Quando sbocciano i fiori

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HasaBisogna nuovamente constatare come, recentemente, le migliori prove dell’animazione seriale giapponese si ritrovino in opere originali piuttosto che in quelle basate su manga o light novels. Quest’ultime, in particolare, risentono forse troppo della necessita’ di attenersi ad una trama ed una storia ben definite, imbrigliando quindi le possibilita’ dei registi e degli sceneggiatori. Certo poi esistono brillanti serie come K-On! dove Yoshida Reiko e’ riuscita a fare un eccellente lavoro di sceneggiatura, tuttavia e’ piuttosto in lavori come Madoka Magika e Ano hi mita hana no namae o boku-tachi wa mada shiranai che gli staff tecnici sono in grado di fornire le prove migliori e piu’ convincenti riuscendo ad esprimersi con la massima liberta’.
Hanasaku iroha
(I fondamentali della fioritura dei fiori, 26 episodi) prodotta dalla P.A. Works ha destato molto interesse tra gli stessi animatori giapponesi. Su twitter, nel periodo della sua messa in onda, era possibile leggere i commenti ammirati degli animatori e degli staff delle altre case di produzioni. Quello che colpiva in questo anime era la qualita’ di ogni singolo elemento, dalla sceneggiatura alla fluidita’ dei movimenti dei personaggi, agli sfondi eccezionalmente curati (treni rappresentati alla perfezione!) e all’ottima colorazione. Riuscire a ottenere il massimo da ciascun campo e’ stato per tutti oggetto di stupore. Ogni singolo episodio e’ allo stesso livello di una produzione cinematografica. Molto ben delineato pure il character design affidato al bravo Kishida Mel, lo stesso illustratore che aveva gia’ curato Sora no woto e che si e’ anche occupato delle illustrazioni della light novel Kami-sama no memocho di Sugii Hikaru.
Hasa2Opera prima della P.A. Works come lavoro totalmente originale, Hanasaku iroha segue le vicende della giovane Ohana che si ritrova catapultata dalla metropoli di Tokyo in una fittizia cittadina della campagna della prefettura di Ishikawa (in questo spostamento dell’ambientazione a un area periferica troviamo una similitudine con Ano hi mita hana no namae o boku-tachi wa mada shiranai, con cui condivide anche la narrazione di alcuni argomenti del periodo dell’adolescenza, nella ricerca di quel tema sull’origine contadina tanto caro ai giapponesi osservabile anche in un lungometraggio come Omohide poro poro dello Studio Ghibli) a lavorare in qualita’ di nakai nel ryokan della ferrea nonna Shijima Sui. L’irruenta e vulcanica Ohana fa cosi’ amicizia con la scontrosa Minko e con la timida e prosperosa Nako. I personaggi sono tutti definiti con cura, come il divertente scrittore fallito Jiromaru Taro, Matsumae Satsuki, la volitiva ma capricciosa madre di Ohana o la simpatica Tomoe. Davvero impossibile elencarli tutti. Gli episodi seguono le vicende dell’eroina adolescente nello scoprire il significato dell’amicizia, dell’amore e nelle ricerca di uno scopo nella vita, focalizzandosi anche sulle storie degli altri personaggi secondari e delineando nell’insieme un brillante spaccato della vita rurale giapponese facendo percio’ di questa serie un piccolo gioiello e una dimostrazione di quali vette l’animazione nipponica sia oggi in grado di raggiungere quando puo’ lavorare su un buon soggetto e lasciare da parte gli ormai spesso troppo ingombranti elementi “moe”.

Fantasmi ed adolescenza difficile

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Ano Ha1

Ano hi mita hana no namae o boku-tachi wa mada shiranai (Ancora non conosciamo il nome del fiore visto quel giorno) e’ il titolo di un anime prodotto dallo studio A-1 Pictures che vanta la realizzazione di serie generalmente sempre molto ben animate e curate. E Ano hana, come viene abitualmente abbreviato il titolo effettivamente abbastanza lungo (ma questa di dare nomi simili e’ un’abitudine che si riscontra spesso negli anime e light novels di questi ultimi anni), non tradisce le aspettative. Anzi, e’ da notare come il fatto che si tratti di un’opera originale lasci piu’ liberi gli sceneggiatori contribuendo a creare una storia dallo sviluppo molto interessante e con personaggi meno standardizzati del solito, allo stesso modo di quanto e’ avvenuto con Madoka Magika, tanto per citare un titolo tra le serie animate originali che recentemente fanno capolino tra le molte tratte invece da manga o romanzi. I soli 11 episodi che la compongono sono il numero giusto per completare perfettamente l’arco narrativo.
Ano hana e’ particolarmente interessante per la sua capacita’ di unire la ghost story ai problemi della crescita dall’eta’ adolescenziale a quella adulta e al tema del superamento dei traumi infantili. La vicenda, per l’appunto, segue la storia di sei ragazzi che da bambini sono molto affiatati e che formano un gruppo chiamato “Choheiwa Busters”. La tragica morte di una di loro, Honma Meiko soprannominata Menma, che in realta’ era l’elemento centrale del gruppo, sconvolge Yadomi Jinta detto Jintan, il loro carismatico leader, il quale in seguito, anche a causa della scomparsa per una malattia della madre, da persona dal carattere sicuro finisce per trasformarsi in un hikikomori di indole titubante. Anni dopo, quando i ragazzi frequentano la scuola media superiore, il fantasma di Menma – dall’aspetto pero’ cresciuto – si presenta a casa di Jintan il quale e’ l’unico a riuscire a vederla. La ragazza gli dice che deve finire di completare qualcosa di lasciato in sospeso, ma non ricorda di cosa si tratti… Jintan per poter dare la pace allo spirito di Menma si trova quindi nella situazione di dover riunire dopo anni i suoi vecchi amici Anaru, Yukiatsu, Tsuruko e Poppo i quali apparentemente sembrano essersi ripresi dalla tragedia. Ma, nel corso degli episodi, si scopre che nessuno escluso – nemmeno l’intelligente Yukiatsu e la fredda Tsuruko, che sembrano quelli piu’ forti e che frequentano una scuola di prestigio, ne lo spensierato Poppo – sono tutti rimasti profondamente sconvolti dalla perdita dell’amica d’infanzia ed hanno gravi problemi psicologici. Molto bello anche il personaggio di Anaru che rappresenta bene la forza e al contempo la fragilita’ delle adolescenti giapponesi non particolarmente brillanti e la loro necessita’ di conformarsi al gruppo per non essere lasciate sole.
Il rivedersi diventa quindi una catarsi collettiva dove verita’ nascoste e sentimenti celati per lungo tempo finiscono lentamente per venire a galla rivelando le complesse relazioni che legavano i vari protagonisti gia’ da bambini. Non tutto e’ semplice come sembrava…
Pregio della serie e’ anche l’abile intreccio di numerosi temi diversi quali il dolore dei genitori per la perdita di un figlio e i problemi della societa’ nipponica, raramente trattati con una simile profondita’ negli anime per un target di ragazzi. Inoltre l’ambientazione in una zona di campagna lontana dalla capitale contribuisce a dare un sapore particolare all’intera vicenda con scene ricche di paesaggi naturali. Molti elementi degli sfondi, come il ponte che si vede anche nell’illustrazione, sono basati su quelli della citta’ di Chichibu abitata da meno di settantamila persone.
Il regista, lo sceneggiatore, l’autore del character designs e lo staff sono gli stessi dell’anime di successo Toradora attualmente trasmesso su Rai 4.