Victorique e Kujo, investigazioni nell’Europa del 1924

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GosGOSICK e’ una serie attualmente composta di otto romanzi e quattro raccolte di racconti (quest’ultime indicate con il titolo di GOSICKs) scritta da Sakuraba Kazuki ed illustrata da Takeda Hinata edita a partire dal 2003 per la casa editrice Kadokawa Shoten/Fujimi Shobo. Sakuraba Kazuki, indubbiamente un’autrice in possesso di un notevole talento nella gestione della scrittura e dei vari stili letterari, e’ stata la prima (e finora unica) scrittrice del genere light novel, corrispondente allo YA americano, a vincere, nel 2008, il prestigioso premio Naoki. GOSICK e’ stata anche la sua prima serie ad ottenere un grande successo di pubblico, tanto da essere tradotta sia in tedesco che in inglese.
Ambientata nel 1924, appena dopo la prima guerra mondiale, in una scuola di Sauville, un’immaginario piccolo paese europeo confinante con l’Italia, la Francia e la Svizzera, segue le vicende di Victorique de Blois, una strana ragazza dai lunghi capelli biondi figlia di un nobile, e dello studente giapponese Kujo Kazuya, terzo figlio di un militare, impegnati a risolvere casi misteriosi che vengono svelati grazie ai ragionamenti logici di Gos2Victorique. Sakuraba non ha fatto mistero di essersi ispirata alla copia Sherlock Holmes e Watson. La preparazione del primo romanzo ha richiesto piu’ di un anno di incontri con il suo editor per mettere a punto lo sfondo della vicenda e la psicologia dei personaggi. C’e’ quindi stato un grande lavoro dietro la creazione di questa serie per ragazzi. Cio’ si rivela anche nei dettagli. Ad esempio, quando Victorique aspetta in biblioteca l’arrivo di Kujo manifestando ogni volta in modo differente la propria noia.
Esistono anche cinque volumetti manga e, da gennaio, e’ in onda la versione animata prodotta dalla Bones. Estremamente curata nell’ animazione e nelle atmosfere (anche la Sakuraba ha espresso il suo vivo apprezzamento per come l’anime e’ stato realizzato), la serie dovrebbe essere composta da un totale di 24 episodi.
Attualmente in italiano purtroppo non e’ stata tradotto alcun lavoro della Sakuraba ad eccezione del racconto Seppure con rammarico pubblicato nell’antologia Foglie multicolori dal Sol Levante edita da CS_libri. Seppure con rammarico e’ la storia iniziale del volume Shojo Nanakamado to shichinin no kawaisona otona-tachi (La giovane Nanakamado ed i sette miserabili adulti) edito da Kadokawa Shoten, libro che narra le vicende della bella Nanakamado appassionata di modellismo ferroviario.

