Il Giappone in cinque cronache cinesi al MAO di Torino

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Al MAO, il Museo d’Arte Orientale di Torino giovedi’ 5 maggio 2011 alle ore 18:00 terro’ la seguente conferenza. L’ingresso e’ libero fino ad esaurimento posti.

Il Giappone in cinque cronache cinesi
Dal paese di Yamatai al regno di Yamato: viaggio alle origini dello stato giapponese

ElmoLe cronache storiche ufficiali cinesi sono le prime fonti scritte a fornirci dettagliate informazioni sugli albori della nazione giapponese (nel corso della storia ben 18 di loro parleranno del paese del Sol Levante), anticamente chiamata Wo dai cinesi e Wa dai giapponesi. Il loro studio, unito ai risultati delle piu’ recenti scoperte archeologiche ed all’analisi dei testi storici nipponici e coreani maggiormente antichi, contribuisce a gettare una luce chiarificatrice ed affascinante sulla storia del Giappone nel periodo che va dalla nascita di Cristo fino alla fine del VII secolo. Dal paese di Yamatai e dalla coalizione di regni governati dalla regina-sciamano Himiko del III secolo, attraverso il sorgere di potenti regni quali quelli di Izumo, Kibi e Koshi si arriva ai primi sovrani del regno di Yamato del V secolo i quali riusciranno in seguito ad assumere l’egemonia del paese e diverranno i fondatori della attuale dinastia imperiale, in un continuo sviluppo delle strutture culturali e sociali dell’arcipelago. E’ un periodo in cui fervono gli scambi con la Cina e la Cinque cronacheCorea, dalle quali il Giappone trae numerosi elementi culturali, religiosi, artistici e politici adattandoli pero alla propria realta’ ed esigenza. Influssi che possiamo osservare, ad esempio, nel tempio buddhista di Horyuji edificato dall’imperatrice Suiko e dal principe Shotoku Taishi nel 607 d.C situato nell’attuale prefettura di Nara, dove la struttura architettonica del tempio e le decorazioni dei tesori in esso conservati mostrano una forte connessione non solo con elementi cinesi e coreani, ma anche indiani ed addirittura influenze artistiche di origine greca. L’esito della battaglia navale di Hakusonko avvenuta nel 663 che coinvolge i regni coreani, i Tang ed i giapponesi in un conflitto su larga scala determina il futuro assetto geopolitico dell’Asia estremo orientale e conduce a quella che puo’ esserre considerata la prima vera fase di incastellamento in Giappone.

Alle ore 21:00 del medesimo giorno si terra’ inoltre il concerto di koto della maestra Mieko Miyazaki.

Entrambi gli eventi rientrano in una serie di incontri e concerti che si svolgeranno al Museo d’Arte Orientale a partire dal 5 maggio fino al 18 giugno. I dettagli sono consultabili sul sito ufficiale del MAO e su quello della Fondazione Torino MuseiQui la pagina dedicata alla mia conferenza.

Immagine in alto: elmo del V secolo d.C. conservato al Tokyo National Museum.

Immagine in basso: copertina del volume Japan in Five Ancient Chinese Chronicles: Wo, the Land of Yamatai and Queen Himiko, Massimo Soumaré, Kurodahan Press, 2009.

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Sorelle minori, otaku e fujoshi

