Digressione “professionale” 3: grammatiche giapponesi

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GiapgramNuova grammatica di giapponese in italiano pubblicata ad agosto 2010. Ad essere precisi, Giapponese.Corso completo di Marina Speziali edito da Giunti, e’ piuttosto un volume che in 243 pagine racchiude in un unico testo a) frasi per ogni situazione, b) grammatica e sintassi, c) pronuncia, d) dizionario.
Piu’ semplice di altre grammatiche dal momento che si limita ad elencare in un centinaio di pagine le regole grammaticali fondamentali senza dilungarsi in complesse spiegazioni, spesso utili solo a chi si dedichi a studi universitari, il libro, con la sua compattezza ed essenzialita’, e’ ottimo come testo d’appoggio per un primo anno in una scuola di lingua o centro culturale dove sara’ il docente a spiegare nei particolari le varie regole e strutture. Certo, per il medesimo motivo, forse e’ meno valido per chi voglia invece avvicinarsi al giapponese da autodidatta. Il prezzo e’ indubbiamente competitivo; 14,50 euro con incluso anche un CD.

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Shin Joyo kanji, si avvicina il momento…

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ShinjoSi avvia verso la fase finale la nuova revisione dell’elenco dei kanji giapponesi. A marzo saranno infatti disponibili sul sito dell’Agenzia per gli affari culturali le tabelle relative ai nuovi inserimenti e sara’ quindi possibile per i cittadini giapponesi esprimere la loro opinione o eventuali consigli riguardo la selezione effettuata. Il nuovo sistema dovrebbe poi entrare in vigore nel 2010.
Praticamente cosa comporta la revisione in questione?
Saranno eliminati 5 caratteri dagli attuali Joyo kanji, ma ne verra’ pero’ al contempo aumentato il numero di ben 191 caratteri. Si passera’ quindi dagli attuali 1945 ad un totale di 2131. Saranno inoltre modificate alcune letture ufficiali.
Qui e’ possibile visionare in anteprima nuovi 191 kanji (non si tratta pero’ della versione ufficiale, quindi per conoscere le letture on e yomi approvate bisognera’ attendere ancora).

Digressione “professionale” 2: grammatiche giapponesi

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Ogni anno, ad inizio dei corsi, mi si presenta l'”eterno” dilemma della grammatica di lingua giapponese da adottare…
Ed i problemi non sono pochi. Nascono soprattutto da una certa tragica scarsita’ di numero dei volumi scritti in italiano su questa lingua, soprattutto se li confrontiamo con i testi, non dico neppure inglesi, ma anche francesi e tedeschi (lingua in cui addirittura vengono stampate vere e proprie riviste dedicate al Giappone).

GRgiappMa un attimo. Certo tentativi di produrre valide grammatiche italiane ci sono stati. Come non ricordare la Grammatica di giapponese moderno (1989) della Yoko Kubota edita dalla Libreria Editrice Cafoscarina che puo’ vantare il diritto di essere stata una delle piu’ popolari ed apprezzate per parecchi anni. Spesso croce degli studenti a causa della difficolta’ nell’approccio agli schemi grammaticali, confesso che a me piace, anche perche’ e’ una delle poche che affronta in parte l’aspetto del giapponese colloquiale con una interessante lista delle particelle finali.
Notevole era il volume Grammatica della lingua giapponese di Oreste Vaccari e di sua moglie Enko Elisa Vaccari pubblicata nel 1956 e ora purtoppo praticamente dimenticata che ha costituito un lavoro fondamentale decisamente corposo (ben 550 pagine) e che aggiornava il vecchio
Grammatica e vocabolario della lingua giapponese (1939) di Bartolomeo Balbi edito da Hoepli. Oggi decisamente poco utilizzabile a causa delle variazioni avvenute nel frattempo nella lingua giapponese, il testo di Balbi risulta molto interessante per chi voglia approfondire lo studio dell’evoluzione nel tempo della lingua nipponica. Nel 1966 poi si pubblicava a Milano il Corso pratico di lingua giapponese di Mario Scalise (in seguito poi in parte confluito in Grammatica giapponese grammatica essenziale di Mario Scalise e Atsuko Mizuguchi della Vallardi, 1995) preceduti da quelli che sono ancora a tutt’oggi gli unici due dizionari di kanji in lingua italiana (fatto poco noto), ovvero il Dizionario dei kanji volume I e Dizionario dei Kanji volume II di Guglielmo Scalise e Mario Scalise usciti a Milano nel 1962 e che, nonostante alcuni refusi tuttavia di poco conto, raccolgono un totale di circa 1900 kanji.
Insomma, tutto sommato di materiale ne e’ stato pubblicato piu’ di quello che ci si potrebbe aspettare.
Inoltre negli ultimi anni sono state edite alcune altre grammatiche.