Bibliotecari in armi

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Ban1Tatakau shisho (I bibliotecari combattenti) anche conosciuta con il nome di The book of Bantorra e’ una serie di light novels attualmente composta di dieci romanzi e ancora in corso scritta da Yamagata Ishio a partire dal 2005. Mentre in Toshokan senso (Library War), altra serie che concerne le biblioteche, di Arikawa Hiro l’ambientazione e’ piu’ fantascientifica (siamo nel 2019) e la vicenda verte sulla lotta tra le biblioteche, munite di un proprio esercito di difesa, e il Media Betterment Committee, ruotando sull’asse dello scontro sulla liberta’ di espressione dei media alternando momenti seri ad altri comici, The book of Bantorra e’ piu’ un’opera tra il fantasy e il gotico, ambientata in uno scenario che ricorda le atmosfere dell’Inghilterra e dei paesi dell’Europa dell’est nel corso dei primi vent’anni del ‘900.
La Biblioteca di Bantorra e’ la piu’ grande tra tutte quelle esistenti. Ma i libri in essa conservati non sono fatti di fogli di carta, bensi’ tavolette di pietra le quali, in realta’, non sono altro che i ricordi delle persone defunte. Inoltre sono difesi da esseri mostruosi. I bibliotecari, pertanto, sono persone dotate di poteri superiori a quelli dei normali esseri umani e di uno spirito combattivo non proprio tipico degli studiosi, almeno come normalmente li immaginiamo… Devono essere in grado di sconfiggere con le proprie forze questi esseri in modo da poter catalogare il libri e consegnarli in prestito a chi ne faccia richiesta. Al contempo, devono scontrarsi contro il pericoloso ordine religioso Shindeki (“immersi in dio”) che non esista a servirsi di individui totalmente privati della loro volonta’ e trasformati in bombe umane.
Ban2Se i “cattivi” non sono certo simpatici, pure la maggior parte dei bibliotecari non sono esattamente delle “brave persone”, a partire dal loro capo, l’inquietante Hamutz Meseta, una trentenne dal corpo esplosivo di una pin-up e con un coniglietto cucito sul lato destro della camicia la quale a un certo punto dichiara con estrema tranquillita’ “io sono il vostro capo perche’ nessuno di voi ha ucciso tanta gente quanto me”… Ed e’ vero!
Uno dei suoi propositi e’ trovare qualcuno che sia tanto forte da poterla battere.

The book of Bantorra, infatti, e’ caratterizzato da una cupezza di toni abbastanza insolita nel genere delle ligh novels e anche del fantasy, dove molti dei protagonisti non arrivano vivi alla fine dei romanzi e dove i tradimenti e le lotte tra gli stessi bibliotecari, i quali nonostante apparentemente abbiano lo stesso scopo si muovono in base a ragioni individuali e spesso differenti e in contrasto con quelle degli altri, sono una costante. Ciononostante, presenta una galleria di personaggi memorabili come Mattalast con la sua bombetta, Noloty, praticamente l’unica bibliotecaria combattente pacifista che lotta senza armi per non far male agli avversari, la telepate Milepoch che ricorda le donne soldato tedesche o russe, Volken, Colio Tonies, Shiron Byacornise e tanti altri.

Dall’ottobre del 2009 i volumi sono stati anche trasposti in animazione.

Immagini: Vol. 1 di Tatakau shisho di Yamagata Ishio edito da Shueisha e immagine dell’anime omonimo.

