Donne-gatto aliene ad Okinawa

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asobAsobi ni iku yo! e’ una serie di romanzi creata da Kamino Okina nel 2003, illustrata da Hode Eizo e pubblicata da Media Factory, la quale ha attualmente ha raggiunto i quattordici volumi. L’autore, noto per i temi spesso cupi e seri di altre sue opere, ha voluto, per sua stessa ammissione, questa volta scrivere dei libri con il chiaro intendo di divertirsi e di lasciare libero spazio alla sua fantasia. Non manca infatti l’ironia ed una acuta vena critica. Ne e’ nata cosi’ una serie che solo apparentemente puo’ sembrare leggera, trattandosi al contrario di buona fantascienza di alto livello. In questo ricorda proprio La malinconia di Suzumiya Haruhi di Tanigawa Nagaru dove, sotto una superficie giocosa, si nasconde una struttura solida ed estremamente articolata con teorie scientifiche complesse.
Oltre alle citazioni di numerose opere e pellicole del passato del genere della SF, il ciclo e’ molto curato nelle spiegazione delle tecnologie e nella descrizione delle varie culture aliene. A cominciare dai Kyatia (Catia), un popolo alieno evolutosi dai gatti e non dalle scimmie che ha aspetto umano, ma la coda e le orecchie da felino (possiedono comunque anche due orecchie umane che pero’ svolgono solamente la funzione di organo uditivo secondario, come spiega l’autore rivelando il suo amore per i dettagli), e i Dogishua (Dogisia) esseri evoluti invece dai cani. Mentre i primi hanno raggiunto uno stadio di conoscenza tale che il loro progresso dopo diecimila anni di pace si e’ fermato – il motivo per cui viaggiano nel cosmo alla ricerca di altre razze intelligenti e’ per trovare nuovi stimoli; non per nulla Asobi ni iku yo! vuol proprio dire “Veniamo per divertirci!” ed e’ il messaggio che inviano verso i mondi ancora inesplorati – i secondi hanno una societa’ di tipo militarista e li ritroviamo ad agire all’ombra del governo USA…
Protagonisti principali (ma i personaggi secondari sono davvero molti) sono un ragazzo di Okinawa, Kakazu Kio e la prosperosa aliena Eris. Da subito Kamino presenta il lato ironico della serie. Kio e’ un giovane tranquillo, ma decisamente un otaku, mentre Eris sembra il classico personaggio femminile svampito di tanti manga e anime. In realta’, entrambi mostrano, mano a mano che la storia procede, un carattere ricco di sfaccettature. Inoltre vengono immediatamente inseriti gli altri elementi portanti di Asobi ni iku yo! che sono la commedia e il thriller; fin dalle Asobipagine iniziale del primo romanzo le avventure ed i colpi di scena si susseguono vorticosamente. L’amica d’infanzia di Kio, Kinjo Manami, si scope essere un’apprendista agente della CIA, la compagna di scuola Futaba Aoi, di aspetto delicato, uno spietato killer agli ordini del governo giapponese e la sua insegnante, Itokazu Maki, un membro della societa’ segreta “Per un bellissimo contatto” (che si prefigge uno spettacolare primo contatto con forme di vita aliene, e che trovano assolutamente intollerabile l’aspetto e l’abbigliamento da “manga per otaku” di Eris; critica poco velata a certi ambienti dei fans di fantascienza…). Tutti quanti hanno l’obbiettivo di eliminare Eris.
Nonostante l’aspetto, i Kyatia, che sono in prevalenza femmine, hanno, cosi’ come gli altri popoli extraterrestri incontrati nei volumi, una psicologia, una storia e una cultura, decisamente aliene, degni dei migliori romanzi di SF. Lo scrittore e’ molto bravo a tratteggiare societa’ e filosofie differente da quelli terrestri, trattando temi come quelli delle credenze religiose ed arrivando a definire anche i comportamenti sessuali (i Kyatia, ad esempio, andando in calore come i gatti terrestri ed avendo una bassa popolazione maschile hanno di conseguenza sviluppato una prospettiva differente riguardo l’amore e l’ordine famigliare).
Kamino e’ uno scrittore nativo di Okinawa (l’unico altro autore di letteratura fantastica che abita su queste isole e’ Hayami Yuji, tradotto pure in italiano in vari volumi della serie ALIA della CS_libri, che pero’ si e’ trasferito da Tokyo), e l’ambasciata dei Kyatia e’ collocata li’. Sono quindi descritte anche la cultura (con famiglie molto piu’ allargate rispetto a quelle delle altre isole dell’arcipelago giapponese capaci di contare diverse centinaia di membri) e gli usi e costumi di Okinawa diversi da quelli di cui sono abituati a leggere o a vedere gli stessi appassionati di cultura giapponese. Per dire, le tre anziane nonne di Kio che sono a capo del suo clan sono anche delle yuta. Quest’ultime, che nel romanzo svolgono un ruolo importante, non sono pero’ presenti nell’anime.
Asobi ni iku yo! e’ infatti stato trasposto da luglio di quest’anno in un cartone animato di 12 puntate. Anche se, a mio avviso, inferiore alla qualita’ narrativa dei romanzi, si tratta comunque di un buon prodotto. Il ciclo e’ stato anche trasposto nel 2006 in un gioco per PS2 e tra il 2007 e il 2010 in sette volumi manga disegnati da 888.
Insomma, l’opera di Kamino e’ un abile misto di space opera, fantascienza tecnologica, commedia, romanzo d’avventura e giallo che riesce ad esprimere un interessante modo di fare letteratura d’intrattenimento e che e’ stata capace di affascinare un gran numero di lettori.

