Ritorna il Son Goku di Katsuya Terada

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Saiyukiden2

ALIA4 Terada Katsuya covers

L’editore J-Pop l’aveva promesso. Di far uscire il secondo volume delle avventure dello scatenato re scimmione di Katsuya Terada entro la fine dell’anno. Ancora 132 pagine completamente a colori, con una qualita’ di disegno persino superiore al primo volume. Saiyukiden sta giustamente riscontrando il successo che merita anche in Italia e mi piace qui anche ricordare le tre stupende copertine realizzate da Terada appositamente per le antologie italiane di ALIA.

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Il Son Goku di Terada Katsuya

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Saiyukiden1

E’ uscito il primo volume di Saiyukiden di Terada Katsuya, geniale fumettista e illustratore poliedrico le cui opere sono state anche esposte in Italia nel corso della mostra Dall’ukiyo e all’illustrazione contemporanea: la grande grafica giapponese.
Piu’ che un manga si puo’ tranquillamente definire un fumetto d’autore dalle splendide tavole, percio’ e’ fruibile sia dagli appassionati del fumetto giapponese sia dai sostenitori di quello europeo. Ciascun volumetto si compone di circa 130 pagine con pagine completamente a colori nella bella edizione della J-Pop.
Tanto per chiarire alcuni dubbi dei lettori, l’intera storia e’ stata gia’ pubblicata a puntate in Giappone dall’editore Shueisha, ma in bianco e nero. Quindi poi Terada ha rielaborato le tavole colorandole e queste sono state riunite in volumi. Il terzo e ultimo e’ previsto in uscita tra la fine del 2012 e i primi mesi del 2013.
Per una maggiore comprensione della vicenda narrata puo’ essere utile leggere l’articolo Son Goku, la scimmia ribelle che scosse il cielo.

The World According to the Damned…

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Igyo-tachiIgyo-tachi ni yoru to sekai wa… – The World According to the Damned e’ un manga di centoundici pagine realizzato dall’illustratore e fumettista COCO e pubblicato dalla Hayakawa Shobo nell’estate 2011. Si tratta di un yonkoma gyagu manga, cioe’ un fumetto satirico a quattro vignette, dapprima uscito sul sito dell’autore e, successivamente, ridisegnato e raccolto in un volumetto completamente a colori.
Basato sulle figure degli dei presenti nei Miti di Cthulhu creati di H. P. Lovecraft e ripresi successivamente da altri scrittori come Augusth Derleth, nella versione di COCO, le varie divinita’ sono state trasformate in graziose ragazze.
La prepotente e “terribile” Cthulhu, ad esempio, indossa una tuta a forma di drago, Ulthar ha le orecchie da gatto, Nyarlathotep e’ una giovane donna africana invidiosa di Cthulhu che la maltratta sempre. Insieme a loro troviamo Dagon, Hastur, Ithaqua, il dio pazzo Azathoth e tutti gli altri personaggi della cosmologia del ciclo lovecraftiano. L’autore e’ molto abile a creare un’esposizione divertente e Igyo-tachi 2satirica dei personaggi dei miti, ma al contempo ad essere anche molto fedele agli originali, ed indubbiamente chiunque conosca le opere di Lovecraft trovera’ sicuramente divertenti le sue storie. Forse l’unica pecca di Igyo-tachi ni yoru to sekai wa… consiste proprio nel fatto che i lettori i quali non abbiano famigliarita’ con i lavori dello scrittore di Providence non saranno probabilmente in grado di cogliere tutti i riferimenti di cui e’ costellato l’intero manga. Inoltre COCO inserisce alcune sue storie illustrate decisamente inquietanti e di stile lovecraftiano che creano uno strano gioco disturbante e surreale, ma al contempo affascinante, con le gag delle vignette.
I disegni sono molto gradevoli e con una colorazione semplice, ma parecchio accattivante contribuendo a fare di questo manga un’opera di ottimo livello.
Interessante anche l’altra sua opera, Kyo no Hayakawa-san (Hayakawa-san oggi), anch’essa inizialmente pubblicata su internet, dove le donne protagoniste rappresentano ciascuna e varie case editrici giapponesi specializzate nella fantascienza, nell’horror, nella giallistica, nel romanzo d’autore eccetera. Sempre edito dalla Hayakawa Shobo, ad oggi ne sono usciti tre volumi.
COCO inoltre e’ anche un’abile fotografo. Le sue immagini di insetti sono davvero molto belle.

