Visioni del Giappone – Visions of Japan

4 11 2009

takan10 – 18 NOVEMBRE 2009
alessiostudio propone un’iniziativa legata alla cultura giapponese in collaborazione con l’Hotel NH Santo Stefano di Torino.
L’Hotel NH Santo Stefano si trova nel quartiere del “Quadrilatero Romano”. alessiostudio esprime la propria creativita’ e professionalita’ nei settori dell’architettura, della comunicazione & grafica, della produzione video e degli eventi. Visioni del Giappone – Visions of Japan, e’ frutto di una ricerca che si e’ sviluppata negli anni, uno sguardo aperto verso la societa’ contemporanea nelle sue diverse espressioni (appunti, sguardi, elementi urbani e architettonici, le tradizioni e gli aspetti innovativi del vivere sociale).
La mostra, con la presenza di diverse installazioni e proiezioni video, si colloca nei locali della prestigiosa sede dell’albergo di Via Porta Palatina, 19 in Torino. La mostra si svolge dal 10 al 18 novembre 2009, dalle ore 18.00 alle 22.00.
L’inaugurazione del 10 novembre alle ore 21,30 prevede un buffet e spazio lounge con un intervento musicale a cura di Claudio Nicola al contrabbasso.
Il 16 novembre alle ore 18,30 e’ previsto un incontro “Racconti dal Giappone Contemporaneo” conversazioni su cinema, anime e letteratura a cura di Dario Tomasi, docente di Storia del Cinema presso l’Universita’ di Torino, Facolta’ di Lettere e Filosofia con Stefano Gariglio, critico e Massimo Soumare’, traduttore e scrittore.
Gli autori e curatori della mostra sono Lorena Alessio e Giorgio Risso con la
collaborazione di Rosali Alessio e Marco Brizio.
L’esperienza di alessiostudio nella produzione video si e’ sviluppata sul campo della ricerca legata al Giappone, alla documentazione di eventi e nell’ambito delle due recenti rassegne di musica contemporanea “In Scena!”, in collaborazione con Fiari Ensemble.
Presso NH Santo Stefano Via Porta Palatina, 19 – 10122 Torino





Sulla via della seta

28 10 2009

otoyMi e’ piaciuto il tratto elegante e deciso della mangaka Mori Kaoru fin da quando mi e’ capitato tra le mani uno dei fumetti di Emma. Indubbiamente il suo modo di disegnare e’ poi successivamente evoluto moltissimo tra il primo e l’ultimo volumetto della serie.
Adesso la Mori ha pubblicato il primo volume di Otoyome monogatari (Storia di una sposa vergine), opera pubblicata a puntate a partire da ottobre 2008 sulla rivista giapponese Fellows! con un grandissimo successo di pubblico. La storia (che piacera’ di sicuro al mio amico Davide) e’ ambientata nel diciannovesimo secolo in Asia centrale, piu’ precisamente nelle praterie vicine al mar Caspio e narra della ventenne Amil che si ritrova sposata con un marito dodicenne e delle loro avventure ambientate sulla via della seta. Il vocabolo “otoyome” nasce dalla combinazione delle parole “otome” (fanciulla, vergine) e “yome” (sposa) riassumendo la situazione della protagonista la quale, pur essendo sposata, non puo’ consumare il matrimonio visto la giovane eta’ dello sposo…

Per chi e’ interessato al disegno di fumetti, vale la pena osservare tutte le sei parti (una mezz’ora circa in totale) di questo video in cui si vede come la Mori realizza un’illustrazione in bianco e nero proprio per Otoyome monogatari. E’ da notare come spesso i mangaka giapponesi preferiscano lavorare su di uno schizzo a matita appena accennato senza realizzare un disegno preparatorio dettagliato.

Immagine: copertina del primo volume di Otoyome monogatari di Mori Kaoru, edito da Beam Comix.