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OrUna consistente parte dei manga e degli anime si distinguono dai corrispettivi di altri paesi per essere capaci di presentare storie quotidiane raccontate in un modo capace di tenere desta l’attenzione del lettore e dello spettatore. In effetti, possiamo considerare cio’ come uno dei punti di forza e particolarita’ della produzione dell’intrattenimento nipponico. Si potrebbero fare molti esempi, ma, per brevita’, credo sia sufficiente citare Meison Ikkoku di Takahashi Rumiko. Sostanzialmente una love story totalmente priva degli elementi fantastici o fantascientifici, supereroistici, d’azione o gialli che caratterizzano la quasi totalita’ dei fumetti e cartoni animati occidentali, capace’ pero’ di durare 15 volumetti e dare vita ad una serie animata di ben 96 episodi apprezzati a livello mondiale.
Da questo punto di vista, la serie anime Ore no imoto ga konna ni kawaii wake ga nai (Non e’ possibile che mia sorella minore sia cosi’ carina) trasposizione dei romanzi light novel di Fushimi Tsukasa pubblicati a partire dal 2008 dalla casa editrice Dengeki Bunko/ASCII MEDIA WORKS Inc. (una delle maggiori nel settore) per un totale, ad oggi, di sette volumi non si discosta da tale canone.
Realizzata molto bene con un tratto fluido e sfondi molto realistici che ritraggono il quartiere di Akihabara e altri luoghi quali Otome Road, e’ interessante vedere come Oreimo, cosi’ come viene abbreviato il titolo (abitudine questa di accorciare i nomi di romanzi, manga e anime molto diffusa in Giappone) presenta in modo accurato e intrigante non solo il mondo degli otaku, ma anche quello meno conosciuto delle fujoshi e il loro impatto e rapporto con la societa’ giapponese.
A differenza di quanto avviene generalmente in questo tipo di storie, qui e’ la protagonista femminile, Kosaka Kirino, ad avere una vera passione per i prodotti della cultura otaku, siano essi anime o videogiochi. Con una propensione per i visual novel di amori incestuosi tra fratelli maggiori e sorelle minori. Ma Kirino distingue benissimo la finzione bidimensionale dalla realta’, tant’e’ che tratta malissimo suo fratello maggiore Kyosuke, agli inizi per nulla interessato a fumetti o altro e che rappresenta il tipico studente liceale giapponese medio. Il problema di Kirino e’ fondamentalmente quello di cercare di tenere distinta la sua passione dalle attivita’ “serie” che invece occupano la sua giornata e che, tra l’altro, sono diametralmente opposte. La ragazza che frequenta ancora le medie e’ intelligente, bella, alla moda – in questo e’ descritto molto bene il modo di agire e di vestirsi delle adolescenti giapponesi “kawaii” -, brava negli sport; lavora inoltre pure come modella. Insomma, l’esatto contrario dell’immagine stereotipata dell’otaku. Percio’ si trova nella condizione di dover tenere il segreto con la sua famiglia dove il padre non ha una buona opinione dell’ambiente di Akihabara e con le sue migliori amiche (anche loro modelle e ragazze di successo della scuola), soprattutto la rigida Ayase, le quali ritengono gli otaku pericolosi tanto da considerare impensabile avere un contatto con uno di loro. Amando entrambi i mondi, per Kirino e’ letteralmente impossibile fare una scelta. Sara’ quindi il tranquillo Kyosuke ad aiutarla – Kirino, nonostantel carattere forte e capriccioso, racchiude in se’ molte insicurezze – ed a fare persino in modo che la sorella possa trovare delle amiche appassionate di manga, anime videogiochi con cui potersi sfogare a parlare liberamente della sua passione. L’intreccio narrativo che ne segue risulta pertanto godibilissimo e con un gran numero di relazioni variabili fra Or2i personaggi. Tra le amiche otaku di Kirino, Saori e’ quella maggiormente saggia e che capisce meglio di tutti i caratteri delle persone (in realta’ a dispetto dell’aspetto e’ una ragazza ricca appartenente ad una famiglia molto in vista), mentre la pungente Kuroneko e’, come carattere, esattamente l’esatto opposto di Kirino. Kuroneko ha avuto un tale successo tra i lettori da divenire la protagonista principale assoluta del quinto volume.
Da notare che esistono alcune discrepanze tra la versione letteraria e quella animata.
Di Oreimo sono stati realizzati alcuni volumi manga, drama-CD ed esiste anche un canale radio su internet.

Immagine in alto: copertina del primo volume di Ore no imoto ga konna ni kawaii wake ga nai, Fushimi Tsukasa, Dengeki Bunko.

Majokko tragiche e malinconiche

2 commenti

Mado 2Gli ultimi due cicli trimestrali di anime giapponesi si sono distinti per la presenza di un gran numero di opere di notevole qualita’, sia dal punto di vista grafico che narrativo. E’ da segnalare anche un ritorno alle opere originali, per intenderci quelle non tratte da manga o light novel (quest’ultime visto il grande successo di vendite recentemente sono state spesso trasposte in serie animate).
Tra gli anime terminati a fine marzo primeggia indubbiamente Mahou Shoujo Madoka Magika (PUELLA MAGI MADOKA MAGICA) per la regia di Shinbo Akiyuki e prodotto dall’ottimo studio Shaft, serie composta da dodici puntate (le ultime due andate in oda solo nella penultima settimana di aprile 2011). L’idea di base, tutto sommato abbastanza semplice, e’ stata quella di ribaltare il concetto presente nelle varie opere delle majokko (streghette), come Sailor Moon, mantenendo i tipici elementi “kawaii“, ma innestandoli in una realta’ in cui le protagoniste possono rimanere ferite e morire ed in cui il classico animaletto simile ad un orsetto de peluche che accompagna le ragazze presenta un’ambivalenza per cui, al suddetto aspetto kawaii, si contrappone invece un carattere inquietante e spietato, teso semplicemente a conseguire freddamente il proprio scopo. L’alieno (in tutti i sensi!) Kyubey diventa cosi’ una figura davvero spaventosa ed ambigua.