Immagine 1: Igyo-tachi ni yoru to sekai wa…, COCO, Hayakawa Shobo
Immagine 2: Ulthar che fa pubblicita’ all’uscita di Igyo-tachi ni yoru to sekai wa…

Dai detriti dello spazio alla furia vichinga

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Plan 2Yukimura Makoto e’ uno dei mangaka piu’ interessanti tra quelli delle ultime generazioni (intendendo qui particolarmente quegli autori che hanno oggi tra i trenta e i quarant’anni). Lo e’ in particolar modo in considerazione del fatto che e’ uno dei relativamente pochi mangaka in grado, oltre ad avere un disegno estremamente raffinato e maturo, di scrivere delle storie le quali dal punto di vista della sceneggiatura narrativa raggiungono un altissimo livello, frutto certo anche di un attento e preciso lavoro di ricerca. Non prolifico, avendo al suo attivo solamente tre serie, tuttavia le sue storie hanno goduto di un grande successo sia in patria che all’estero. A cominciare da quel Planetes che rappresenta una delle migliori space opera a fumetti di questi ultimi dieci anni. Pubblicata dal 1999 al 2004 dall’editore Kodansha e tradotta anche in italiano dalla Panini – seppure ora sia, purtroppo, in esaurito – e’ stata successivamente raccolta in quattro volumetti. La qualita’ del suo lavoro e’ provata dal fatto che nel 2002 gli e’ stato conferito il Premio Seiun per la sezione manga.
In Planetes siamo in un prossimo futuro, il 2075, in un epoca in cui i rifiuti nello spazio sono divenuti un problema dal momento che ostacolano le operazioni dei veicoli spaziali. Non ci sono razze aliene, confederazioni o tecnologie particolarmente avanzate. Il pregio dell’opera di Yukimura e’, appunto, quello di creare un futuro possibile dove i lenti progressi nei viaggi spaziali si accompagnano a tutta una serie di questioni sulla terra irrisolte quali il divario tra paesi ricchi e quelli in via di sviluppo (arretrati ulteriormente non avendo accesso alle risorse dello spazio), discriminazione, terrorismo eccetera fornendo una visione di grande respiro estremamente articolata di un prossimo futuro. Inoltre i vari personaggi presentano una psicologia molto articolata, con descriti assai bene punti di forza e debolezze.
I protagonisti principali sono i membri di una ditta che si occupa proprio del recupero dei detriti spaziali. Gli esseri umani ed i mezzi sono disegnati con estrema cura ed e’ evidente come, in particolare, Yukimura si sia documentato a fondo per la realizzazione di quest’ultimi.
PlanDal 2003 al 2004 e’ stata prodotta da Sunrise/Bandai/NHK anche un’ottima serie animata composta di 26 puntate anch’essa molto curata nei dettagli tecnici – da segnalare qui il grande lavoro svolto dallo staff e il notevole conceptual design, setting reseach e SF setting di Ogura Shinya, attualmente al lavoro anche sulla serie animata Sacred Seven – la quale ha goduto anche della collaborazione della JAXA. Non per nulla, pure l’ anime si e’ aggiudicato il Premio Seiun nella categoria media. L’unico altro fumetto cui sia riuscita una simile impresa e’ stato Nausicaa della valle del vento di Miyazaki Hayao.
Tra il manga e l’ anime ci sono varie differenze. Nell’ anime i temi vengono notevolmente ampliati migliorando ancor piu’ le potenzialita’ del fumetto originale. I protagonisti fanno parte della sezione di livello piu’ basso di una grande compagnia. Tale sezione viene chiamata dagli altri con disprezzo “Hanka” (mezza sezione). La storia arriva solo fino alla partenza della missione di esplorazione. Inoltre sono stati aggiunti diversi personaggi.
Alcuni episodi sono davvero da antologia, come quello in cui Fee Carmichael, caparbia tabagista e capitano della nave da recupero DS-12/Toy Box, sventa un attentato terroristico scagliandosi con la sua astronave contro gli avversari infuriata perche’, a causa dei loro attentati, per sicurezza sono state chiuse le poche aree sulle stazioni spaziali dove si puo’ fumare…
Planetes non e’ un prodotto diretto solo agli appassionati di manga e anime, ma godibilissimo da qualsiasi appassionato di fantascienza. Anzi, a ben pensarci, adatto a chiunque.
Visto il successo che la nuova serie di Yukimura Vinland saga ambientata all’epoca dei vichinghi sta attualmente ottenendo in Italia, c’e’ da chiedersi perche’ i volumi di Planetes non siano ristampati…