Immagini: Volumi 10 e 11 di Asobi ni iku yo! di Kamino Okina, illustrazioni di Hode Eizo, pubblicati da Media Factory.

Basket e SF

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basqL’accoppiata basket e fantascienza non e’ del tutto nuova per quanto riguarda il Giappone. Viene subito in mente il manga Buzzer Beater di Inoue Takehiko successivamente trasposto in anime.
Tuttavia la recente serie di animazione Basquash! presenta numerosi punti che la rendono uno dei prodotti piu’ innovativi dell’ultimo periodo, al contempo essendo un ottimo lavoro di SF.
E’ innegabile che lo scambio di esperienze tra animatori giapponesi e francesi e’ riuscita a dare un tocco decisamente differente da quello che si vede in altre animazioni. Salta subito all’occhio qualcosa di famigliare ai lettori di fumetti d’autore europei (soprattutto belgi e francesi). I palazzi e gli sfondi non sono quelli delle citta’ ultramoderne giapponesi dagli alti grattacieli di acciaio, ma invece le basse costruzioni tipiche delle citta’ europee in mattoni. Thomas Romain e la sua equipe che si sono occupati dell’ original concept, art director, mechanical concept design e key animation hanno infatti infuso in Basquash! il meglio della tradizione del loro paese quali la grande paesaggistica presente nei cartonati francesi. Inoltre il regista Itagaki Shin ci ha messo del suo. In Basquash! c’e’ un atmosfera internazionale in genere meno presente nei manga e negli anime giapponesi dove la presenza di protagonisti stranieri e’ sempre limitata di numero e ridotta a un ruolo secondario (anche se poi ci sono notevoli eccezioni come Michiko e Hacchin). Qui invece abbiamo un personaggio come Miyuki Ayukawa che, a dispetto del nome, e’ chiaramente di origine africana o come Sela D. Miranda che ha le caratteristiche di una ragazza sudamericana. Man mano che gli episodi proseguono la psicologia dei protagonisti viene delineata con estrema cura svelando particolari, come per Iceman Hotty, che spiegano i loro atteggiamenti. Nel frattempo quella che pareva una storia relativamente semplice si amplia in una serie di colpi di scena ognuno dei quali apre una nuova dimensione costruendo cosi’ una costruzione affascinate e piu’ complessa di quello che inizialmente si poteva supporre e dando vita ad un bizzarro mondo sostenuto sull’essenza del basket quale origine della vita stessa in quanto giocato dagli dei stessi nell’atto della creazione dell’universo. In bilico tra space opera e steam punk con punte nell’hard SF, altalenante tra intrigo e racconto romantico, le avventure dell’impaziente Dan JD e dei suo compagni ci ricordano in qualche maniera la versione moderna dei personaggi delle storie di Salgari e di Verne. Come non vedere nel sistema di viaggio verso la luna che consiste letteralmente nell’essere sparati all’interno di una palla verso il satellite un divertito omaggio al Barone di Munchausen e a Viaggio nella Luna? Strizzatina d’occhio poi allo street basket americano, qui dagli esiti esageratamente distruttivi e al contempo comici visto che viene giocato con robot alti diversi metri chiamati “Big Foot” i quali altro non sono che delle automobili a cui sono state aggiunte braccia e gambe. Indossano enormi scarpe da ginnastica disegnate appositamente dalla Adidas per questa serie divenendo forse il primo esempio di sponsorizzazione di un prodotto all’interno di un anime.
Ottima CG poco invasiva si accompagna ad un azzecato uso di colori pastello per i personaggi. Il tutto arricchito da un’eccellente colona sonora che varia spesso durante l’intera serie. Le stesse sigle di chiusura sono una sperimentazione in quanto, dopo i primi episodi, variano struttura in maniera considerevole.
Basquash! rappresenta un’evoluzione importante degli anime con apporti maggiormente internazionali rispetto al passato e un promettente preludio verso il futuro dell’animazione. Qui e qui un esempio per farsi un’idea piu’ concreta.

