NagLa letteratura giapponese contemporanea e, di conseguenza, manga e anime, fanno largo uso di dialetti e di linguaggi in stile classico. Decisamente molto di piu’ di quanto avvenga nel panorama italiano (se per i libri ci sono ancora alcuni scrittori che utilizzano parlate vernacolari, queste sono quasi totalmente assenti nei disegni animati e nel fumetti prodotti nel nostro paese). Vero e’ che anche da noi esistono romanzi scritti in dialetto, ma generalmente sono rivolti ad un pubblico determinato e circoscritto (ad esclusione di eccezioni eccellenti come i libri di Camilleri), mentre nel caso del Giappone le numerose opere che utilizzano questi linguaggi sono diffuse e apprezzate su tutto il territorio dell’arcipelago nipponico. Risulta purtroppo molto difficile, se non impossibile, rendere in altre lingue alcune particolarita’ che vivacizzano i personaggi mantenendo lo stesso sapore che hanno nell’originale. Ad esempio, il tipo di linguaggio usato dei jidaimono, storie ambientate nel medioevo, ricalca quello usato nei tempi a cui fanno riferimento, suddividendosi inoltre ulteriormente a seconda della regione dove sono collocati gli eventi. Un po’ come se noi in un fumetto ambientato nel Rinascimento avessimo personaggi che parlino con una lingua basata su quella degli autentici testi dell’epoca o con un idioma di antico italiano semi-immaginario come quello dei due Brancaleone di Mario Monicelli.
HolI manga comici impiegano spesso il dialetto di Osaka e del Kansai (quello utilizzato anche da molti comici dal momento che viene considerato particolarmente divertente), per questo molte persone che studiano la lingua giapponese rimangono perplesse e incontrano molte difficolta’ quando vi si trovano davanti. Per i lettori giapponesi e’ assai divertente che i due alieni di Dr. Slump & Arale di Toriyama Akira usino il dialetto di Nagoya. Fatto che ovviamente passa del tutto inosservato nella traduzione italiana…
Recentemente, due protagoniste di opere di successo come Nagi del manga Kannagi di Takanashi Eri e Holo del ciclo di romanzi di Okami to koshinryo hanno suscitato l’interesse del pubblico anche per il modo di esprimersi che rappresenta una parte essenziale del loro carattere. Mentre Nagi, un’antica dea, utilizza un giapponese quasi arcaico (e’ interessante notare come la sigla finale dell’anime riprenda proprio le parole di una preghiera scintoista norito e sia cantata in giapponese classico!) e usa, per dire, al posto dell’odierno “watashi” (io) il vocabolo “warawa” che nel Periodo Heian era pronunciato dalle ragazze giovani, Holo si serve, a cominciare dal termine “wacchi” (io) per indicare se stessa, del linguaggio delle cortigiane oiran del Periodo Edo.
Certo una buona storia rimane indubbiamente tale anche in traduzione, ma e’ estremamente difficile rendere questo tipe di sfumature ricche e complesse.

Immagini: quarto volume di Kannagi di Takenashi Eri edito dalla Comic REX e nono volume di Okami to koshinryo di Hasekura Isuna edito dalla Dengeki Bunko