Immagine 1: copertina del primo volume di Planetes, Yukimura Makoto, Kodansha

Immagine 2: Planetes, anime, Sunrise/Bandai/NHK

Quando il Politecnico s’interessa di anime e manga…

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kanagawa kaito no3Kaito (Kait) e’ una rivista che si occupa dello studio della realizzazione dei personaggi per videogame, anime e manga creata nel 2010 e ormai giunta al terzo numero.
Si avvale, tra i suoi collaboratori, di personaggi del calibro di Koike Kazuo, Ikegami Ryoichi, Kaji Kengo e molti altri professionisti e docenti universitari. Fino a qui potrebbe essere gia’ di per se’ un progetto molto interessante, ma quello che la rende unica e’ il fatto che sia edita dal dipartimento di studio dei media del Politenico di Kanagawa e che parte degli articoli e dei manga editi riguardino proprio gli studenti dell’ateneo!
La facolta’ giapponese propone infatti dei corsi di laurea che si prefiggono lo scopo di creare degli esperti per i vari settori i quali in futuro si dedichino a livello professionale a campi dell’intrattenimento dove saranno impiegati nuovi contenuti e nuove tecnologie 110811 manga1901attualmente in fase di sviluppo.
La percentuale d’impiego dei neolaureati e’ davvero alta e le ditte presso cui trovano lavoro annoverano i nomi di Konami, Fujitsu, Casio, Imagica eccetera. Diventa percio’ evidente la ragione per cui il Giappone riesca a dar vita a prodotti di alta qualita’ sia per i videogiochi che per l’animazione e il fumetto.

Ma Kait non e’ l’unica rivista di questo genere, ad esempio esiste anche Daigaku manga (Manga universitari) legata dall’Accademia di belle arti di Osaka, in questo caso piu’ direttamente rivolta alle tecniche di creazione dei manga e che raccoglie anche saggi e dibattiti di professionisti del settore.

Entrambe le riviste sono distribuite dalla Koike Shoin, una casa editrice creata nel 1972 da Koike Kazuo. Da noi Koike e’ forse piu’ noto per essere il creatore del manga Crying Freeman, ma grandissimo e’ stato la sua Kazuo Characterattivita’ nel crescere e forgiare talenti nel campo del manga; dalla sua scuola di fumetto Gekiga sonjuku fondata nel 1977 sono usciti autori quali Takahashi Rumiko e Hara Tetsuo divenuti in seguito famosi in tutto il mondo. Ma non solo, anche scrittori e sceneggiatori come Kikuchi Hideyuki e lo stesso Kaji Kengo che attualmente tiene un corso al Politecnico di Kanagawa incentrato sulla creazione e lo studio dei characters .
Di Kazuo merita di essere qui menzionato il recentissimo volume Kazuo Koike no kyarakuta shinron (Nuova discussione sul character di Koike Kazuo ) in cui parla delle tecniche di sviluppo dei personaggi per i social media e di come fare in modo che ottengano il massimo impatto e successo presso gli utenti.

Immagine 1: Kaito, vol. 3, Kanagawa koka daigaku, 2011
Immagine 2: Daigaku manga, vol. 19, Osaka geijutsu daigaku, 2011
Immagine 3: Kazuo Koike no kyarakuta shinron, Koike Shoin, 2011

