Dai detriti dello spazio alla furia vichinga

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Plan 2Yukimura Makoto e’ uno dei mangaka piu’ interessanti tra quelli delle ultime generazioni (intendendo qui particolarmente quegli autori che hanno oggi tra i trenta e i quarant’anni). Lo e’ in particolar modo in considerazione del fatto che e’ uno dei relativamente pochi mangaka in grado, oltre ad avere un disegno estremamente raffinato e maturo, di scrivere delle storie le quali dal punto di vista della sceneggiatura narrativa raggiungono un altissimo livello, frutto certo anche di un attento e preciso lavoro di ricerca. Non prolifico, avendo al suo attivo solamente tre serie, tuttavia le sue storie hanno goduto di un grande successo sia in patria che all’estero. A cominciare da quel Planetes che rappresenta una delle migliori space opera a fumetti di questi ultimi dieci anni. Pubblicata dal 1999 al 2004 dall’editore Kodansha e tradotta anche in italiano dalla Panini – seppure ora sia, purtroppo, in esaurito – e’ stata successivamente raccolta in quattro volumetti. La qualita’ del suo lavoro e’ provata dal fatto che nel 2002 gli e’ stato conferito il Premio Seiun per la sezione manga.
In Planetes siamo in un prossimo futuro, il 2075, in un epoca in cui i rifiuti nello spazio sono divenuti un problema dal momento che ostacolano le operazioni dei veicoli spaziali. Non ci sono razze aliene, confederazioni o tecnologie particolarmente avanzate. Il pregio dell’opera di Yukimura e’, appunto, quello di creare un futuro possibile dove i lenti progressi nei viaggi spaziali si accompagnano a tutta una serie di questioni sulla terra irrisolte quali il divario tra paesi ricchi e quelli in via di sviluppo (arretrati ulteriormente non avendo accesso alle risorse dello spazio), discriminazione, terrorismo eccetera fornendo una visione di grande respiro estremamente articolata di un prossimo futuro. Inoltre i vari personaggi presentano una psicologia molto articolata, con descriti assai bene punti di forza e debolezze.
I protagonisti principali sono i membri di una ditta che si occupa proprio del recupero dei detriti spaziali. Gli esseri umani ed i mezzi sono disegnati con estrema cura ed e’ evidente come, in particolare, Yukimura si sia documentato a fondo per la realizzazione di quest’ultimi.
PlanDal 2003 al 2004 e’ stata prodotta da Sunrise/Bandai/NHK anche un’ottima serie animata composta di 26 puntate anch’essa molto curata nei dettagli tecnici – da segnalare qui il grande lavoro svolto dallo staff e il notevole conceptual design, setting reseach e SF setting di Ogura Shinya, attualmente al lavoro anche sulla serie animata Sacred Seven – la quale ha goduto anche della collaborazione della JAXA. Non per nulla, pure l’ anime si e’ aggiudicato il Premio Seiun nella categoria media. L’unico altro fumetto cui sia riuscita una simile impresa e’ stato Nausicaa della valle del vento di Miyazaki Hayao.
Tra il manga e l’ anime ci sono varie differenze. Nell’ anime i temi vengono notevolmente ampliati migliorando ancor piu’ le potenzialita’ del fumetto originale. I protagonisti fanno parte della sezione di livello piu’ basso di una grande compagnia. Tale sezione viene chiamata dagli altri con disprezzo “Hanka” (mezza sezione). La storia arriva solo fino alla partenza della missione di esplorazione. Inoltre sono stati aggiunti diversi personaggi.
Alcuni episodi sono davvero da antologia, come quello in cui Fee Carmichael, caparbia tabagista e capitano della nave da recupero DS-12/Toy Box, sventa un attentato terroristico scagliandosi con la sua astronave contro gli avversari infuriata perche’, a causa dei loro attentati, per sicurezza sono state chiuse le poche aree sulle stazioni spaziali dove si puo’ fumare…
Planetes non e’ un prodotto diretto solo agli appassionati di manga e anime, ma godibilissimo da qualsiasi appassionato di fantascienza. Anzi, a ben pensarci, adatto a chiunque.
Visto il successo che la nuova serie di Yukimura Vinland saga ambientata all’epoca dei vichinghi sta attualmente ottenendo in Italia, c’e’ da chiedersi perche’ i volumi di Planetes non siano ristampati…

Immagine 1: copertina del primo volume di Planetes, Yukimura Makoto, Kodansha

Immagine 2: Planetes, anime, Sunrise/Bandai/NHK

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Gli strani casi del professor Munakata

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HosHoshino Yukinobu (1954-) e’ uno di quei mangaka il cui tratto e modo di narrare si avvicina molto a quello del fumetto d’autore europeo. Eccellente disegnatore almeno quanto raffinato narratore, nei suoi lavori si riscontrano sempre profonde tematiche legate all’uomo e al suo rapporto con i propri simili e con la natura che lo circonda. Soprattutto ama i racconti fantascientifici e del mistero con risvolti archeologici come nella magnifica serie di Munakata kyoju (Il professor Munakata) che presenta alcuni punti di contatto con il nostro Martin Mystère e che nel 2008 ha vinto il Japan Media Arts Awards nella sezione manga. Un’altra sua importante opera e’ Yamataika, fumetto storico fantascientifico che nel nel 1992 si e’ aggiudicato la ventitreesima edizione del Premio Seiun.
In Italia e’ forse maggiormente noto per la serie di 2001 Nights edita da Flashbook edizioni.
L’importanza e la qualita’ del lavoro di Hoshino e’ evidenziata dal fatto che proprio in questo periodo, dal 5 novembre 2009 al 3 gennaio 2010, lo stesso British Museum sta dedicando una mostra proprio al personaggio del professor Munakata (quasi in contemporanea con una bella esposizione di statuette dogu, le quali compaiono nelle storie del personaggio creato da Hoshino).