Fantastico italiano VS fantastico italiano

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puUno scontro tra titani? (magari!). Ok, torniamo seri per un momento. Recentemente alcune riflessioni e discussioni interessanti su questo genere letterario sono apparse nel blog di ALIA evolution, in quello di Davide Mana ed in quello di Massimo Citi (ma pure in altri). Segno che l’argomento viene ritenuto un punto cruciale da molti.
A monte, anche una vicenda personale. Qualche giorno fa un autore di fantastico italiano (e non certo uno sprovveduto) in riferimento ad un evento di lettura pubblica di testi sottolineava come, ad esempio, i racconti degli scrittori italiani di ALIA pur essendo molto interessanti e notevoli risultano complessi per il pubblico medio di questo genere e quindi difficili da proporre (per non parlare di chi ne e’ a digiuno). Da un analogo discorso fatto con Citi e’ emerso un punto similare. In sostanza, per farla breve, pare che in Italia esistano oggi in realta’ almeno due modelli di fantastico. Il primo, che vede ora puntare le grosse case editrici su autori molto giovani e che si rivolge essenzialmente ad un pubblico di adolescenti con un bagaglio di letture piuttosto definito e limitato ad un certo genere, di discreta o buona popolarita’ e che, in altri paesi, potremmo tranquillamente definire letteratura YA (Young Adult) o Light novel (anche se, personalmente, ritengo questo genere nipponico piu’ complesso del fenomeno presente nel panorama italiano) il quale, per la particolarita’ del mercato italiano dove i grossi editori non hanno piu’ vere collane per ragazzi dai tredici ai diciotto anni, finisce per mescolarsi alla letteratura adulta creando una certa confusione. Il secondo invece e’ composto da romanzi e racconti fantastici di autori molto colti (Catani, Vacca, Aldani, Arona, Lanza, Defilippi tanto per fare alcuni nomi) e quindi di piu’ difficile diffusione tra un pubblico di lettori come il nostro poco avvezzo ad un certo tipo di narrativa speculativa e complessa con riferimenti profondi che richiede uno sforzo maggiore (considerando poi che il 60% degli italiani non ha letto un libro nell’ultimo anno e non si possono certo definire lettori forti). Quest’ultimo viene inoltre penalizzato dal fatto che, seppure possa essere ricondotto e sicuramente rientri in quella che viene definita letteratura alta (e’ qui interessante notare come alcuni scrittori e lettori giapponesi che hanno avuto occasione di leggere qualcosa dei suddetti autori considerino tali opere frutto di una letteratura di tipo intellettuale), esistendo nel nostro paese a livello accademico e di critica una diffidenza ed un pregiudizio radicato verso tale genere ritenuto “poco serio”, si trova in una posizione simile a quella tra l’incudine ed il martello. Non esistono infatti qui riconoscimenti come il giapponese Premio Naoki che viene conferito alla letteratura di genere intesa nella sua essenza piu’ ampia e che quindi valorizza anche opere ibride tra i vari filoni ed al limite del “mainstream”. Assurdo ipotizzare che in Italia, per dire, un’opera di SF possa vincere lo Strega od il Campiello. Cosa che invece e’ avvenuto nel paese del Sol Levante con il Premio Akutagawa (il piu’ “mainstream” dei riconoscimenti letterari nipponici). Rimane pertanto apprezzato da un piu’ ristretto gruppo di lettori forti e con un gusto per la letteratura raffinata.
Inoltre, tra il primo ed il secondo modello, si riscontra una certa incapacita’ di dialogo. Quando non ci sia addirittura la percezione di uno scontro generazionale.
Probabilmente buona parte di queste problematiche nascono dal ritardo che ha la letteratura italiana nell’aggiornarsi ed adeguarsi a mutamenti nelle categorie e nei generi che in paesi con editorie forti sono ormai in atto almeno a partire dagli anni novanta. Si’ e’ quindi in una situazione caotica che ingenera atriti ed incomprensioni.
Sta di fatto comunque che forse non dovremmo probabilmente parlare di un unico fantastico italiano, ma di piu’ letterature fantastiche che agiscono in fasce estremamente differenti e ciascuna con proprie particolarita’.

Immagine: La Battaglia di San Romano, Paolo Uccello

Addio Himuro-san

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HSLa scorsa settimana venerdi’ 6 giugno e’ morta a soli cinquantuno anni per un cancro ai polmoni la scrittrice Himuro Saeko (1957-2008). La notizia ha letteralmente scioccato l’ambiente della letteratura d’intrattenimento – e non solo – nipponica dove Himuro era uno degli elementi maggiormente rappresentativi.
Iniziatrice del genere della light novel ed esponenente di punta della collana Cobalt bunko della Shueisha, nel suo periodo di maggiore successo (tra gli anni ’80 e gli anni ’90) della prima edizione di ogni suo volume ne venivano stampate circa seicentomila copie ed, insieme con Akagawa Jiro (1948-. 480 volumi editi al 2006 con un totale di 300 milioni di copie pubblicate), era forse l’unica scrittrice giapponese in grado di dichiarare tranquillamente che ogni suo romanzo uscito in formato tascabile non avesse venduto meno di un milione di copie.
Purtroppo poco nota in Occidente, bastera’ comunque qui semplicemente ricordare che e’ proprio dal suo romanzo Umi ga kikoeru che lo Studio Ghibli nel 1993 ha realizzato il film d’animazione dal titolo omonimo.

Davvero una grande perdita…