swTema non facile quello di oggi. Quindi vediamo di andarci cauti. Molto cauti.
Sta facendo parecchio discutere in Giappone, soprattutto negli ambienti legati alla cultura otaku di Akihabara e dei media dell’intrattenimento, la richiesta di revisione della legge sul divieto della pornografia infantile originariamente promulgata nel Sol Levante nel 1999 e poi modificata gia’ nel 2004. Ovviamente questo non vuol dire che gli appartenenti a questa sottocultura siano dei pervertiti. Sono tutti d’accordo sulla necessita’ e correttezza della legge, tanto per intenderci bene. Il problema nasce dal fatto che un comma della nuova revisione proposta dal partito di governo il dieci giugno prevede di mettere sotto sorveglianza chiunque venga colto con materiale “non reale” (manga, anime, CG eccetera) rappresentante minori per i successivi tre anni.
Considerato che molti fumetti ed animazioni hanno come protagonisti personaggi minorenni e la numerosa presenza di scene erotiche (ma non certo porno), molti sostengono che si arriverebbe a rischiare di esser controllati solo per avere avuto in mano uno dei primi volumetti di Dragon Ball (ricordate Bulma e il genio Mutenzo)? E che dire di prodotti come Strike witches della Gonzo (vedi qui) o Sky girls che, ok, possono piacere o meno, pero’ rimangono certo sempre ben distanti dalla pornografia infantile.
I membri della cultura otaku considerano quindi questa ingerenza governativa come lesiva e dannosa per la creativita’ e l’arte contemporanea giapponese del dopo guerra ed espressione della destra piu’ estrema.
Come dicevo, un argomento estremamente complesso…

Immagine, copertina di uno dei romanzi di Strike witches editi dalla casa editrice Kadokawa