Dunque perche’ parlare di dilemma nella scelta di un testo? Le grammatiche precedentemente menzionate erano pensate sostanzialmente per un insegnamento di tipo accademico. Ancora una ventina di anni fa la lingua giapponese in Italia era principalmente insegnata in pochi atenei e in una manciata di centri culturali. Ma in questi decenni la situazione e’ molto cambiata. Anche al di fuori delle universita’ i centri dove si insegna giapponese sono aumentati di numero ed anche l’interesse tra il pubblico per questa lingua. Purtroppo pare che questo punto sia stato dimenticato (o ignorato) da molti studiosi e linguisti. Cio’ spiega perche’ ancora nel 2006 sia uscito un libro come la Grammatica giapponese della Hoepli assai poco adatta a corsi con allievi di diversa eta’ e formazione culturale. Devo dire che l’annuncio della sua uscita mi aveva fato ben sperare ed ho consigliato il testo per due anni. Ma molti allievi si sono lamentati di non riuscire a comprendere le parti scritte in italiano (in effetti decisamente ostico!!!)… E questa mi pare una grossa pecca per una grammatica del ventunesimo secolo. Paragonata a Il cinese per gli italiani del medesimo editore che invece applica un maggiore principio di chiarezza, la delusione e’ stata cocente. Decisamente meglio Il corso di lingua giapponese della Hoepli, seppure si tratti sostanzialmente di libri per le esercitazioni.
Mi ha invece favorevolmente colpito la nuovissima Grammatica pratica di giapponese di Susanna Marino edita da Zanichelli. Estremamente schematica ed essenziale, fornisce pero’ in maniera semplice ed accessibile le chiavi delle strutture grammaticali. Non entrera’ nei particolari, ma senza dubbio credo offra un valido supporto a chi debba insegnare in classi con persone di varia provenienza.

E’ da notare come sia Il corso di lingua giapponese che la Grammatica pratica di giapponese si basino su un’originale edizione estera (per la prima il Japanese for College Students e per la seconda la tedesca Grammatik kurz & bündig Japanisch). Il che ci porta a considerare come una delle basilari differenze tra gli studi sulla lingua giapponese in Italia ed in altri paesi occidentali sia il fatto che altrove si e’ ben consci delle cresciute esigenze di un pubblico generico molto piu’ ampio di quello accademico dando vita a tutta una serie di pubblicazioni fruibili dal grande pubblico ed estremamente vivaci senza tuttavia essere pressapochiste o di scarsa qualita’, con l’ulteriore pregio di essere atte alle piu’ disparate esigenze di insegnamento e contribuire in questo modo attivamente alla diffusione a livello popolare della cultura nipponica.

Digressione “professionale” 1

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gs2005Piccola digressione “professionale”. Mi capita a volte che alcuni allievi chiedano come possono fare per migliorare la loro comprensione e conoscenza della lingua giapponese. Insomma, che sistema utilizzare per allenare l’orecchio pur non avendo magari la possibilita’ di recarsi in Giappone.
Premesso che qualsiasi cosa ascoltata torna utile e che, possibilmente, frequentare dei giapponesi sarebbe il sistema migliore, esiste comunque la possibilita’ di esercitarsi lo stesso.
Molti, soprattutto giovani, vedono parecchi anime. Va bene, bisogna pero’ prestare attenzione ad alcuni punti. I doppiatori giapponesi impiegano frequentemente una parlata che tende ad enfatizzare i personaggi; inoltre i dialoghi ed il modo di parlare e’ spesso distante da quello che capitera’ di dover usare (a meno di trovarsi coinvolti in risse od in battaglie spaziali!). Ad esempio, puo’ rivelarsi deleterio usare tali parlate durante un colloquio di lavoro o in ufficio. Chi ha intenzione di andare a vivere e lavorare in Giappone dovrebbe quindi prestare molta attenzione a questo punto al fine di evitare spiacevoli esperienze. Siccome le battute sono registrate in studio, distinguere le parole risulta inoltre piu’ semplice di quanto non sia in una conversazione reale dove i rumori di sottofondo creano disturbo.
Quanto ai film, possono risultare utili dal momento che propongono una gamma maggiore di situazioni “reali” rispetto agli anime tuttavia, data la lunghezza di un’ora e mezza, due ore, e’ forse piu’ difficile riuscire ad entrare nella narrazione ed inoltre, essendo le battute registrate in presa diretta, e’ difficoltoso distinguerne i suoni.
NcLo strumento ottimale, a mio parere, sono pertanto i dorama. Avendo un estensione variante dalle 9 alle 13 puntate permettono di entrare maggiormente in sintonia con la storia. Sono in presa diretta, ma il suono e’ migliore di quello dei film. Inoltre, essendocene di vario tipo (ve ne sono di ambientati in ditte, in negozio di parrucchieri, in ristoranti eccetera), permettono di avere assaggi di quale livello di parlata/cortesia si deve adottare quando si discute con superiori o colleghi nei luoghi di lavoro. Non ultimo, permettono di rendersi conto di quale sia l’atteggiamento da tenere in certe situazioni. Ovviamente non deve essere preso tutto per oro colato, ma e’ innegabile che i dorama forniscano un buon supporto su cui sviluppare le proprie capacita’ e numerose informazioni pratiche.
Comunque, che si tratti di anime, film o dorama, quando li si utilizza per esercitare la comprensione della lingua sarebbe bene evitare i sottotitoli. L’importante, innanzitutto, e’ cercare di distinguere parole e suoni e poi gradualmente di arrivare a comprendere piu’ frasi possibili.

Le immagini si riferiscono ai DVD-box della seconda stagione del dorama Gokusen del 2005 e del dorama Nodame Cantabile.