Porti di Magnin, Emaki: letteratura e arte figurativa giapponese

17 09 2009

Porti di Magnin-EmakimonoE’ uscita oggi la rivista-catalogo Porti di Magnin pubblicata dall’associazione che porta il medesimo nome. Punto centrale del n.69 di settembre 2009, supplemento n.4, sono i tre saggi ampiamente corredati di foto a colori scritti per la mostra Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese che si terra’ dal 3 ottobre al 18 ottobre 2009 negli spazi espositivi dell’Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe, Mondovi` (CN). Per la precisione i testi, nei quali si esamina la continuita’ artistica a partire dagli emakimono del Periodo Heian passando attraverso gli ukiyo-e del Periodo Edo per arrivare fino ai nostri giorni, sono i seguenti:

1) Emakimono: il punto di congiunzione tra letteratura e arte figurativa giapponese di Massimo Soumare’

2) Gli emaki e la cultura Edo – L’influenza sugli ukiyo-e di Akane Fujisawa

3) Gli emaki – All’origine dei fumetti e dell’animazione giapponese di Murasaki Fujisawa

La dott.ssa Akane Fujisawa e’ professoressa alla Gakushuin University, Tokyo Gaikokugo University, Tokai University e Gakushu shogai center, e’ specializzata in letteratura e cultura giapponese premoderna e storia del teatro tradizionale ed e’ anche editor della International Ukiyo-e Society.

La dott.ssa Murasaki Fujisawa e’ professoressa alla Gakushuin University, Kokugakuin University, Tamagawa University, Chuo University, Toyo University, Musashino art University, Chiba Institute of Technology, Sugino Fashion College e Ryotokuji University, e’ specializzata in arte giapponese, ukiyo-e e cultura Edo ed e’ inoltre direttrice della International Ukiyo-e Society.

Per chi fosse interessato ad avere la rivista, puo’ farne richiesta anche direttamente all’Associazione Porti di Magnin.





Warawa e wacchi

13 09 2009

NagLa letteratura giapponese contemporanea e, di conseguenza, manga e anime, fanno largo uso di dialetti e di linguaggi in stile classico. Decisamente molto di piu’ di quanto avvenga nel panorama italiano (se per i libri ci sono ancora alcuni scrittori che utilizzano parlate vernacolari, queste sono quasi totalmente assenti nei disegni animati e nel fumetti prodotti nel nostro paese). Vero e’ che anche da noi esistono romanzi scritti in dialetto, ma generalmente sono rivolti ad un pubblico determinato e circoscritto (ad esclusione di eccezioni eccellenti come i libri di Camilleri), mentre nel caso del Giappone le numerose opere che utilizzano questi linguaggi sono diffuse e apprezzate su tutto il territorio dell’arcipelago nipponico. Risulta purtroppo molto difficile, se non impossibile, rendere in altre lingue alcune particolarita’ che vivacizzano i personaggi mantenendo lo stesso sapore che hanno nell’originale. Ad esempio, il tipo di linguaggio usato dei jidaimono, storie ambientate nel medioevo, ricalca quello usato nei tempi a cui fanno riferimento, suddividendosi inoltre ulteriormente a seconda della regione dove sono collocati gli eventi. Un po’ come se noi in un fumetto ambientato nel Rinascimento avessimo personaggi che parlino con una lingua basata su quella degli autentici testi dell’epoca o con un idioma di antico italiano semi-immaginario come quello dei due Brancaleone di Mario Monicelli.
HolI manga comici impiegano spesso il dialetto di Osaka e del Kansai (quello utilizzato anche da molti comici dal momento che viene considerato particolarmente divertente), per questo molte persone che studiano la lingua giapponese rimangono perplesse e incontrano molte difficolta’ quando vi si trovano davanti. Per i lettori giapponesi e’ assai divertente che i due alieni di Dr. Slump & Arale di Toriyama Akira usino il dialetto di Nagoya. Fatto che ovviamente passa del tutto inosservato nella traduzione italiana…
Recentemente, due protagoniste di opere di successo come Nagi del manga Kannagi di Takanashi Eri e Holo del ciclo di romanzi di Okami to koshinryo hanno suscitato l’interesse del pubblico anche per il modo di esprimersi che rappresenta una parte essenziale del loro carattere. Mentre Nagi, un’antica dea, utilizza un giapponese quasi arcaico (e’ interessante notare come la sigla finale dell’anime riprenda proprio le parole di una preghiera scintoista norito e sia cantata in giapponese classico!) e usa, per dire, al posto dell’odierno “watashi” (io) il vocabolo “warawa” che nel Periodo Heian era pronunciato dalle ragazze giovani, Holo si serve, a cominciare dal termine “wacchi” (io) per indicare se stessa, del linguaggio delle cortigiane oiran del Periodo Edo.
Certo una buona storia rimane indubbiamente tale anche in traduzione, ma e’ estremamente difficile rendere questo tipe di sfumature ricche e complesse.