La mostra al British Museum e quella all’Accademia di Belle Arti di Torino (14 gennaio-14 febbraio 2010, con opere esposte rappresentanti un percorso storico che va dalla fine del XVII secolo fino al 2009 e che eccezionalmente presentera’ i lavori di ben sette illustratori e fumettisti giapponesi contemporanei noti internazionalmente), sono le punte d’eccellenza di un riconoscimento europeo dell’illustrazione e del manga giapponese contemporaneo come forma d’arte a tutti gli effetti.

Immagine: copertina del primo volume della raccolta Munakata kyoju denkiko, Hoshino Yukinobu, edito da Ushio Shuppansha, 1996

Il Premio Seiun 2009 ed io

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SF2007Ok, ovvio che non l’ho vinto. Non ero neppure in concorso, hahaha… Pero’, in un certo senso, un pezzetto, un piccolissimo frammento posso anche dire di essermelo aggiudicato…
Scopro oggi con piacere a sorpresa su di un sito spagnolo (e immediatamente l’ho verificato sul sito ufficiale giapponese) che il volume Sekai no SF ga yatte kita !! Nipponkon fairu 2007 curato da Komatsu Sakyo in cui compaiono miei due saggi (vedere questo post per ulteriori informazioni sul libro), ha vinto la scorsa settimana durante la quarantanovesima edizione della Nihon SF Taikai il Premio Seiun nella sezione non-fiction!!
Qui e’ possibile leggere (in giapponese) il discorso tenuto da Tatsumi Takayuki che rappresentava la SFWJ (L’associazione degli scrittori di fantascienza e di fantasy del Giappone) al ritiro del premio.

Beh, in fondo l’importante e’ esserci! (^^)b

Memorie della spesa a Yokohama

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Strano, molto strano. Che un manga a tema fantascientifico tardi ad YKhessere tradotto in italiano parrebbe abbastanza inconsueto.
Vero pero’ che molti manga che hanno fatto la storia del fumetto giapponese (e se ne trovano diversi appartenenti al genere fantastico) dalle nostre parti non si sono mai visti… Chissa perche’. Probabilmente perche’ qui (ma lo stesso si puo’ dire degli USA) si privilegiano storie con combattimenti ripetuti piuttosto che quelle ad ampio respiro e con “effetti distruttivi” ridotti al minimo? Nulla di male, ma variare un po’ ogni tanto non sarebbe male. Anzi, potrebbe rivelarsi inaspettatamente divertente…
Sta di fatto che Yokohama Kaidashi Kiko di Ashinano Hitoshi ha pure vinto nel 2007 la trentottesima edizione del Premio Seiun, decisamente un’eclatante dimostrazione della sua qualita’ nel genere della SF.
Il lavoro di Ashinano e’ pervaso da una serena malinconia. Siamo in un futuro non troppo lontano dove l’innalzamento dei mari dovuto ad un evento non meglio precisato ha fatto si che buona parte delle coste del Giappone – e di altre nazioni – sia stato sommerso. Anche la sicurezza pubblica e’ in un certo grado peggiorata, percio’ i protagonisti girano armati di pistole. Tuttavia niente potrebbe essere piu’ lontano dagli scenari apocalittici cui certa fantascienza ci ha abituati. Niente montagne di muscoli dal taglio punk… D’altra parte, l’atmosfera che si respira e’ quella di una fine dell’umanita’ accettata con serenita’ dagli uomini. Se vogliamo trovare una qualche similitudine, va piuttosto ricercata nel ciclo della Terra Morente di Jack Vance, seppure nel manga non vi siano elementi barocchi e sia invece presente quella quotidianita’ riscontrabile in tanti lavori del fantastico (e non) nipponico. Dialoghi ridotti al minimo e tavole che riescono ad esprimere egregiamente con il loro tratto i sentimenti complessi dei personaggi fanno di Yokohama Kaidashi Kiko un lavoro eccellente.
Interessante pure il fatto che la protagonista sia una donna robot (pero’ dotata di una sensibilita’ sempre piu’ acuta man mano che la storia prosegue) la quale gestisce un piccolo caffe’. Cio’ la pone nella inconsueta posizione di poter assistere al declino degli uomini mentre al contempo lo scorrere del tempo la sfiora apparentemente solo di sfuggita. Un’opera da leggere e che meriterebbe una bella traduzione.
Ne sono stati tratti anche alcuni anime.

Immagine: copertina del decimo volume del manga Yokohama Kaidashi Kiko di Ashinano Hitoshi edito dall’editore Kodansha.