Alieni in periferia

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NiNieA_7 e’ un manga raccolto in due volumi realizzato da Yoshitoshi ABe e gK originariamente serializzato sulla rivista Ace next edita dalla Kadokawa Shoten dal 1999 al 2001 e trasposto in un anime di 13 puntate nel corso del 2000.
Come in molte altre opere di ABe, ricordiamo ad esempio Haibane renmei, la trama principale e’ appena un abbozzo, l’atmosfera e’ ricca di silenzi e di pause meditate ed il punto focale si concentra, piuttosto, sull’amicizia tra le due protagoniste, Mayuko, una studentessa terrestre molto povera che frequenta una yobikou (ovvero una scuola di preparazione per l’esame di ingresso all’universita’) e la strana aliena NieA, l’unica extraterrestre ad essere priva di antenna e percio’ catalogata con il grado piu’ basso di “under seven”.
In alcuni suoi aspetti, NieA_7 presenta indubbiamente lati surreali e da commedia che fanno pensare a Urusei yatsura (Lamu’ la ragazza dello spazio), pero’, al contempo, rispetto a quest’ultimo, riesce a toccare anche temi profondi quali l’emarginazione e la discriminazione.
Se il vecchio e malandato bagno pubblico dove vive Mayuko non e’ in uno slum, poco ci manca e, nonostante la serie sia stata realizzata nel 2000, l’ambientazione sembra ben piu’ la Tokyo degli anni ’70 che non quella dei quartieri sgargianti della metropoli giapponese d’inizio del XXI secolo. Ed e’ qui che abitano anche tutta una serie di alieni di livello sociale tanto basso che il governo non ritiene nemmeno opportuno dargli la cittadinanza giapponese limitandosi ad ignorarli, alcuni dei quali imitano usi e costumi dei terrestri (c’e’ la ragazza aliena vestita da cinese e quello da indiano). Giunti sulla terra diversi anni prima, ormai vivono tranquillamente in simbiosi con i terrestri non ricordando piu’ ne’ da dove siano giunti, ne’ per quale ragione. L’astronave madre – un buffo disco volante enorme con una antenna sulla sommita’ – che li ha condotti sul nostro pianeta e’ appena una sagoma avvolta dalla foschia stagliata sullo sfondo del paesaggio, divenendo cosi’ un’ enigmatico monumento-simbolo misterioso. Gli elementi che restano inspiegati e vaghi sono, per l’appunto, molti e certo la serie, pur essendo una commedia, e’ permeata da una malinconia evidenziata a volte dallo sguardo di NieA, di solito invece totalmente spensierata e che gli altri personaggi considerano un vero spirito libero, la quale osserva il cielo in lontananza concentrata su chissa’ quali pensieri o dalle preoccupazioni di Mayuko riguardo i continui sacrifici che deve affrontare – che, tuttavia, trovano il contrappunto nei divertenti siparietti comici in cui la ragazza rivela con espressioni del viso deformate la sua parsimonia portata agli eccessi.
In sostanza, si tratta di un tipo di animazione che puo’ piacere a chi alle storie ipercinetiche preferisca una narrazione piena di sentimenti ma lenta, similmente a quelle di Casshern Sins o Serial Experiments Lain.

Figura: illustrazione di Yoshitoshi ABe.

I giorni della sposa

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I giorni della sposa

E’ uscito per la casa editrice J-pop, il primo volume di I giorni della sposa di Kaoru Mori (ne avevo gia’ parlato qui in precedenza) che ho tradotto in italiano. Personalmente, come avevo gia’ scritto, penso la storia sia molto bella, con personaggi davvero ben caratterizzati edisegni incredibilmente espressivi.
Inoltre l’edizione italiana anche come qualita’ della carta eccetera e molto simile a quella giapponese, cosa non da poco.

Usciti gli atti del convegno “Tra arte e letteratura, tra Italia e Giappone”

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Porti di Magnin 73 2

Sul numero 73 di Maggio 2011 della rivista di Arti, Scienze e Cultura Porti di Magnin edita dall’associazione omonima, sono stati pubblicati nello speciale letterario Magnin Litteraire n. 8 (pagg. 67-132) gli atti del convegno Tra arte e letteratura, tra Italia e Giappone tenutosi all’Accademia Albertina di Torino il 2-5 febbraio 2010 in concomitanza con la mostra Dall’ukiyo-e all’illustrazione contemporanea: la grande grafica giapponese (14 gennaio-14 febbraio 2010).
Segue l’indice dei quindici saggi editi:

Tra arte e letteratura-Tra Italia e Giappone, Prefazione pag. 81

Manga: fumetto e societa’ contemporanea di Massimo Melotti pag. 82

Calligrafia tra Cina e Giappone: evoluzione grafica della scrittura di Kazuko Hiraoka pag. 85

– “Kitsukiba”:<dietro le quinte> del progetto di una graphic novel italo-giapponese di Fulvio Gatti, Vittorio Pavesio, Massimo Soumaré pag. 87