Se l’idea e’ semplice, non lo e’ pero la realizzazione. Le ragazzine combattenti sono delineate psicologicamente molto bene, di gran lunga meglio di quanto non accada di solito nelle serie majokko. Le loro aspirazioni e ideali giovanili si scontrano con la realta’ che si trovano ad affrontare, mostrando il lato oscuro che ognuna di loro nasconde dentro di se’. Persino Madoka, la protagonista, che e’ quella piu’ ingenua ma allo stesso piu’ solare del gruppo, per tutta la serie continua ad esitare su come deve comportarsi e decidera’ di trasformarsi e sacrificarsi solo all’ultimo. Notevole e’ il modo in cui nel corso delle puntate vediamo variare il modo di agire di Homura (che, da un certo punto di vista e’ la vera eroina principale), Sayaka, Mami (personaggio particolarmente apprezzato dal pubblico) e Kyoko. All’inizio rappresentanti lo stereotipo consolidato delle eroine di questo tipo di produzione (a volte portato all’eccesso come nel caso di Kyoko che alla sua prima apparizione appare decisamente psicopatica con una propensione omicida rivolta anche verso le compagne e che incarna il personaggio con tendenze asociali del gruppo), ne vengono, successivamente, analizzati in profondita’ i traumi non indifferenti che tutte, Madoka e parzialmente Sayaka escluse, hanno subito.
Per trovare un’altra produzione che racchiuda un senso di malinconia e di sofferenza interiore tanto intenso bisogna ritornare al Casshern sins del 2009.
MadoAnche la conclusione di Madoka Magica, che poteva rivelarsi il punto debole della produzione, e’ un falso happy ending molto adatto all’intera struttura della serie. Il sacrificio estremo di Madoka e’ terribile, ma non risolve la situazione, al piu’ ne mitiga gli effetti. Ed e’ la solitaria Homura a doversi sobbarcare il fardello di un mondo in parte mutato da quello precedente, ma dove le presenze negative si sono limitate semplicemente a mutare forma e dove il tragico fato delle protagoniste rimane, a ben guardare, immutato.
Oltre agli elementi della SF classica, come il loop temporale o il controllo dello scorrere del flusso del tempo (il potere di Homura) ritroviamo qui l’elemento epico e pure, nella conclusione, quello mitico. In un certo senso, nel rapporto metafisico tra diverse realta’ possiamo osservare delle similitudine con quel capolavoro che e’ stato Serial experiments Lain.
Notevole anche la raffigurazione dei modi di combattere delle majokko le quali, al posto delle solite bacchette magiche o simile, utilizzano invece ben piu’ sinistri moschetti, lance, pistole e bombe. La rappresentazione dei nemici, le streghe, che provocano i suicidi degli esseri umani sono estremamente originali, fondendo l’animazione classica giapponese ai modelli di quelle osservabili nei lavori europee (soprattutto dell’Europa dell’Est). Persino le musiche sono molto curate e belle facendo di PUELLA MAGI MADOKA MAGICA un’opera davvero eccellente che gioca tra canoni del genere ormai classici e spunti innovativi e contestatori.

Dalla serie sono stati realizzati anche dei manga e si sta lavorando ad un romanzo.

Un’asta delle opere di Michael Moorcock a favore della popolazione colpita dal terremoto in Giappone.

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michaelmoorkockProgetto presentato nel sito Moorcock’s Miscellany sostenuto dallo scrittore Michael Moorcock di un’asta a favore della popolazione colpita dal terremoto in Giappone.

E’ possibile acquistare a prezzi accettabili copie di alcuni vecchi volumi dove sono sate edite storie dello scrittore inglese, sempre attento e disponibile per le opere a scopo benefico (In Moorcock’s Miscellany potete infatti trovare pagine dedicate anche ad altre cause umanitarie).
Qui i dettagli.