Il ritorno di Casshern…

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E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo post, ma questi sono giorni bizzarri. Ci sono un po’ di progetti nell’aria di cui spero di poter dare presto notizia. Un caos. Ma un caos in qualche modo ordinato. Almeno credo…

CSUn remake e’ quasi sempre sinonimo di un prodotto inferiore all’originale. Per tanto, quando si e’ iniziato a parlare di Casshern sins devo ammettere di non aver prestato molta attenzione alla notizia. Troppi altri personaggi di vecchi anime erano stati ripresentati in una versione modernizzata con un risultato assai poco soddisfacente, per non dire di peggio.
E invece… Casshern sins e’ realmente un piccolo capolavoro! Ottime sceneggiature e anche un’animazione molto dinamica che si armonizza alle atmosfere cupe dell’anime. Chi si aspetta la medesima trama del Casshern (o Kyashan) originale certo puo’ rimanere deluso. Pur comparendo quasi tutti i vecchi personaggi della serie, si tratta in pratica di una storia completamente nuova. Siamo di fronte, piu’ che a una fantascienza hard, ad una SF con forte connotazioni filosofiche e speculative. Non a caso i personaggi che compaiono nella prima decina di episodi (forse la vetta piu’ alta di una serie di per se’ interamente eccellente) rappresentano una carrellata di personaggi indimenticabili, ognuno dei quali cerca uno scopo nel continuare a vivere. E lo trovano nel canto (alcune canzoni come Sky cantata da Miyahara Nami sono molto belle), nell’arte della pittura, nel fondere una campana come nel fare del combattimento il fulcro della propria esistenza. Ogni singolo episodio e’ una storia a se stante capace di emozionare profondamente.
In un mondo dove gli umani hanno perso la guerra contro robot e androidi, anche quest’ultimi sono destinati ad un lento declino dovuto all’avvanzare di un’inarrestabile ruggine. In Casshern sins la terra e’ ormai un luogo di lenta agonia dove essere umani e robot cercano di sopravvivere, pur sapendo di non avere un futuro, lottando contro tutti. Solo pochi sono spinti da qualcosa di piu’ profondo e nobile, in un tentativo disperato di affermare il fatto che vale ancora la pena credere in qualcosa, nonostante tutto paia sostenere il contrario.
In un simile ambiente si muove Casshern, un androide che ha perso la memoria e che viene ritenuto la causa della distruzione del mondo avendone assassinato la salvatrice, Luna. Casshern, nonostante normalmente sembri un essere calmo e pacifico, e’ guidato da una furia che lo porta ad annientare sia gli amici come i nemici. Un berserk, un killer assoluto odiato e temuto, ma anche bramato in quanto si dice che il robot che riuscira’ ad ucciderlo otterra’ la vita eterna. Il “dono” che ha ottenuto da Luna prima di ucciderla e’ stato, infatti, di divenire, unico tra gli abitanti del pianeta, immortale…