Japan in five ancient chinese chronicles-Alle origini del Sol Levante: le piu’ antiche cronache sul Giappone di Massimo Soumaré pag. 89

Angeli o Tenshi? Ovvero l’immagine dell’angelo nella cultura pop giapponese di Luca Della Casa pag. 92

Volpi magiche e spiriti inquieti nell’eta’ di internet: influenza della narrativa fantastica classica e del folklore tradizionale giapponesi sui mezzi di comunicazione di massa contemporanei di Massimo Soumaré pag. 94

“Foglie multicolori dal Sol Levante” e “ALIA6”, narrativa contemporanea giapponese e mondiale di Massimo Citi, Davide Mana, Massimo Soumaré, Silvia Treves pag. 98

Parole immaginate: piccolo viaggio intorno a segni e narrazioni di Fabio Lastrucci pag. 101

L’opera di Akemi Takada: dimostrazione di disegno di Akemi Takada pag. 104

Amici immaginari-l’occidente nel fantasy giapponese e il Giappone nel fantasy occidentale: streghe e miko, cavalieri e samurai di Reiko Hikawa, Davide Mana pag. 105

Ukiyo-e:l’arte del dissenso di Giorgio Arduini pag. 112

Attori kabuki e loro ritratti di Akane Fujisawa pag. 116

L’opera di Minae Takada: dimostrazione di incisione su rame di Minae Takada pag. 120

L’ukiyo-e e la moda di Edo: l’ukiyo-e come mass media di Murasaki Fujisawa pag. 122

Spire d’oriente, immaginario d’occidente di Franco Pezzini pag. 125

Per informazioni:
Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe – Via Beccaria 57 – Mondovì
Tel 0174 45 800 – e-mail: info.portidimagnin@gmail.com

Sorelle minori, otaku e fujoshi

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OrUna consistente parte dei manga e degli anime si distinguono dai corrispettivi di altri paesi per essere capaci di presentare storie quotidiane raccontate in un modo capace di tenere desta l’attenzione del lettore e dello spettatore. In effetti, possiamo considerare cio’ come uno dei punti di forza e particolarita’ della produzione dell’intrattenimento nipponico. Si potrebbero fare molti esempi, ma, per brevita’, credo sia sufficiente citare Meison Ikkoku di Takahashi Rumiko. Sostanzialmente una love story totalmente priva degli elementi fantastici o fantascientifici, supereroistici, d’azione o gialli che caratterizzano la quasi totalita’ dei fumetti e cartoni animati occidentali, capace’ pero’ di durare 15 volumetti e dare vita ad una serie animata di ben 96 episodi apprezzati a livello mondiale.
Da questo punto di vista, la serie anime Ore no imoto ga konna ni kawaii wake ga nai (Non e’ possibile che mia sorella minore sia cosi’ carina) trasposizione dei romanzi light novel di Fushimi Tsukasa pubblicati a partire dal 2008 dalla casa editrice Dengeki Bunko/ASCII MEDIA WORKS Inc. (una delle maggiori nel settore) per un totale, ad oggi, di sette volumi non si discosta da tale canone.
Realizzata molto bene con un tratto fluido e sfondi molto realistici che ritraggono il quartiere di Akihabara e altri luoghi quali Otome Road, e’ interessante vedere come Oreimo, cosi’ come viene abbreviato il titolo (abitudine questa di accorciare i nomi di romanzi, manga e anime molto diffusa in Giappone) presenta in modo accurato e intrigante non solo il mondo degli otaku, ma anche quello meno conosciuto delle fujoshi e il loro impatto e rapporto con la societa’ giapponese.
A differenza di quanto avviene generalmente in questo tipo di storie, qui e’ la protagonista femminile, Kosaka Kirino, ad avere una vera passione per i prodotti della cultura otaku, siano essi anime o videogiochi. Con una propensione per i visual novel di amori incestuosi tra fratelli maggiori e sorelle minori. Ma Kirino distingue benissimo la finzione bidimensionale dalla realta’, tant’e’ che tratta malissimo suo fratello maggiore Kyosuke, agli inizi per nulla interessato a fumetti o altro e che rappresenta il tipico studente liceale giapponese medio. Il problema di Kirino e’ fondamentalmente quello di cercare di tenere distinta la sua passione dalle attivita’ “serie” che invece occupano la sua giornata e che, tra l’altro, sono diametralmente opposte. La ragazza che frequenta ancora le medie e’ intelligente, bella, alla moda – in questo e’ descritto molto bene il modo di agire e di vestirsi delle adolescenti giapponesi “kawaii” -, brava negli sport; lavora inoltre pure come modella. Insomma, l’esatto contrario dell’immagine stereotipata dell’otaku. Percio’ si trova nella condizione di dover tenere il segreto con la sua famiglia dove il padre non ha una buona opinione dell’ambiente di Akihabara e con le sue migliori amiche (anche loro modelle e ragazze di successo della scuola), soprattutto la rigida Ayase, le quali ritengono gli otaku pericolosi tanto da considerare impensabile avere un contatto con uno di loro. Amando entrambi i mondi, per Kirino e’ letteralmente impossibile fare una scelta. Sara’ quindi il tranquillo Kyosuke ad aiutarla – Kirino, nonostantel carattere forte e capriccioso, racchiude in se’ molte insicurezze – ed a fare persino in modo che la sorella possa trovare delle amiche appassionate di manga, anime videogiochi con cui potersi sfogare a parlare liberamente della sua passione. L’intreccio narrativo che ne segue risulta pertanto godibilissimo e con un gran numero di relazioni variabili fra Or2i personaggi. Tra le amiche otaku di Kirino, Saori e’ quella maggiormente saggia e che capisce meglio di tutti i caratteri delle persone (in realta’ a dispetto dell’aspetto e’ una ragazza ricca appartenente ad una famiglia molto in vista), mentre la pungente Kuroneko e’, come carattere, esattamente l’esatto opposto di Kirino. Kuroneko ha avuto un tale successo tra i lettori da divenire la protagonista principale assoluta del quinto volume.
Da notare che esistono alcune discrepanze tra la versione letteraria e quella animata.
Di Oreimo sono stati realizzati alcuni volumi manga, drama-CD ed esiste anche un canale radio su internet.