Immagini: quarto volume di Kannagi di Takenashi Eri edito dalla Comic REX e nono volume di Okami to koshinryo di Hasekura Isuna edito dalla Dengeki Bunko





Emakimono, ukiyo-e e illustrazione contemporanea giapponese

1 09 2009

MGGFinalmente lo possiamo annunciare ufficialmente!
Frutto di un gruppo di professionisti e appassionati di arte orientale piemontesi congiuntamente ad esperti giapponesi, nascono le due mostre del progetto MGG (Mostre di Grafica Giapponese) che si propongono, caso unico a livello mondiale, di presentare un percorso di sviluppo dei temi della grafica giapponese a partire dagli emakimono, per poi passare agli ukiyo-e e infine alla illustrazione contemporanea con otto artisti rappresentativi del genere, rendendo cosi’ evidente come anche i manga e gli anime, oggi tanto popolari in molti paesi, non siano un prodotto del caso, ma il risultato di una lunga evoluzione durata piu’ di un millennio.
Shuten Doji emaki - Ugo MondazziDal 3 al 18 ottobre 2009 nello spazio espositivo creato dall’architetto Carlo Pellegrino dell’Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe a Mondovi’ (CN) e con il sostegno dell’Associazione Porti di Magnin e dell’Istituto Giapponese di Cultura verranno esposti per la prima volta al pubblico gli emakimono della collezione Ugo Mondazzi, tra cui il ciclo completo dello Shuten Doji emaki composto di tre rotoli da sei metri ciascuno datati tra il 1650 e il 1750, vari frammenti di altri emaki e la parte scritta dello Moko shurai ekotoba nella mostra dal titolo Emakimono, immagini dalla narrativa classica giapponese.
ABe Yoshitoshi3Successivamente, dall’11 gennaio al 14 febbraio 2010, nella mostra Dall’ukiyo-e all’illustrazione contemporanea: la grande grafica giapponese nelle sale dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino verrano esposti una cinquantina di ukiyo-e e circa un totale di centosettanta illustrazioni di ABe Yoshitoshi, Kugatsuhime, Takada Akemi, Takada Minae, Terada Katsuya, Tsukishiro Yuko, Yamada Akihiro, Yoneda Hitoshi (tutte opere originali) sancendo per la prima volta a livello accademico e artistico piu’ alto il valore dell’illustrazione contemporanea nipponica. La qualita’ artistica dell’operazione e’, infatti, garantita dal fatto stesso che sia presentata nei prestigiosi ambienti dell’Accademia Albertina di Belle Arti e che abbia il sostegno della Japan Foundation. Ovviamente, il tutto e’ stato possibile grazie a partner e sponsor, nonche’ ai numerosi sostenitori dei due eventi, il cui ruolo e’ stato fondamentale.
Inoltre, nel corso della mostra di Torino si terranno all’Accademia Albertina conferenze e lezioni pubbliche ad essa legate con un convegno dal titolo Tra letteratura e arte con ospiti non solo italiani, ma anche provenienti dal Giappone e dalla Spagna.
Per ulteriori notizie tenete d’occhio il sito ufficiale che verra’ aggiornato costantemente. Punto importante, in modo da permettere a tutti di usufruire della possibilita’ di vedere  le due mostre, l’ingresso sara’ gratuito.
Le due mostre saranno il primo passo di quello che sara’ un progetto di piu’ ampio respiro.
Anche su Facebook.

