) che nel corso degli anni diventerà per ben due volte una trasmissione radiofonica a puntate, un telefilm e sarà più volte trasposto in disegni animati. Dal 1972 poi Nagai Gô fa uscire a puntate sulla rivista settimanale Shônen Jump le storie di Mazinga Z, il primo eroe della generazione dei robot combattenti pilotati dall’interno, portando queste macchine enormi, la tecnologia e la scienza, ammantata però di uno sviluppo narrativo vicino a quello del romanzo d’avventura, ad essere uno degli elementi principali dell’immaginario fantascientifico comune dell’arcipelago. In Giappone, non dimentichiamolo, i «tokusatsu» (telefilm a sfondo fantascientifico con effetti speciali) conoscevano un grande successo tra il pubblico giovanile già dalla metà degli anni sessanta. Nel 1966 era cominciata la trasmissione della serie di Ultraman, un eroe che si trasforma in un guerriero colossale per proteggere la terra da mostri alieni e che ancora oggi è uno dei personaggi più popolari di tutta l’Asia, dal 1971 erano stati trasmessi i telefilm di Kamen raider basati sull’opera omonima del già citato Ishinomori Shôtarô in cui il protagonista mutato in un cyborg si batte contro organizzazioni criminali e nel 1975 aveva visto la luce il sottogenere del «sûpâ sentai» (lett. «super squadre combattenti») – gli «americani» Power Rangers noti anche in Italia sono basati proprio su questo genere – con il telefilm Himitsu sentai Gorenjâ (Squadra segreta Goranger).

Se la fantascienza letteraria in Italia viene ufficialmente introdotta abbastanza tardi, solamente nel 1952 tramite la collana della Mondadori Urania, in Giappone uno dei padri della fantascienza nipponica, Unno Jûza (1897-1949), già negli anni trenta si dedicava attivamente a questo filone. Negli anni settanta, poco prima dell’uscita di Star Wars, erano inoltre nel pieno della loro attività Hoshi Shin’ichi (1926-1997), Komatsu Sakyô e Tsutsui Yasutaka, scrittori di fantascienza ormai entrati a pieno diritto nel novero dei più importanti autori della letteratura contemporanea del paese.

È pertanto naturale che il robot R2-D2 trovi nell’arcipelago l’ambiente ideale dove essere apprezzato da un pubblico ormai particolarmente ricettivo a film e telefilm di SF.

HanIl medesimo discorso fatto per R2-D2 vale per Chewbacca. La tradizione orientale ha almeno due esseri dalle fattezze scimmiesche che ricoprono un ruolo importante in quanto compagni-servitori-protettori dell’eroe principale. Si tratta dell’indiano Hanuman del grande poema epico indiano Ramayana (IV-III secolo a.C.) che aiuta il signore Rama a liberare sua moglie Sita e dello scimmiotto di pietra Sun Wukong (conosciuto in Giappone con il nome di Son Gokû) del romanzo Xi You Ji (Viaggio in Occidente; in giapponese chiamato Saiyûki), uno dei classici della letteratura cinese scritto da Wu Cheng’en (1504?-1582?) molto noto e amato anche nel Sol Levante, il quale deve proteggere il monaco buddhista Sanzang (in giapponese Sanzô) nella sua ricerca delle sacre scritture. Alcuni ritengono che Sun Wukong potrebbe essere un’elaborazione della più antica figura di Hanuman.

Esiste un legame tra le coppie Rama-Hanuman, Sanzang-Sun Wukong e Han SunSolo-Chewbacca? L’accostamento potrebbe sembrare eccessivo, ma certo Han Solo dei personaggi di Star Wars è quello più legato all’archetipo classico dell’eroe che cambia da ribelle a difensore di un nuovo ordine, da impulsivo e spavaldo a uomo saggio, guidato in questo cambiamento anche da un Chewbacca il quale svolge un ruolo di coscienza critica nei confronti dell’amico.

In conclusione, il ciclo di Star Wars in Giappone è stato da subito molto apprezzato sia perché presentava, come abbiamo appena visto, elementi in qualche modo riconducibili alla tradizione e alla letteratura del paese – la ribellione contro l’Impero trova, ad esempio, eco in quella presente nell’altro grande classico cinese amatissimo pure nell’arcipelago nipponico, lo Shui Hu Zhuan (Storia in riva all’acqua; in giapponese chiamato Suikoden, in Italia è uscito con il titolo I briganti per l’Einaudi. Il fumettista italiano Magnus, 1939-1996, ne ha pure tratto un’eccellente adattamento a sfondo fantascientifico a partire dal 1973) di Shi Naian (1296?-1372?), dove i centotto fuorilegge protagonisti si battono contro le angherie e la corruzione del governo della corte imperiale –, sia perché nella terra del Sol Levante in quel periodo si era in una vera e propria età dell’oro per la fantascienza letteraria, televisiva e cinematografica.

Innegabile è l’impatto che Star Wars ha avuto sulle contemporanee e successive produzioni giapponesi, ma è da notare come già originariamente Lucas e il suo staff si siano a loro volta ispirati non poco all’Oriente. Ciò risulta ancor più evidente se andiamo ad analizzare le pellicole della saga di Star Wars successive all’episodio IV e i vari prodotti multimediali ad esse collegate. Le connessioni, esplicite o nascoste che siano, con la cultura indiana, cinese e giapponese si sono man mano rafforzate – viene qui subito in mente il trucco del viso e l’abbigliamento della regina Padmé Amidala e gli oscuri Sith di Star Wars-episodio I – in un continuo gioco di rimandi e di influenze reciproche.

Certo anche in Giappone e in Cina ci sono state, e ci sono pure oggi, forti polemiche tra letterati e studiosi del genere fantastico riguardo al dubbio se Star Wars sia una space opera di fantascienza o, piuttosto, un racconto di avventura semplicemente mascherato da SF, tuttavia queste discussioni interessano poco al grande pubblico che continua a essere affascinato dalla fiaba creata da George Lucas.

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Immagini: Chewbacca, Hanuman e Sun Wukong