Immagine in alto: copertina del primo volume di Ore no imoto ga konna ni kawaii wake ga nai, Fushimi Tsukasa, Dengeki Bunko.

Majokko tragiche e malinconiche

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Mado 2Gli ultimi due cicli trimestrali di anime giapponesi si sono distinti per la presenza di un gran numero di opere di notevole qualita’, sia dal punto di vista grafico che narrativo. E’ da segnalare anche un ritorno alle opere originali, per intenderci quelle non tratte da manga o light novel (quest’ultime visto il grande successo di vendite recentemente sono state spesso trasposte in serie animate).
Tra gli anime terminati a fine marzo primeggia indubbiamente Mahou Shoujo Madoka Magika (PUELLA MAGI MADOKA MAGICA) per la regia di Shinbo Akiyuki e prodotto dall’ottimo studio Shaft, serie composta da dodici puntate (le ultime due andate in oda solo nella penultima settimana di aprile 2011). L’idea di base, tutto sommato abbastanza semplice, e’ stata quella di ribaltare il concetto presente nelle varie opere delle majokko (streghette), come Sailor Moon, mantenendo i tipici elementi “kawaii“, ma innestandoli in una realta’ in cui le protagoniste possono rimanere ferite e morire ed in cui il classico animaletto simile ad un orsetto de peluche che accompagna le ragazze presenta un’ambivalenza per cui, al suddetto aspetto kawaii, si contrappone invece un carattere inquietante e spietato, teso semplicemente a conseguire freddamente il proprio scopo. L’alieno (in tutti i sensi!) Kyubey diventa cosi’ una figura davvero spaventosa ed ambigua.