Immagini: Shuten Doji emaki della Collezione Ugo Mondazzi e illustrazione di ABe Yoshitoshi





La tigre e il drago, una commedia sentimentale

30 08 2009

TordorToradora! e’ il titolo di una serie di romanzi light novel creati dalla mano della scrittrice Takemiya Yuyuko e illustrati da Yasu che si compone di dieci volumi e di due spin-off. Il titolo prende origine dai nomi dei due protagonisti principali, Aisaka Taiga (il cui nome per assonanza e’ simile alla pronuncia della parola “taigaa” che e’ la scrittura giapponese dell’inglese “tiger”) detta Tenori Tiger (Tigre tascabile) e Takasu Ryuji (dove “ryu” e’ scritto con il kanji di drago). Nella tradizione cinese e giapponese la tigre e il drago sono animali frequentemente associati insieme.
I libri della Takemiya devono il loro successo all’abilita’ della scrittrice di descrivere in modo davvero originale e dettagliato il carattere dei personaggi e le loro vicende scolastiche e sentimentali. Toradora!, infatti, e’ una comedia sentimentale di ambientazione scolastica dove Ryuji ha dei problemi per i lineamenti del suo volto a causa del quale inizialmente tutti lo scambiano per un teppista (mentre in realta’ e’ di carattere mite, amante dei lavori domestici e maniaco della pulizia) e Taiga la quale, pur essendo la figlia di una famiglia ricca, vive da sola e soffre di parecchi disagi che la rendono scontrosa e sempre pronta al litigio a dispetto della bassa statura (da qui il soprannome). Nel 2007 la serie ha vinto il Light Novel Award nella categoria Romantic Comedy e, ugualmente a Okami to koshinryo, negli ultimi tre anni si e’ sempre piazzata nelle prime posizioni di Kono light novel ga sugoi!. Attualmente, complessivamente ne sono state vendute piu’ di tre milioni di copie nel solo Giappone.
E stata inoltre trasposta in manga e in una serie anime di 25 episodi trasmessi a cavallo tra il 2008 e il 2009 decisamente ben fatta. Sicuramente un prodotto la cui sceneggiatura soddisferebbe il mio amico Fulvio Gatti e che puo’ essere un ottimo materiale di studio per chi sia interessato a fare della scrittura di una sceneggiatura per l’animazione o per il fumetto la propria professione. Toradora! inizialmente parrebbe simili a tanti altri anime legati all’universo scolastico nipponico con i tipici personaggi spesso un po’ stereotipati, ma in realta’ si discosta subito da questa linea. Dal punto di vista dei personaggi, e’ stato fatto un grande lavoro (merito indubbiamente dei romanzi originari), e anche il crescendo della storia e’ davvero rappresentanto in maniera notevole, con la puntata numero sedici indubbiamente eccezionale. Gia’ la prima e la seconda sigla sono di per se’ un’ottima rappresentazione dei contenuti della serie.

Immagine: volume n.1 di Toradora! di Takemiya Yukuko, illustrato da Yasu e pubblicato dalla Dengeki Bunko.