E’ interessare notare come la quasi totalita’ dei personaggi siano robot e androidi. D’altra parte, ad un certo punto della serie viene detta la seguente frase (cito a memoria) “Se i robot ora conoscono la morte, quale e’ dunque la differenza con gli umani?”. Un sottotema non trascurabile e’, per l’appunto, la ricerca di cosa significhi essere “umani”. Gia’ nel primo episodio inquieta vedere Casshern fare a pezzi i corpi metallici dei robot i cui liquidi e cavi interni assomigliano sinistramente a sangue e viscere (qui un breve trailer).
Ci sono anche delle figure originali come Lyuze e Dio che, seppure all’inizio possano sembrare secondari, in realta’ ricoprono un ruolo molto importante. Il legame tra Casshern e Luna, e cosa loro rappresentino in realta’, si scopre solamente alla fine, lasciando spiazzato lo spettatore.
Casshern sins parla di vita e morte, di amore e odio, di intelligenza artificiale e di molti altri temi tutt’altro che facili e non ha certo un happy end. Pero’ e’ una delle serie di animazione giapponesi degli ultimi anni che piu’ si avvicina alla poesia e con un forte taglio letterario e drammatico. Vale sicuramente la pena vedere i ventiquattro episodi che la compongono.

Immagine: Casshern sins, serie realizzata dallo studio Madhouse, 2008-2009.

Si inaugura a Torino il MU.FANT, museolab del fantastico

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imm1Apre il 30 giugno a Torino, grazie agli sforzi dell’Associazione Immagina, il MU.FANT, nuovo centro per il fantastico e la fantascienza intensa in tutte le sue forme multimediali, a partire dalla letteratura per arrivare fino al cinema, con il proposito di rendere evidente come questo genere sia ormai un elemento importante della cultura contemporanea.

La sede si trova nella ludoteca San Giocondo, via Luini 195.
L’inaugurazione (ore 10:00-18:00) e’ aperta a tutti e il centro propone, in occasione dell’apertura, una mostra dedicata a Star Wars che proseguira’ fino al trenta di luglio.

Robot dal periodo Edo

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Poco conosciute in occidente, le karakuri ningyo giapponesi sono dei veri Karakgioielli d’ingegneria e meccanica costruiti nel Periodo Edo (1603-1868).
Il loro nome letteralmente significa “bambole meccanizzate” e ricordano gli automi costruiti pure in Europa (ricordate Il giocatore di scacchi?), anche se presentano delle caratteristiche tipicamente giapponesi come gli ingranaggi totalmente in legno.
Oggi vengono considerate delle vere e proprie opere d’arte, tuttavia e’ ancora possibile vederle in funzione durante le mostre. E vi assicuro che sono un vero spettacolo!

A questo punto non si puo’ fare a meno di menzionare il nome di Tanaka Hisashige (fondatore della Toshiba) capace di creare gioielli assoluti come Il bambino arciere o Il letterato.

Non deve quindi stupire piu’ di tanto il fatto che il livello di studio della robotica nella terra del Sol Levante abbia raggiunto le punte che oggi ben conosciamo.

Qui un breve filmato molto interessante che ne spiega il funzionamento.

L’immagine e’ del Tokyo National Science Museum.