Light novel or not light novel?

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Con un po’ di ritardo rispondo ad un post pubblicato sul blog Strategie Evolutive di Davide Mana. La questione, in breve, era la seguente:

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Il mio grosso problema e’ che, sebbene la categoria “light novel” appartenga esclusivamente al mercato nipponico, io sono praticamente certo che esistano romanzi che per le loro caratteristiche vi entrerebbero di diritto anche nel panorama occidentale – semplicemente, noi le chiamiamo in un altro modo.

Tuttavia, fino a questa sera, non mi veniva in mente neppure un autore “esemplare” della light novel occidentale.
Poi, questa sera, mi sono ricordato di Holly Lisle.
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Dunque, premesso che in realta’ una definizione precisa di light novels non Mvesiste neppure in Giappone (dove il dibattito tra scrittori ed editor sulla questione e’ spesso feroce), esistono persino discrepanze tra la descrizione che ne fornisce wikipedia in inglese e wikipedia in giapponese.
Consideriamo, per iniziare, la definizione formale di base ed osserviamo queste due collane di successo. Una la Mystery YA della Rironsha e l’altra appartenente ai volumi editi dalla GA Bunko. La prima appartiene al genere young adult la seconda a quello delle light novel. Tenete presente che entrambe presentano romanzi per ragazzi a tema fantascientifico, fantastico e giallistico (il mystery soprattutto e’ il cavallo di battaglia della prima).
Notate la differenza? Si’, esatto. Si tratta semplicemente del tono delle copertine! Per essere una light novel la copertina e l’illustrazione debbono essere in stile manga o anime. Ma non solo questo. La componente grafica deve rivestire un’importanza almeno pari a quella del testo scritto. In pratica, le light novels sono il risultato al 50% per cento delle capacita’ dello scrittore ed al 50% di quelle dell’illustratore. Frequentemente il ruolo dell’illustratore, visto il grande numero di fans e’ di tale importanza che per far uscire il libro anche se e’ ormai terminato bisogna aspettare assolutamente che il disegnatore abbia completato la sua opera (avviene spesso nei casi di illustratori molto oberati di lavoro).
RKIl motivo per cui e’ difficile definire come light novel romanzi per giovani di autori non giapponesi e’ proprio questo. Non sono molti i paesi che hanno un sistema di fumetti ed animazioni tanto sviluppati. E pure se li hanno, e’ raro un rapporto tanto complementare ed egualitario tra le due arti. Sicuramente a Taiwan, in Corea od a Hong Kong e’ possibile trovare lavori che entrino di diritto in questo genere. Meno in occidente.
Minerva Wakes non ci rientra per il fatto della copertina con un’illustrazione “decisamente classica” mentre, al limite, potremmo includervi The Ruby Key della stessa autrice. Cosi’, come nel caso italiano, Le cronache del mondo emerso o Gli eroi del crepuscolo (soprattutto quest’ultimo grazie alla collaborazione con Massimiliano Frezzato). Dico al limite perche’ e’ chiaro che comunque in tali romanzi il rapporto illustrazione/testo non e’ minimamente paragonabile a quello che si realizza nelle LN prettamente nipponiche.
Da un altro punto di vista (proprio quello che desta piu’ controversie tra scrittori ed editor) la visione degli autori su cosa debba essere una LN e quella degli editor spesso differisce di parecchio. Molti editor insistono sulla presenza di personaggi dalle particolari caratteristiche e sulla presenza di un certo tipo di scene (come quelle dei combattimenti) mirando ad un format ripetuto. Cio’ irrita parecchi scrittori che trovano assurda e castrante tale visione. Si’ puo’, in effetti, a mio parere parlare di High Light Novels e Low Light Novels, la’ dove le prime (un ottimo esempio ne e’ Il lupo e la spezia di Hasekura Isuna o La malinconia di Suzumiya Haruhi di Tanigawa Nagaru, i lavori di Kumi Saori, Hayami Yuji, della grande Himuro Saeko eccetera) ricercano temi innovativi ed usano un linguaggio raffinato mentre le seconde si basano su temi ripetuti ed hanno stesure piu’ banali. Le due succitate opere italiane andrebbero quindi verosimilmente inserite eventualmente nelle Low Light Novels proprio a causa di una mancanza di originalita’ nelle strutture trattate.

In conclusione, quando si parla di LN conviene tener presente che stiamo considerando una categoria ancora non cristallizzata in una definizione certa e definitiva.