Se l’idea e’ semplice, non lo e’ pero la realizzazione. Le ragazzine combattenti sono delineate psicologicamente molto bene, di gran lunga meglio di quanto non accada di solito nelle serie majokko. Le loro aspirazioni e ideali giovanili si scontrano con la realta’ che si trovano ad affrontare, mostrando il lato oscuro che ognuna di loro nasconde dentro di se’. Persino Madoka, la protagonista, che e’ quella piu’ ingenua ma allo stesso piu’ solare del gruppo, per tutta la serie continua ad esitare su come deve comportarsi e decidera’ di trasformarsi e sacrificarsi solo all’ultimo. Notevole e’ il modo in cui nel corso delle puntate vediamo variare il modo di agire di Homura (che, da un certo punto di vista e’ la vera eroina principale), Sayaka, Mami (personaggio particolarmente apprezzato dal pubblico) e Kyoko. All’inizio rappresentanti lo stereotipo consolidato delle eroine di questo tipo di produzione (a volte portato all’eccesso come nel caso di Kyoko che alla sua prima apparizione appare decisamente psicopatica con una propensione omicida rivolta anche verso le compagne e che incarna il personaggio con tendenze asociali del gruppo), ne vengono, successivamente, analizzati in profondita’ i traumi non indifferenti che tutte, Madoka e parzialmente Sayaka escluse, hanno subito.
Per trovare un’altra produzione che racchiuda un senso di malinconia e di sofferenza interiore tanto intenso bisogna ritornare al Casshern sins del 2009.
MadoAnche la conclusione di Madoka Magica, che poteva rivelarsi il punto debole della produzione, e’ un falso happy ending molto adatto all’intera struttura della serie. Il sacrificio estremo di Madoka e’ terribile, ma non risolve la situazione, al piu’ ne mitiga gli effetti. Ed e’ la solitaria Homura a doversi sobbarcare il fardello di un mondo in parte mutato da quello precedente, ma dove le presenze negative si sono limitate semplicemente a mutare forma e dove il tragico fato delle protagoniste rimane, a ben guardare, immutato.
Oltre agli elementi della SF classica, come il loop temporale o il controllo dello scorrere del flusso del tempo (il potere di Homura) ritroviamo qui l’elemento epico e pure, nella conclusione, quello mitico. In un certo senso, nel rapporto metafisico tra diverse realta’ possiamo osservare delle similitudine con quel capolavoro che e’ stato Serial experiments Lain.
Notevole anche la raffigurazione dei modi di combattere delle majokko le quali, al posto delle solite bacchette magiche o simile, utilizzano invece ben piu’ sinistri moschetti, lance, pistole e bombe. La rappresentazione dei nemici, le streghe, che provocano i suicidi degli esseri umani sono estremamente originali, fondendo l’animazione classica giapponese ai modelli di quelle osservabili nei lavori europee (soprattutto dell’Europa dell’Est). Persino le musiche sono molto curate e belle facendo di PUELLA MAGI MADOKA MAGICA un’opera davvero eccellente che gioca tra canoni del genere ormai classici e spunti innovativi e contestatori.

Dalla serie sono stati realizzati anche dei manga e si sta lavorando ad un romanzo.

“ALIA storie” a Torino Comics 2011!

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Manifesto T2011Nel corso della fiera del fumetto di Torino Torino Comics, domenica 10 aprile alle ore 16:30, Sala Moliterni, si terra’ la presentazione dell’antologia ALIA6/ALIA storie edita da CS_libri.
Sesto volume dell’antologia internazionale di racconti fantastici ALIA, intervengono i curatori e gli autori Massimo Citi, Davide Mana, Silvia Treves e Massimo Soumaré.
Qui il programma completo della manifestazione.

Manga, light novels e anime: il lato nascosto della produzione giapponese

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ShoDomenica 20 marzo, ore 16:00, presso la fumetteria Ren Comics, Via Baretti, 21/a, Torino terro’ la conferenza Manga, light novels e anime: il lato nascosto della produzione giapponese:

Manga, light novels e anime presentano ognuno nel panorama dell’industria d’intrattenimento giapponese proprie caratteristiche particolari, ma esiste, al contempo, un forte legame tra loro dove si possono riscontrare elementi comuni. Tali prodotti in Occidente sono generalmente analizzati dal punto di vista del pubblico che ne fruisce; meno conosciuti sono i meccanismi che stanno dietro la creazione di tante opere piu’ o meno famose. Un mondo dove esistono regole ferree e dure realta’. Interessante quindi puo rivelarsi l’esplorazione di cio’ che si nasconde oltre l’universo apparente, gettando uno sguardo su strutture e su figure professionali, quali gli editor, che rendono possibile la loro creazione e sugli sforzi fisici e mentali richiesti a mangaka, scrittori, registi e sceneggiatori.

Insomma, la produzione giapponese vista da un’angolazione poco nota. La conferenza si terra’ in forma discorsiva, cosi’ da poter creare un dialogo aperto bidirezionale con il pubblico.

Ingresso libero.

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