Zombie in Giappone

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ochambDavide Mana ed Elvezio Sciallis hanno iniziato una discussione sul ruolo della valenza sociale e politica degli zombie.
Il tema solleva dei quesiti interessanti…

Nell’immaginario giapponese come sono visti gli zombie?
Innegabilmente, ugualmente alla figura del vampiro, sono penetrati nel Sol Levante in anni piuttosto recenti attraverso la cinematografia ad essi dedicata con la differenza che vampiri e licantropi essendo connotati da una forte caratteristica di individualita’ e rispettivamente di nobilta’ e forza hanno probabilmente catturato maggiormente l’attenzione del grosso pubblico.
Gli zombi che invece paiono far parte di una silenziosa collettivita’ (molto piu’ vicina, se vogliamo, a quella del mondo dei salariati giapponesi imbrigliati in rigide regole sociali) sono principalmente stati utilizzati come “carne da macello” per i vari videogiochi quali, tanto per citarne alcuni, Residente evil o Oneechanbara. Azzerandone la valenza sociale e politica si sono li’ rivelati il nemico perfetto (sicuramente meglio di avversari dall’aspetto piu’ “umano” che immancabilmente avevano il difetto di provocare l’ira delle varie associazioni pronte a inveire contro la violenza gratuita presente nei giochi… Insomma, in fondo si tratta di “death meat”, no? Niente problemi etici o morali). Inoltre sono comparsi in alcune anime e film dichiaratamente ispirati dai B movie americani ed italiani (e infatti tali produzioni si muovono nell’ambito di una cinematografia a basso budget) dove la possibilita’ di riversare sugli zombie oltre le classiche armi da fuoco tutto l’armamentario di spade, coltelli e quant’altro presi dalle arti marziali orientali ha ampliato la gamma degli scontri e dato sfogo alla sanguinaria furia repressa degli eroi di turno creandosi un proprio target di spettatori. Troviamo quindi pellicole come Oneechanbara tratta dal suddetto videogame o Zombie Self-Defence Forze. Per  non parlare di derivazioni estreme come Yakuza zombie.
Vero comunque che ci sono stati esperimenti cinematografici piu’ interessanti quali il bizzarro Tokyo zombie con due attori del calibro di Aikawa Sho e Asano Tadanobu (con tanto di capigliatura afro) dove gli zombie vengono affrontati a… mosse di judo!
Se vogliamo, in realta’ in Giappone pare che la valenza sociale e politica degli zombie sia stata annullata a favore del “eroe” che li affronta. Quasi che esistano semplicemente per enfatizzare la singolarita’ di quest’ultimo. Da notare poi come spesso negli ultimi anni l’avversario dell’orda famelica piu’ agguerrito e combattivo sia proprio una donna, in genere pure di bell’aspetto. Un duplice invertimento dei ruoli. Quello del gender e del ruolo sociale. Non e’ lo zombie a rappresentare un moto di ribellione verso la societa’ bensi’ l’eroe/eroina, elemento anarchico fortemente in conflitto con i membri della sua stessa specie.
In letteratura si segnala un’opera interessante come Stacy – trasposta ovviamente anche in un film da molti ritenuto un piccolo cult del genere – del cantante e scrittore Otsuki Kenji (personaggio di spicco della subcultura di Tokyo) dove per una misteriosa malattia tutte le ragazze tra i quindici ed i diciassette anni muoiono per rinascere in forma di affamati zombie i quali, per essere eliminati, devono venire smembrati in piu’ di centosessanta pezzi.
Tra i manga si segnala Shikabane Hime (Le principesse cadavere) dove i resti di alcune ragazze si occupano di eliminare altri esseri sovrannaturali in base ad un accordo stretto con i monaci della scuola buddhista esoterica Shingon che gli permetteranno di andare in paradiso solo dopo che avranno eliminato cento otto avversari. Un’intrigante contaminazione tra la figura dello zombie come noi la conosciamo e quella delle tradizioni autoctone. Attualmente ne e’ stata realizzata pure una versione animata.

Ma pellicole con riferimenti agli zombie li troviamo gia’ negli anni ottanta anche ad Hong Kong. E’ abbastanza singolare che la figura dello Jiang Shi venga spesso associata a quella del vampiro pur avendo invece diverse similarita con quella dello zombie nell’accezione delle sue caratteristiche moderne (certo differenti da quelle della tradizione originaria haitiana).

C’e’ da riflettere come le figure tradizionali del folklore sia occidentale che orientale mutino nel tempo acquisendo man mano particolarita’ che non sono solo frutto dei dubbi e delle paure di ogni epoca, ma anche dei diversi luoghi geografici ammantandosi cosi’ di nuove leggende.

Immagine: videogioco Oneechanbara per XBOX.

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ALIA Autori italiani

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ALIA5 AiE’ finalmente uscito anche il secondo volume di ALIA5, ovvero quello dedicato agli scrittori italiani.
ALIA Autori italiani riunisce i lavori di ben dodici autori e sei illustratori. Come dichiara con arguzia Massimo Citi nel suo blog: Dodici storie non troppo normali e non cosi` “italiane” come siamo abituati a pensare.
Un volume che credo valga davvero la pena leggere.