Basket e SF

23 08 2009

basqL’accoppiata basket e fantascienza non e’ del tutto nuova per quanto riguarda il Giappone. Viene subito in mente il manga Buzzer Beater di Inoue Takehiko successivamente trasposto in anime.
Tuttavia la recente serie di animazione Basquash! presenta numerosi punti che la rendono uno dei prodotti piu’ innovativi dell’ultimo periodo, al contempo essendo un ottimo lavoro di SF.
E’ innegabile che lo scambio di esperienze tra animatori giapponesi e francesi e’ riuscita a dare un tocco decisamente differente da quello che si vede in altre animazioni. Salta subito all’occhio qualcosa di famigliare ai lettori di fumetti d’autore europei (soprattutto belgi e francesi). I palazzi e gli sfondi non sono quelli delle citta’ ultramoderne giapponesi dagli alti grattacieli di acciaio, ma invece le basse costruzioni tipiche delle citta’ europee in mattoni. Thomas Romain e la sua equipe che si sono occupati dell’ original concept, art director, mechanical concept design e key animation hanno infatti infuso in Basquash! il meglio della tradizione del loro paese quali la grande paesaggistica presente nei cartonati francesi. Inoltre il regista Itagaki Shin ci ha messo del suo. In Basquash! c’e’ un atmosfera internazionale in genere meno presente nei manga e negli anime giapponesi dove la presenza di protagonisti stranieri e’ sempre limitata di numero e ridotta a un ruolo secondario (anche se poi ci sono notevoli eccezioni come Michiko e Hacchin). Qui invece abbiamo un personaggio come Miyuki Ayukawa che, a dispetto del nome, e’ chiaramente di origine africana o come Sela D. Miranda che ha le caratteristiche di una ragazza sudamericana. Man mano che gli episodi proseguono la psicologia dei protagonisti viene delineata con estrema cura svelando particolari, come per Iceman Hotty, che spiegano i loro atteggiamenti. Nel frattempo quella che pareva una storia relativamente semplice si amplia in una serie di colpi di scena ognuno dei quali apre una nuova dimensione costruendo cosi’ una costruzione affascinate e piu’ complessa di quello che inizialmente si poteva supporre e dando vita ad un bizzarro mondo sostenuto sull’essenza del basket quale origine della vita stessa in quanto giocato dagli dei stessi nell’atto della creazione dell’universo. In bilico tra space opera e steam punk con punte nell’hard SF, altalenante tra intrigo e racconto romantico, le avventure dell’impaziente Dan JD e dei suo compagni ci ricordano in qualche maniera la versione moderna dei personaggi delle storie di Salgari e di Verne. Come non vedere nel sistema di viaggio verso la luna che consiste letteralmente nell’essere sparati all’interno di una palla verso il satellite un divertito omaggio al Barone di Munchausen e a Viaggio nella Luna? Strizzatina d’occhio poi allo street basket americano, qui dagli esiti esageratamente distruttivi e al contempo comici visto che viene giocato con robot alti diversi metri chiamati “Big Foot” i quali altro non sono che delle automobili a cui sono state aggiunte braccia e gambe. Indossano enormi scarpe da ginnastica disegnate appositamente dalla Adidas per questa serie divenendo forse il primo esempio di sponsorizzazione di un prodotto all’interno di un anime.
Ottima CG poco invasiva si accompagna ad un azzecato uso di colori pastello per i personaggi. Il tutto arricchito da un’eccellente colona sonora che varia spesso durante l’intera serie. Le stesse sigle di chiusura sono una sperimentazione in quanto, dopo i primi episodi, variano struttura in maniera considerevole.
Basquash! rappresenta un’evoluzione importante degli anime con apporti maggiormente internazionali rispetto al passato e un promettente preludio verso il futuro dell’animazione. Qui e qui un esempio per farsi un’idea piu’ concreta.





Vanguard Princess, ovvero chi fa da se’ fa per tre…

12 07 2009

Per legarsi al tema del post di Davide Mana La fantascienza come meccanismo e organismo, e’ interessante vedere cosa riesce a produrre il fandom quando sfrutta a pieno le potenzialita’ creative in esse insite invece di essere un semplice elemento inerte e quando raggiunge quel livello che porta alcuni dei suoi membri ad un alto grado professionale. Questo e’ il caso dell’illustratore e creatore di videogiochi Sugeno Tomoaki autore del blog Seizon kakunin il quale, utilizzando il programma 2D Fighter Maker 2002 che permette di creare di giochi picchiaduro su piattaforma 2D, e’ riuscito a creare completamente da solo un videogioco, Vanguard Princess (e’ scaricabile gratuitamente la versione di prova dal blog dell’autore; download), la cui fluidita’ dei personaggi e qualita’ di disegno e’ allo stesso grado di quella che riuscirebbe a realizzare un’equipe di professionisti. Vedere per credere…

Qui la lista dei personaggi e qui e’ possibile osservare i dettagli degli sfondi e delle figure.
Certo un simile risultato richiede una costanza ed un impegno non indifferente. Per arrivare a questo punto di sviluppo del videogioco, a Sugeno sono occorsi circa tre anni e, da gennaio di quest’anno, piu’ di dieci ore al giorno di lavoro…