Copertine di Minerva Wakes e The Ruby Key di Holly Lisle.

Fantastico italiano VS fantastico italiano

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puUno scontro tra titani? (magari!). Ok, torniamo seri per un momento. Recentemente alcune riflessioni e discussioni interessanti su questo genere letterario sono apparse nel blog di ALIA evolution, in quello di Davide Mana ed in quello di Massimo Citi (ma pure in altri). Segno che l’argomento viene ritenuto un punto cruciale da molti.
A monte, anche una vicenda personale. Qualche giorno fa un autore di fantastico italiano (e non certo uno sprovveduto) in riferimento ad un evento di lettura pubblica di testi sottolineava come, ad esempio, i racconti degli scrittori italiani di ALIA pur essendo molto interessanti e notevoli risultano complessi per il pubblico medio di questo genere e quindi difficili da proporre (per non parlare di chi ne e’ a digiuno). Da un analogo discorso fatto con Citi e’ emerso un punto similare. In sostanza, per farla breve, pare che in Italia esistano oggi in realta’ almeno due modelli di fantastico. Il primo, che vede ora puntare le grosse case editrici su autori molto giovani e che si rivolge essenzialmente ad un pubblico di adolescenti con un bagaglio di letture piuttosto definito e limitato ad un certo genere, di discreta o buona popolarita’ e che, in altri paesi, potremmo tranquillamente definire letteratura YA (Young Adult) o Light novel (anche se, personalmente, ritengo questo genere nipponico piu’ complesso del fenomeno presente nel panorama italiano) il quale, per la particolarita’ del mercato italiano dove i grossi editori non hanno piu’ vere collane per ragazzi dai tredici ai diciotto anni, finisce per mescolarsi alla letteratura adulta creando una certa confusione. Il secondo invece e’ composto da romanzi e racconti fantastici di autori molto colti (Catani, Vacca, Aldani, Arona, Lanza, Defilippi tanto per fare alcuni nomi) e quindi di piu’ difficile diffusione tra un pubblico di lettori come il nostro poco avvezzo ad un certo tipo di narrativa speculativa e complessa con riferimenti profondi che richiede uno sforzo maggiore (considerando poi che il 60% degli italiani non ha letto un libro nell’ultimo anno e non si possono certo definire lettori forti). Quest’ultimo viene inoltre penalizzato dal fatto che, seppure possa essere ricondotto e sicuramente rientri in quella che viene definita letteratura alta (e’ qui interessante notare come alcuni scrittori e lettori giapponesi che hanno avuto occasione di leggere qualcosa dei suddetti autori considerino tali opere frutto di una letteratura di tipo intellettuale), esistendo nel nostro paese a livello accademico e di critica una diffidenza ed un pregiudizio radicato verso tale genere ritenuto “poco serio”, si trova in una posizione simile a quella tra l’incudine ed il martello. Non esistono infatti qui riconoscimenti come il giapponese Premio Naoki che viene conferito alla letteratura di genere intesa nella sua essenza piu’ ampia e che quindi valorizza anche opere ibride tra i vari filoni ed al limite del “mainstream”. Assurdo ipotizzare che in Italia, per dire, un’opera di SF possa vincere lo Strega od il Campiello. Cosa che invece e’ avvenuto nel paese del Sol Levante con il Premio Akutagawa (il piu’ “mainstream” dei riconoscimenti letterari nipponici). Rimane pertanto apprezzato da un piu’ ristretto gruppo di lettori forti e con un gusto per la letteratura raffinata.
Inoltre, tra il primo ed il secondo modello, si riscontra una certa incapacita’ di dialogo. Quando non ci sia addirittura la percezione di uno scontro generazionale.
Probabilmente buona parte di queste problematiche nascono dal ritardo che ha la letteratura italiana nell’aggiornarsi ed adeguarsi a mutamenti nelle categorie e nei generi che in paesi con editorie forti sono ormai in atto almeno a partire dagli anni novanta. Si’ e’ quindi in una situazione caotica che ingenera atriti ed incomprensioni.
Sta di fatto comunque che forse non dovremmo probabilmente parlare di un unico fantastico italiano, ma di piu’ letterature fantastiche che agiscono in fasce estremamente differenti e ciascuna con proprie particolarita’.

Immagine: La Battaglia di San Romano, Paolo Uccello