Dove stiamo andando: fare il punto prefazione di Silvia Treves

I mille, imprevedibili modi del fantastico prefazione di Vittorio Catani

Il caso Bobby Fuller – Fire Walk with Me di Danilo Arona

Ventriquattr’ore al giorno nella terato-chimica di Vittorio Catani

Leggere al buio di Massimo Citi

A cena il giorno dei morti di Alessandro Defilippi

Secondo messaggio di Mario Giorgi

Alla Rina di Consolata Lanza

La meccanica dell’ambaradan di Fabio Lastrucci

Blooper di Davide Mana

L’istinto dominatore di Angelo Marenzana

Tutta la vostra base sono appartenere a noi di Elvezio Sciallis

Storia romantica di code e di canini di Massimo Soumare’

I mondi di la’ di Silvia Treves

Illustrazioni di:

– Ilaria Urbinati

– Chiara Negrini in arte Ava Adore

– MoMa KoN

– Fabio Lastrucci

– Massimo Soumare’

Copertina di:

– Suemi Jun

Per quanto mi riguarda, mi e’ piaciuta molto la definizione del mio racconto che Silvia Treves ha dato nella sua introduzione: gotico-sentimental-sensuale… Wow!!!

L’uscita del terzo volume, quello curato da Davide Mana sugli autori di lingua inglese, e’ prevista per dicembre ed anche li’ saranno autentiche scintille!

ALIA Sol Levante su Il Manifesto!

9 commenti

ALIA5SLE’ uscita oggi sabato 30 agosto un’intera pagina (pag.8) con tanto di foto a colori su ALIA Sol Levante in ALIAS (quando i simili si attraggono!) supplemento culturale di Il Manifesto!
La critica di Alessandro G. De Mitri e’ decisamente molto buona e, mi pare, centri assai bene diversi punti cardine del lavoro e della letteratura nipponica fantastica e non.

Il pezzo esordisce dicendo (cito testualmente):
Pubblicati a Torino a partire dal 2004 i volumi della serie antologica ALIA editi da CS libri si presentano come un caso quasi unico nel panorama editoriale italiano“.
Wow…
Lo ammetto, sono colpito!

Ok, se vi capita leggetelo perche’ fornisce un’ottima chiave di lettura per il volume. Inoltre interessante puo’ pure essere leggere la recensione di Elvezio Sciallis uscita a fine luglio.
Ed ovviamente leggete anche ALIA!!!

Il Giappone della grande bolla e la letteratura contemporanea

5 commenti

Davvero molto interessanti gli spunti di Elvezio Sciallis, critico attento e acuto, nella sua recensione ad ALIA Sol Levante.

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Vi e` poi, allargando il campo, un ulteriore protagonista, anzi un metaprotagonista in tutte o quasi tutte queste storie.
L’economia. Il lavoro. I soldi e i debiti e cosa si fa per accumularli o estinguerli.
E` presenza palpabilissima in molte delle quasi 200 pagine del volume.
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bbIndubbiamente la letteratura giapponese e’ sempre stata molto attenta a quegli elementi che intervengono nella vita quotidiana dell’uomo (lo ritroviamo gia’ in opere antiche come il Taketori monogatari ed il Genji monogatari dove forte e’ il peso che il sociale e gli eventi contingenti hanno sui vari personaggi), inevitabile quindi che molti degli autori contemporanei (soprattutto tra i quaranta ed i cinquant’anni) abbiamo catalizzato nei loro romanzi e racconti quel profondo trauma causato dallo scoppio della bolla economica agli inizi degli anni novanta e che ancora perseguita numerosi giapponesi nonostante per le generazioni piu’ giovani nate successivamente le follie di quel periodo tra la meta’ degli anni ottanta ed i primi anni novanta non siano altro che il ricordo di una perduta eta’ dell’oro di cui solo hanno sentito raccontare dai loro genitori. L’economia giapponese era gonfiata e, di conseguenza, il costo della vita altissimo. Si spendevano cifre incredibili. Era l’era delle bodikon (abbreviazione del termine inglese body conscious) con i loro abiti attillati e Tokyo la notte era la citta’ del divertimento assoluto dell’Asia. La discoteca Juliana’s Tokyo (seppure aperta negli anni 1991-1994 quindi quando la bolla era gia’ scoppiata) con i suoi 1200 metri quadrati e una capienza massima di 2000 persone e’ divenuta l’icona del periodo. Qui 1, 2, 3 alcuni filmati dell’epoca. Per farsene un’ulteriore idea visiva puo’ essere interessante guardare la pellicola Bubble Fiction: Boom or Bust (2007) con Abe Hiroshi e Hirosue Ryoko (tra l’altro un divertente film di fantascienza con una lavatrice trasformata in macchina del tempo!) dove quegli anni sono stati ricostruiti molto bene.
Il passaggio quindi ad una visione quasi incosciente convinta che il benessere sarebbe perdurato per sempre ed il brusco risveglio alla realta’ e’ stato devastante per molti individui i quali, letteralmente da un giorno all’altro, si sono trovati sul lastrico o con debiti inestinguibili, con il pensiero fisso concentrato su come riuscire a tirare avanti. Consideriamo come, ad esempio, l’immagine ancora assai persistente in Italia del Giappone come di un paese estremamente costoso si lega proprio all’immagine del Sol Levante di quel periodo. E’ quindi naturale che gli effetti psicologici e pratici lasciati nella mente degli abitanti dell’arcipelago riemergano con incisivita’ nelle opere degli scrittori contemporanei.